Ci sono storie che attraversano il tempo e i paesaggi, unite da una visione comune. È il caso di Pietraserena e Rosadimaggio, le due realtà vitivinicole della famiglia Arrigoni che da oltre un secolo custodiscono e interpretano alcuni tra i contesti più iconici d’Italia: le colline di San Gimignano e i terrazzamenti delle Cinque Terre. Due territori straordinari, dove il vino diventa espressione autentica della storia, della cultura e del lavoro dell’uomo.

«Siamo cresciuti tra vigne molto diverse tra loro, ma accomunate dalla stessa capacità di raccontare il paesaggio da cui nascono. A San Gimignano come nelle Cinque Terre il nostro obiettivo è sempre stato quello di custodire l’identità di questi contesti, interpretandola con sensibilità contemporanea e nel pieno rispetto della loro storia», raccontano Andrea e Sara Arrigoni, oggi alla guida delle aziende di famiglia.

Una storia che affonda le proprie radici nel 1913 e che continua oggi attraverso una viticoltura profondamente legata ai territori, alle persone e alla capacità del vino di farsi interprete del paesaggio. Andrea e Sara rappresentano la nuova generazione e seguono direttamente gli aspetti agronomici ed enologici delle due realtà, garantendo continuità tra vigneto e cantina, tradizione e innovazione.

Alle loro spalle c’è il lavoro della generazione che ha consolidato il percorso familiare. Riccardo Arrigoni e la moglie Milena hanno trasmesso ai figli non soltanto la passione per il vino, ma una visione fondata sul rispetto delle terre, sulla cura del dettaglio e sulla consapevolezza che ogni vigneto custodisca una storia unica. Interprete della tradizione e anima creativa delle aziende, Riccardo ha saputo raccogliere l’eredità ricevuta e trasformarla in un progetto capace di evolvere nel tempo senza perdere il legame con le proprie radici.

«Da nostro padre e da nostra madre abbiamo imparato che fare vino significa prima di tutto ascoltare i luoghi e rispettarne la vocazione. Ci hanno trasmesso la passione per questo lavoro e la convinzione che tradizione e innovazione non siano mondi opposti, ma parti dello stesso percorso. È un insegnamento che continua a guidare ogni nostra scelta, in vigneto come in cantina», raccontano Andrea e Sara Arrigoni.

A unire Pietraserena e Rosadimaggio non è soltanto la stessa famiglia, ma anche una comune origine geologica. Toscana e Liguria condividono infatti una matrice marina che nel corso dei millenni ha modellato i suoli e che ancora oggi si riflette nei vini attraverso freschezza, sapidità e profondità espressiva.

Nel cuore di San Gimignano, Pietraserena trova una delle sue espressioni più rappresentative in Vigna del Sole, una Vernaccia che porta con sé una storia evocativa. Fu infatti Franco Zeffirelli, durante le riprese di Fratello Sole, Sorella Luna, a rimanere colpito dalla straordinaria luminosità del luogo, tanto da attribuire al vigneto il nome con cui è ancora oggi conosciuto. Un omaggio alla luce che caratterizza queste colline e che si riflette nel carattere del vino, elegante e armonioso, profondamente legato alla propria origine, da cui nasce anche l’omonima etichetta Vigna del Sole, una delle più rappresentative della Vernaccia di Arrigoni.

«Vigna del Sole rappresenta il cuore della nostra idea di viticoltura. È un luogo che racconta la straordinaria vocazione di San Gimignano e il legame costruito dalla nostra famiglia nel corso delle generazioni, oltre a essere l’espressione più solare della nostra Vernaccia di San Gimignano. Il nostro compito è ascoltare il vigneto e accompagnarlo affinché ogni vendemmia possa esprimere con autenticità il carattere di queste terre. Le vecchie vigne custodiscono una memoria preziosa e restituiscono nel calice una combinazione di luminosità, profondità aromatica ed eleganza, espressione autentica di una delle aree più vocate della viticoltura toscana», commenta Andrea Arrigoni, responsabile di Pietraserena e agronomo delle aziende di famiglia.

Spostandosi verso la costa ligure, il racconto prosegue con Rosadimaggio e il suo Pipato, nato dalle uve della Vigna Corniolo, uno spettacolare vigneto a picco sul mare tra Riomaggiore e Manarola. Qui la viticoltura assume i tratti dell’eroicità: i filari si aggrappano a pendii vertiginosi sostenuti da secoli di muretti a secco, in un paesaggio modellato più dal lavoro umano che dalla natura stessa. Ogni intervento in vigna richiede tempo, esperienza e fatica; molte operazioni possono essere svolte soltanto a mano, seguendo gesti tramandati nel tempo.

Nelle Cinque Terre la coltivazione della vite è stata, per secoli, anche una storia al femminile. Mentre gli uomini affrontavano il mare come navigatori, rimanendo lontani per anni e viaggiando in tutto il mondo, erano spesso le donne a custodire i vigneti, mantenendo vivi i terrazzamenti e garantendo la continuità di una tradizione agricola che ancora oggi rappresenta uno degli elementi identitari più forti di questo angolo di Liguria.

A rendere ancora più unica questa realtà è la piccola cantina di Volastra, arroccata nel borgo che domina Manarola. Qui ogni operazione richiede una logistica complessa e una dedizione fuori dal comune: dagli spazi ridotti alle difficoltà di movimentazione delle uve e dei vini, tutto impone una precisione quasi sartoriale. È in questo contesto che prende forma Pipato, vino che racchiude il carattere autentico delle Cinque Terre e il valore umano necessario per continuare a produrre in un ambiente tanto straordinario quanto impegnativo.

«A Rosadimaggio il mare è parte integrante del vigneto. Lo si percepisce nella luce, nelle brezze che attraversano i filari e nell’energia che caratterizza questo paesaggio unico. Fare vino qui significa confrontarsi ogni giorno con una realtà esigente, dove nulla è semplice e ogni risultato è frutto di pazienza, rispetto e precisione. Pipato nasce da questo dialogo continuo tra terra e mare e ne restituisce tutta la freschezza, la sapidità e il carattere più autentico», afferma Sara Arrigoni, responsabile ed enologa di Rosadimaggio.

Se Pietraserena rappresenta la continuità della tradizione vitivinicola di San Gimignano, Rosadimaggio esprime la forza di una viticoltura eroica che continua a vivere sulle scogliere delle Cinque Terre. Due realtà diverse ma complementari, unite dalla capacità di dare forma, attraverso il vino, all’identità dei territori da cui nascono.

Da oltre cento anni la famiglia Arrigoni interpreta Toscana e Liguria con uno sguardo comune, trasformando paesaggi diversi ma accomunati da una profonda vocazione viticola in vini che raccontano autenticità, equilibrio e memoria. Ogni bottiglia diventa il racconto di una storia familiare fatta di conoscenza, passione e rispetto, capace di attraversare le generazioni e restituire nel calice l’anima più autentica di questi luoghi.

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