Antichi Poderi Jerzu culla del Cannonau, un intero paese dedito alla viticoltura con straordinario attaccamento al proprio territorio
Ogliastra, un anfiteatro naturale di pendii che degradano verso un mare dalle sabbie bianchissime. In questo territorio lontano dalle principali vie di comunicazione e dai grandi flussi turistici sorge il comune di Jerzu in cui, a circa 500 metri di altitudine, ha sede la cantina Antichi Poderi Jerzu che raccoglie e mantiene viva una tradizione di coltivazione della vite plurimillenaria, probabilmente dall’epoca prenuragica, documentata da scritti antichi tra cui un atto notarle del 1130 in cui si menzionano le vigne di Jerzu. L’Ogliastra, rappresenta la sottozona più importante per la produzione del Cannonau di Sardegna, nonché una delle tre sottozone di elezione della Doc, arrivando al 30% della produzione complessiva dell’intera isola. Jerzu, in particolare, con i suoi terreni da disfacimento granitico caratterizzati da rocce rosse ricche di ferro, è considerata la culla del Cannonau, una delle zone più storiche ed espressive, ed è stata la prima sottozona riconosciuta a poter riportare il nome in etichetta.
Antichi Poderi Jerzu non una semplice cantina sociale
Antichi Poderi Jerzu, è una cantina sociale nata nel 1950 da un’iniziativa di Josto Miglior, medico condotto del paese e proprietario di un podere, attento non solo alla salvaguardia del territorio e della sua vocazione vitivinicola, ma anche agli aspetti economici e commerciali. In una realtà come quella di Jerzu, caratterizzata da una miriade di piccoli proprietari, spesso con meno di un ettaro di vigna, distribuiti su un territorio ampio, con altitudini che vanno dai 100 agli 800 metri e distanze tra i vigneti che possono arrivare fino a 60 km, “S’unione faghet sa forza” ovvero l’unione fa la forza. Josto Miglior aveva capito che solo unendosi avrebbero potuto porsi in modo vincente sul mercato opponendosi alle logiche al continuo ribasso imposte dai commercianti che acquistavano le uve dai singoli ponendoli in competizione tra loro. Dal momento della costituzione della cooperativa, tuttavia, passarono ben nove anni prima del primo conferimento delle uve dai primi 18 soci e per circa un decennio venne prodotto solo vino da commercializzare come sfuso principalmente in Francia e Toscana. Nel 1970, sempre grazie alla spinta Di Josto Miglior, partì l’imbottigliamento dei vini e la loro commercializzazione.
Per Jerzu la zonazione, iniziata intorno al 2000 e terminata nel 2007, con il contributo dell’Agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura della Sardegna Laore e del Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano, segna un momento importante per l’individuazione e la divisione della superficie vitata in nove macro-zone con peculiarità distintive.
Il paese conta circa 3000 abitanti, la cooperativa raccoglie 408 soci, si può dire che tutte le famiglie sono coinvolte nella viticoltura. Antichi Poderi Jerzu può essere considerata una comunità nella comunità il cui fulcro è l’enologo Franco Bernabei, affiancato dal tecnico di cantina Nicolò Miglior (pronipote di Josto Miglior), entrambi promuovono un interscambio diretto e sistematico con i soci viticoltori.
Antichi Poderi Jerzu e la sostenibilità
Fin dalla sua fondazione, uno degli obiettivi principali di Antichi Poderi Jerzu è stato la sostenibilità, intesa come filosofia di integrazione tra l’essere umano e la natura, volta all’esaltazione del patrimonio ambientale, al sostegno del tessuto economico e della socialità. Una sostenibilità che si declina, sostanzialmente, in tre aspetti:
- Sostenibilità ambientale: attuare una coltivazione che garantisca il più basso impatto possibile sull’ambiente, che preservi le risorse naturali (acqua, terra e biodiversità), che riduca l’uso di pesticidi e che sfugga allo sfruttamento intensivo. Per perseguire l’obiettivo di studiare a fondo l’ambiente attraverso terreni, acque, venti, flora e fauna. Per preservarlo e conservarlo, è stato costituito il Gruppo operativo chiamato CSVitiS (Competitività e Sostenibilità di un Sistema Vitivinicolo in Sardegna), che ha come capofila proprio Antichi Poderi Jerzu insieme ad altri partner. L’obiettivo è quello di creare un nuovo modello di governance della produzione del vino sostenibile, che garantisca da un lato una produzione sana e sicura e dall’altro un vino di provata qualità e redditività.
- Sostenibilità economica: retribuzione appagante delle uve. Anche se la gran parte delle famiglie, possedendo appezzamenti molto piccoli, non ha come unica fonte di reddito la coltivazione della vite, è fondamentale che il pagamento delle uve sia tale da trasformare un’economia di sussistenza in un’economia produttiva, motivando gli abitanti a restare nel territorio, prendersene cura e valorizzarlo. Il Direttore Commerciale Franco Usai definisce Antichi Poderi Jerzu come “un avamposto di resistenza economica. Calamita di attrazione territoriale e argine contro lo spopolamento del nostro territorio”.
- Sostenibilità sociale: il vino e le attività ad esso collegate rappresentano il senso stesso della comunità di Jerzu, che si impegna ad elevarlo ad ambasciatore del territorio, rendendolo un mezzo per comunicare: i valori, della “grande famiglia” di Antichi Poderi Jerzu che vive questa terra con grande orgoglio e dedizione. Il vino diventa, così, uno strumento per approfondire la conoscenza di questo straordinario territorio. In quest’ottica rientra la zonazione, che ha suddiviso i 500 ettari vitati in 9 macro-zone, identificate in base all’omogeneità pedoclimatica, in modo da poter individuare le caratterizzazioni dell’uva e del vino che meglio si adatta a quel terroir.
Josto Miglior il vino simbolo in verticale
All’Enoluogo di Milano Antichi Poderi Jerzu ha organizzato una degustazione riservata alla stampa specializzata, con la presenza del responsabile commerciale Roberto Vargiu che, insieme ad Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, ha condotto i presenti in un viaggio indietro nel tempo attraverso la verticale della del Jerzu Riserva Josto MigliorCannonau di Sardegna D.O.C..
«Riserva Josto Miglior, che porta il nome del fondatore – afferma Roberto Vargiu – è il vino emblematico della cantina e racchiude in se tutti i sapori e i saperi della nostra terra. Josto Miglior non è un cru, ma una selezione delle uve migliori di ogni annata, questo può comportare piccole variazioni nelle provenienze che vanno a caratterizzare ulteriormente ogni singola annata. Nato alla fine degli anni ’90 con l’intento di essere la massima espressione migliore della cantina, rispecchia la tendenza dell’epoca, che guardava alla Francia come stile di riferimento, in particolare all’utilizzo della barrique per l’affinamento.»
«La barrique – sottolinea in un inciso Alessandro Torcoli – oggi viene spesso guardata con sospetto, ma, per alcuni vitigni, come il Cannonau, usata con maestria come in questo caso, ha una funzione molto importante in quanto favorisce la polimerizzazione, l’ossigenazione, trasformazioni e arricchimento del corredo aromatico». Alcune aziende, per adeguarsi alle recenti richieste del mercato, hanno sostituito questo recipiente di vinificazione modificando radicalmente i loro vini. Antichi Poderi Jerzu, negli anni, ha apportato piccoli cambiamenti alleggerendo leggermente l’apporto aromatico del legno, ma è rimasto fedele al suo stile, senza snaturarlo.
La verticale ha evidenziato la capacità di dare un’espressione unica ad ogni singolo millesimo, pur mantenendo un filo conduttore identitario. Un vino che unisce sapientemente classicità in stile francese con un DNA tipicamente sardo.
Il 2003 è un anno rimasto impresso nella memoria per la prima grande ondata di calore, prime avvisaglie degli effetti del cambiamento climatico. Ciononostante, la gradazione alcolica è rimasta contenuta a 13,69 vol. Di colore granato fitto, ancora luminoso, presenta profumi terziari di tabacco, sottobosco, pellame e tocchi balsamici, che si alternano a note fruttate evidenti, susina nera essiccata, confettura di frutti di bosco, ciliegia sotto spirito, specchio del calore estivo. Freschezza ben presente e tannino vigoroso sottolineano come il vino non sia ancora arrivato all’apice, ma stia evolvendo lentamente, promettendo di mantenersi appagante per ancora diversi anni.
Negli anni successivi il clima è cambiato non solo con i picchi di calore estivi, ma durante tutte le stagioni con conseguente variazione nella vita vegetativa della vite, questo ha portato a un graduale innalzamento del titolo alcolometrico volumico.
Nell’annata 2008, caratterizzata da piovosità primaverile seguita da estate calda, il frutto rosso fresco, ben presente anche a livello gustativo, prevale ancora sui sentori terziari, le note balsamiche e di erbe aromatiche e mediterranee tipiche dei vini di Jerzu sono più evidenti rispetto ad altre annate degustate.
L’annata 2010, più calda e secca rispetto alla 2008, presenta un frutto più maturo, uva passa, cioccolato, rosmarino, mirto; il sorso è succoso, concentrato, più avvolgente, con tannino morbido. Interessante mettere a confronto due annate vicine che esprimono chiaramente un diverso andamento climatico pur mantenendo il filo conduttore del frutto rosso e della mediterraneità: più austera ed elegante la 2008, potente ed opulenta la 2010.
Il 2017 è stato l’anno più caldo di sempre, con andamento climatico molto disomogeneo anche all’interno del territorio di Jerzu. A livello olfattivo presenta una fresca balsamicità mentolata accompagnata da note terrose, di radice e liquirizia, la parte fruttata si esprime in composta di fragole e scorza d’arancia. L’annata calda si avverte maggiormente a livello gustativo con una concentrazione masticabile.
Frutto di un’annata ad andamento climatico variabile, il 2019 presenta ancora molto evidenti i caratteri dati dall’affinamento in legno con una sfumatura leggermente canforata. Esprime tutta la sua gioventù con note di frutta rossa fresca, iodate, date dalla vicinanza del mare, e di erbe mediterranee. Si percepisce in embrione l’espressività che acquisterà nel tempo.
L’annata 2021 è quella attualmente in commercio. Il colore più leggero, meno fitto, rispetto ai precedenti, frutto di un’annata climaticamente equilibrata e non di un cambiamento stilistico. Il profumo intenso e succoso ricorda i frutti di bosco con gelato alla vaniglia, nuances di rosa e viola, note balsamiche e di erbe aromatiche declinate sulla freschezza, precursori di quelle percepite nei vini più evoluti. La dolcezza del frutto crea un piacevole contrasto con la spigolosità del tannino. Freschezza e sapidità marina invitano a un altro sorso. Elegante e verticale, godibile da subito nella sua gioventù, fa presagire un’evoluzione molto interessante.
Cannonau di Sardegna D.O.C. Jerzu Riserva Baccu S’Alinu e Baccu Is Baus sono due cru individuati durante le ricerche effettuate per la zonazione. Due vigne che rappresentano l’espressione massima del territorio.
Baccu S’Alinu 2019 nasce su terreni di origine scistosa ad oltre 600 m. di altitudine. Verticale, rigoroso, composto, si esprime prevalentemente con note di frutta rossa e agrumate.
Baccu Is Baus 2020 è prodotto da terreni sabbioso-granitici rivolti verso il mare, a 500 m di altitudine. Più aperto, orizzontale, generoso, è caratterizzato da salinità marina e declinato su sentori di erbe mediterranee.
Cannonau di Sardegna D.O.C. Jerzu Cinquesse 2021, dedicato a Maria Lai, artista locale nota soprattutto per le sue opere tessili, realizzato in collaborazione con l’omonima fondazione. Il nome deriva proprio da un’opera d’arte di Maria Lai. Le cinque S rappresentano le iniziali dei cinque elementi che l’artista riteneva fondamentali in viticoltura: Sasso, Solco, Sole, Scure, Sale. Da vigneti selezionati d’alta collina, affinato in tonneaux per sei mesi, è caratterizzato da trama elegante, setosa, ricco di frutta rossa dolce e arancia candita. Si prospetta per questo vino una grande evoluzione.







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