“È una città vigneto, una compenetrazione di vigne e case” così Mario Soldati parla del Carema, piccolo comune in provincia di Torino, che si presenta come un meraviglioso anfiteatro naturale di origine glaciale al confine con la Valle d’Aosta. In epoca romana costituiva già un importante punto di passaggio sulla Via delle Gallie e il suo nome deriva da Ad Cameram che significa dogana.
In questo territorio, su versanti scoscesi, si coltiva eroicamente la vite, prevalentemente Nebbiolo, in piccolissimi appezzamenti terrazzati sorretti da muri a secco. La forma di allevamento utilizzata è la pergola tradizionale caremese, con struttura a riquadri in travi di legno sorretta dai tradizionali pilun, “colonne di pietra inghirlandate di vigna” così le descrive Mario Soldati in «Vino al Vino»
Queste pergole, che si estendono coprendo strade, mulattiere, dove il filare sarebbe impensabile, hanno una forma unica nel suo genere e conferiscono fascino e un aspetto particolare al territorio. Strutture in legno a riquadri, su cui la vite, che lignifica diversamente rispetto all’allevamento a filare, corre per diversi metri quadrati intrecciando i rami, le une con le altre, quasi in un abbraccio. I pilun e i muretti in pietra, oltre a sorreggere, svolgono un’importante funzione termoregolatrice. Assorbono, infatti, il calore del sole, durante il giorno, per concentrarlo e rilasciarlo, poi, nelle ore più fredde per aiutare le uve a giungere a piena maturazione in un terroir già caratterizzato da importanti escursioni termiche. Negli impianti più moderni, a volte, vengono sostituiti da travi in cemento più leggere, che svolgono la medesimaà funzione. Accanto alla vite vengono coltivati i salici, i cui rami flessibili sono perfetti per legare i tralci alla struttura. In questo territorio, non solo si osserva una micro-parcellizzazione, ma anche microzonazione con terreni, anche adiacenti, completamente diversi per composizione.
La varietà di Nebbiolo più coltivata è il Picoutener, o Picotendro, accanto a questa in autunno si osserva un foliage più rosso, regalato dal Neretti, uve autoctono locali, storicamente aggiunte al classici blend base Nebbiolo, circa 20-25%, per dare colore e rotondità ai vini.
Il terroir del Carema, povero di argilla, regala prodotti dal colore più scarico, ma al contempo più verticali, dal tannino più gentile, rispetto a quelli delle Langhe, e con una tipica speziatura pepata più marcata.
Cantina di Carema, una cooperativa nata per preservare e tutelare un territorio vitivinicolo unico al mondo
Per preservare questo territorio unico, che rischiava di andar perso per abbandono, nel 1960 un gruppo di 10 viticoltori residenti hanno dato vita a La Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema . Un territorio in cui il bosco stava prendendo il sopravvento, e l’unico modo per preservarlo, e al contempo per salvaguardarlo, era unire le forze in una cooperativa che si occupasse di produrre, affinare, tutelare e commercializzare il vino di questa zona. Fino al 1984, la cantina si era limitata a raccogliere solo il vino prodotto dai soci, senza tener conto delle uve. Questo non era “sufficiente” quindi nel 1984 si è deciso di costruire una cantina per vinificazione; la vendemmia del 1985, la prima vinificata, ha segnato l’anno della svolta.
La nascita della DOC Carema è del 1967, successiva alla fondazione La Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema. Attualmente la cooperativa conta 101 soci, di cui 65 conferitori, in rappresentanza di una decina di famiglie, che coltivano in totale 15 ettari dei 25 complessivi della denominazione.
Dal 2014 questo territorio è divenuto presidio Slow Food e dal 2024 è stato iscritto al registro nazionale dei paesaggi rurali storici e delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali, primo in Piemonte ad aver ottenuto questo riconoscimento. La produzione totale di Cantina di Carema è circa 50.000 bottiglie di Carema DOC, 60/65.000 se si includono le altre tipologie.
Tutte le lavorazioni in vigna vengono fatte a livello familiare, raramente intervengono lavoratori esterni salariati. La vendemmia è manuale, i grappoli raccolti vengono sottoposti a una rigida selezione da una squadra dall’occhio esperto che li suddivide: la prima scelta viene destinata alla produzione di vini DOC, gli altri verranno usati per i vini da pasto o i bag in box.
I vini in degustazione
Lunaneuva Spumante Metodo Classico Brut Rosè, 100% Nebbiolo vendemmiato con 15-20 giorni di anticipo rispetto alla raccolta delle uve per i rossi, dalle stesse vigne. Questa vendemmia assume anche funzione di ulteriore diradamento dei grappoli. Prodotto in circa 4000 bottiglie, dopo una breve macerazione e pressatura soffice, sosta sui lieviti per 3 anni. Dal colore rosa tenue si esprime in note di piccoli frutti rossi, agrumi sia dolci come mandarino e bergamotto, sia amarognole di pompelmo che si ritrovano a livello gustativo. L’acidità tipica del Nebbiolo e la sapidità del terreno sono accentuate dall’assenza di dosaggio, piacevolmente equilibrate dagli aromi di arancia e clementina che si aprono lentamente nel calice.
Tournet rosato da uve 80% Nebbiolo 20% Neretti, vinificato solo in acciaio. Al naso è dolce di rosa, kumquat, succo d’arancia, caramella di lampone con un tocco cipriato. Al sorso entra morbido e si dispiega in tutta la sua piacevolezza.
Carema DOC 2022 100% Nebbiolo da tutto l’areale di Carema. Prodotto in circa 35.000 bottiglie, dopo 12-15 giorni di macerazione affina 12 mesi in botte grande di rovere francese. Aromi dolci di piccoli frutti di bosco e arancia rossa con un pizzico di cannella che si ritrova nel finale del sorso caratterizzato da tannino ben presente, ma non aggressivo.
Carema DOC 2021, frutto di un’annata più classica e fresca rispetto al precedente. Ripropone lo stesso tema fruttato speziato con maggiore complessità aromatica, e succosità. La struttura meno importante lo rende piacevole anche bevuto più fresco in estate.
Carema Riserva DOC 2021, dalle uve dei vigneti meglio esposti e più in quota. Dopo una macerazione protratta fino a 30-40 giorni, riposa 2 anni in botte grande di rovere francese. Presenta caratteri di gioventù che si iniziano ad esprimere in frutto rosso e speziatura di pepe.
Carema Riserva DOC 2020, un anno in più di bottiglia gli conferisce maggiore ricchezza di frutto e pienezza di bocca arricchito di leggera balsamicità di ginepro. Il sorso molto lungo e completo nella sua aromaticità rivela un tannino ancora nervoso sebbene ben integrato.
Carema DOC “Selezione” 2020, prodotto in circa 3000 bottiglie, finora solo in 4 annate: 2015, 2016, 2018 e 2020. Ogni anno vengono selezionate le vigne migliori in base all’andamento stagionale. Affina 20 mesi in tonneaux e/o barrique non di primo passaggio. Il suo bouquet è complesso con note floreali di rosa, violetta, fruttate mature, speziate con leggero smalto.
Carema DOC Riserva 2016, i quattro anni in più aggiungono note scure di gelso e cacao, maggiore l’avvolgenza gustativa.
Carema Riserva DOC 2011, profilo aromatico evoluto con violetta candita, tamarindo, chinotto, prugna fresca ed essiccata, scorza di arancia candita, cipria, grafite, ha piacevole finale di bocca fruttato ancora integro e succoso.
Carema DOC Riserva 2022 da botte esprime già molto il suo carattere, una delle annate migliori con sanità perfetta e maturazione ottimale delle uve, frutto, acidità non invasiva, struttura, sapidità, finale leggermente piccante di pepe.
Carema DOC Riserva 2023 da botte, meno struttura, esuberanza di frutto, tannino già maturo, non aggressivo pur essendo giovanissimo ed ancora da evolvere.
Cantina di Carema invita a scoprire che in Piemonte, oltre alla Langa, esistono Nebbioli diversi prodotti in paesaggi unici al mondo.






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