Pinot Bianco Bottega Vinai e Schiava Cum Vineis Sclavis, protagonisti di questa calda estate 2026
Il mercato del vino evolve verso nuovi trend di consumo, che privilegiano freschezza, identità territoriale e gradazioni moderate. È un’evoluzione del gusto che premia la bevibilità e l’autenticità varietale, aprendo nuovi spazi a vitigni che Cavit ha saputo reinterpretare in chiave moderna e rispettosa del territorio.
Cavit pone al centro della propria proposta due etichette che parlano direttamente a questa tendenza: il Pinot Bianco Bottega Vinai, frutto di un articolato progetto di ricerca agronomica su terroir selezionati del Trentino, e la Schiava Cum Vineis Sclavis, vitigno autoctono che torna alla sua forma più autentica attraverso la vinificazione in rosso della tradizione. Due vini diversi per carattere, uniti da una stessa idea: la riscoperta come evoluzione.
Pinot Bianco Bottega Vinai: la ricerca di freschezza: Il valore di questa nuova etichetta, Pinot Bianco Bottega Vinai, risiede nel metodo con cui è nata: un percorso di ricerca profondo, durato quattro anni. Due zone climaticamente distinte sono state analizzate separatamente vendemmia dopo vendemmia, e la decisione di imbottigliare è stata sospesa fino a quando la qualità non è stata pienamente garantita.
Con il supporto del Sistema PICA, il team agronomico Cavit ha individuato una selezione di vigneti in due aree, quella dell’Alto Garda e quella della Vallagarina occidentale, dove si riscontrano condizioni pedoclimati che ideali per la coltivazione di questo vitigno esigente e delicato.
“Il Pinot Bianco non è un vitigno ubiquitario. Richiede climi ventilati e una buona escursione termica. Nell’Alto Garda l’influenza del lago garantisce una maturazione dolce e aromatica, nella Vallagarina occidentale, oltre i 400 metri, i terreni offrono più struttura e freschezza acida. Sono climi molto diversi pur essendo geograficamente vicini, e dalla combinazione delle due zone nasce la complessità del vino” – commenta Andrea Faustini, Responsabile del team agronomico ed enologico Cavit.
Il vino si distingue per una precisa scelta stilistica: valorizzare delicatezza, finezza di profumi e freschezza, caratteristiche varietali esaltate dall’affinamento esclusivo in acciaio. Si differenzia dai Pinot Bianchi di Alto Adige e Friuli, tendenzialmente più maturi e strutturati per gli affinamenti in legno, e si rivolge a un consumatore curioso di ritrovare, in un vitigno di nicchia, lo stile fresco e profumato dei vini trentini.”Abbiamo scelto di non usare legno, per preservare la freschezza che è il tratto più autentico di questo vitigno. Il risultato è un vino dal colore giallo lucente con sfumature verdoline, con note di mela verde e fiori bianchi, secco e persistente. Qualcosa di diverso dagli altri bianchi della gamma, e diverso anche da ciò che il mercato già conosce del Pinot Bianco” – commenta Fabrizio Marinconz, Enologo Cavit.
Schiava Cum Vineis Sclavis: riscoperta di un autoctono. Dall’80% all’1,8%: questo è il percorso della Schiava nella viticoltura trentina nel giro di mezzo secolo. Un vitigno autoctono che ha ceduto progressivamente spazio a varietà più redditizie, fino a diventare una presenza residuale. Eppure, possiede caratteristiche che parlano direttamente ai nuovi linguaggi del consumo: gradazione naturalmente moderata (12% vol), freschezza, leggerezza, bevibilità immediata.
“La Schiava cresce bene solo nelle zone di grande vocazione viticola. Le nostre selezioni vengono da vigneti collinari con ottima esposizione, tendenzialmente vecchi, perché nessuno oggi ripianta Schiava. È lì che questo patrimonio storico può esprimere tutta la sua modernità” – prosegue Faustini.
Con il progetto Cum Vineis Sclavis Cavit è tornata alla classica vinificazione in rosso della tradizione trentina, valorizzando vigne vecchie selezionate in zone collinari di alta vocazione. Il nome del vino richiama le origini: cum vineis sclavis era l’espressione latina con cui si descriveva la forma di allevamento medievale a filare, dove la vite veniva legata a un supporto fisso per condizionarne lo sviluppo.
“Siamo tornati alla vinificazione in rosso della tradizione, ottenendo un vino leggero e versatile, capace di anticipare i trend del bere contemporaneo con un’anima antica e una lettura moderna. Il risultato è un vino centrato: rubino brillante, profumi fragranti di ciliegia e lampone, gusto secco con un sottofondo di mandorla” – conclude Marinconz.
Il modello Cavit
Cavit riunisce 11 cantine sociali e oltre 5.250 viticoltori, presidiando oltre il 60% della superficie vitata trentina. La dimensione contenuta delle superfici di ogni socio, in media 1,2 ettari, consente una gestione attenta e parcellare, dove la scala cooperativa garantisce selezione e un alto livello qualitativo costante anche nelle annate più complesse. È questo equilibrio tra cura artigianale e ampiezza del bacino viticolo che rende possibile la qualità accessibile: vini che assicurano un rapporto valore-prezzo competitivo e che dimostrano come qualità non significhi necessariamente costo elevato.
Al centro di questo modello c’è la costante sinergia tra la sensibilità del team tecnico e un lavoro continuo di ricerca e sviluppo. Lo strumento d’avanguardia che supporta questa visione è il sistema PICA (Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola), un vero GPS dell’identità che mappa ogni vigneto e orienta le scelte agronomiche con precisione ettaro per ettaro, garantendo freschezza e identità costanti vendemmia dopo vendemmia. Le collaborazioni con Fondazione Edmund Mach e Fondazione Bruno Kessler estendono questa ricerca verso l’intelligenza artificiale per il monitoraggio dei vigneti e gli studi sulla biodiversità degli ecosistemi viticoli. È questo connubio tra avanguardia tecnologica e sapienza enologica, spesso invisibile, che sta alla base dei due vini protagonisti di questa calda estate.
“Le etichette che presentiamo quest’anno nascono da un metodo preciso: ascoltare il territorio, selezionare con rigore e restituire quella qualità a un pubblico il più ampio possibile” – conclude Enrico Zanoni, Direttore Generale di Cavit. “È questo che intendiamo per qualità accessibile: la capacità di generare valore con coerenza e continuità in ogni fascia di mercato, superando la logica dell’esclusività per rendere l’eccellenza una scelta quotidiana e condivisa.
Perché per noi il vino non è un semplice prodotto, ma è, prima di tutto, cultura e valore che unisce il territorio al mondo”.



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