Lupicaia storia di un vino

Sulle dolci colline dell’Alta Maremma troviamo l’imponente struttura di Castello del Terriccio che rappresenta oggi una delle maggiori proprietà agricole della Toscana: circa 1500 ettari complessivi, dei quali 65 a vigneto e 40 a uliveto.

Dalla terrazza della Tenuta la vista si perde su vedute di rara bellezza fino a giungere al mare e, nei giorni limpidi, si possono vedere le quattro isole dell’arcipelago toscano. I ruderi del Castello, di epoca medioevale che dà il nome alla Tenuta, si trovano sul colle più alto immersi nel bosco. Si dice che durante degli scavi venne ritrovato un fregio rappresentante un sole infuocato, di epoca etrusca, sul cui modello si ispira il celebre astro rosso a otto raggi che sigilla le etichette della Tenuta. Oltre ai vigneti e agli uliveti la proprietà comprende un importante allevamento Bovino allo stato brado di razza Limousine.

Castello del Terriccio

Castello del Terriccio ha una storia millenaria è al Medioevo che ci riportano le rovine del castello di Doglia, detto del Terriccio. Nella prima metà del ‘900 la Tenuta viene acquistata dai Conti Serafini Ferri, famiglia di appartenenza dell’attuale proprietario. Fino agli anni Settanta la Tenuta era conosciuta prevalentemente per l’attività cerealicola, ma nel tempo è stata la produzione di vini pregiati a dar lustro all’Azienda.

Oggi la proprietà è passata a Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana, unico nipote del cavalier Gian Annibale. Discendente da nobili famiglie con ampi possedimenti terrieri nel Paese che risalgono ai secoli passati, Vittorio Piozzo di Rosignano ha lasciato alle spalle i suoi trascorsi in finanza per dedicarsi alla gestione delle attività agricole di famiglia e ora alla conduzione in prima persona di Castello del Terriccio.

Vittorio Piozzo barriques

La nuova era di Castello del Terriccio inizia nel 1975 quando Gian Annibale Rossi di Medelana eredita da un suo prozio Serafini Ferri questa immensa azienda. Da subito nota che il Sangiovese qui non riesce a esprimersi al meglio e la mezzadria, che da sempre aveva caratterizzato questa enorme tenuta, con ben 63 famiglie, non aveva più ragion d’essere. Inizia un processo di cambiamento: non più solo coltivazione di cereali, ma anche un allevamento di Limousine e cavalli, olivicoltura, intensificazione della viticoltura con nuovi vigneti e boschi di eucalipto che, oltre a fungere da frangivento caratterizzano i vini della Tenuta.

I vitigni scelti sono quelli internazionali: Chardonnay nel 1988 e Sauvignon Blanc nel 1989, seguono poi Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, che hanno trovato una particolare espressione in questo terroir. Nei primi anni Novanta sono stati introdotti anche Syrah e Petit Verdot, al fine di ampliare la piattaforma ampelografica.

Nel 1993 nasce Lupicaia, punta di diamante della Tenuta, che rivela da subito la sua dirompente classe di campione. Le uve destinate a questo grande rosso provengono dal Vigneto Lupicaia, ubicato nella parte più vocata dell’azienda e delimitato da filari di eucalipti. Lupicaia deve il suo nome a un toponimo locale che trae origine dall’omonimo ruscello dove anticamente si avvistavano i lupi. I terreni sono ricchi di minerali ferrosi con presenza di pietre e fossili. Affacciati sul mare Mediterraneo beneficiano di un riflesso del sole unico, di una brezza moderata dalla costa e l’abbondanza di luce solare promuove una perfetta maturazione. Lupicaia, da sempre, è composto prevalentemente da una base di Cabernet Sauvignon, ma nel corso degli anni il suo uvaggio è leggermente cambiato. Infatti, fino al 1995 l’uvaggio era composto da Cabernet Sauvignon 90% e Merlot 10%, e per l’affinamento venivano usate le barrique, nel 2004 è stato aggiunto un 5% di Petit Verdot. La selezione dei migliori grappoli è manuale, l’affinamento avviene separatamente in tonneaux d’Allier per 22 mesi circa, a cui segue l’assemblaggio e un ulteriore periodo di riposo in bottiglia. Viene prodotto in 30.000 bottiglie l’anno.

Castello del Terriccio vini

Cambio di stile: note di degustazione

Lupicaia 2004, un’annata classica sotto l’aspetto climatico. Cabernet Sauvignon 85%, Merlot 10%, Petit Verdot 5% e un affinamento di 18 mesi in barrique d’Allier. Nel calice si presenta di un bel rosso granato vivo, nel bicchiere si muove lento e suadente. Al naso si apre con note di piccoli frutti di rovo, mirtillo e mora, per poi passare alle note terziarie di tabacco, cacao, cioccolato, grafite, eucalipto, lentisco, boisè e tocchi ferrosi e balsamici. In bocca è caldo, avvolgente, glicerico, con tannini eleganti e dolci, sapido e dotato ancora di una discreta freschezza.

Lupicaia 2016, la 2016 è stata sicuramente una delle annate più regolari dell’ultimo decennio. Una primavera tendenzialmente fresca che ha rallentato lo sviluppo dei grappoli che poi hanno beneficiato dell’estate calda ma non torrida, con escursioni termiche importanti. Un blend di Cabernet Sauvignon 85%, Merlot 10%, Petit Verdot 5%, nel calice si presenta di un rosso rubino luminoso con una bella massa colorante. Il bouquet è giocato su note di piccoli frutti di rovo a bacca nera, cassis e açai, seguono poi le note di eucalipto, lentisco, mirto, un tocco di chinotto ed elicriso. Il secondo naso rivela tutta la sua anima speziata pepe rosa, cardamomo, anice, nepitella e liquirizia dolce. In bocca si ritrovano le note fruttate calde e succose, un tannino fitto, elegante e scalpitante con una freschezza che quasi non ti aspetti da un vino rosso. Un vino agile che si sviluppa verticalmente, una piacevolezza di beva che, nonostante la sua gioventù, riesce a conquistare sia i palati più esperti sia quelli dei semplici appassionati. Un vino che sa ammaliare fin dalla sua gioventù, ma che saprà regalare forti emozioni se lo si saprà aspettare. Perfetto in abbinamento con nobili tagli di carne, ma anche con dei semplici formaggi e salumi, perché sulla tavola sarà sempre lui l’indiscusso protagonista.

Castello del Terriccio

Lupicaia 2017, anteprima, un calice rosso rubino con luminosi riflessi porpora. Ancora un infante introverso e affascinate coi suoi peccati di gioventù. Il naso è fresco ed intrigante, giocato sui piccoli frutti di bosco a cui si uniscono tocchi speziati, chiodi di garofano, pepe bianco, liquirizia e un tocco verde e balsamico. Il sorso è granitico, seppur caldo e minerale, fresco e teso. Un vino che necessita di qualche anno per esprimersi al meglio.

Nel 2023 Lupicaia festeggerà i suoi trent’anni, un traguardo importante per Castello del Terriccio un’Azienda secolare che ha firmato i suoi successi sotto l’emblema del sole a 8 raggi.

Lupicaia 2016
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