A cinque chilometri da Vicenza c’è un posto dove la città sembra lontanissima: sessantaquattro ettari di prati, bosco e sentieri da fare a piedi, in bici o a cavallo. Qui troviamo Tenuta Ongaresca, a Costabissara, nata, nel 1995, come rifugio di pace e di cavalli, proprio per questo l’enologo Tessari la definisce come “una perla tra i boschi”. Poi, quindici anni dopo, dalla passione di Lorenzo Sinico per il vino e i distillati nasce la cantina e con lei inizia un’altra storia: quella delle bollicine con un’attenzione particolare al Pinot nero.
La proprietà conta 64 ettari circondata da prati e aree boschive: 11 ettari vitati, coltivati a Chardonnay, Pinot Grigio, Sauvignon, Merlot e Pinot Nero; punta d’orgoglio è il nuovo vigneto collinare di 2,5 ettari dedicati al Pinot nero ad un’altitudine di circa 180 metri, con esposizione a sud-est, su terreni tufacei e argillosi. Qui sono stati impiantati 3 cloni dall’enfant terribile e quasi di pari passo l’azienda ha avviato un progetto per osservare la capacità evolutiva dei suoi spumanti prolungando la permanenza sui lieviti fino a dieci anni.

Dal 2023 Ongaresca conduce le vigne secondo i principi dell’agricoltura biologica, con un approccio orientato alla gestione sostenibile della campagna e alla tutela dell’equilibrio del vigneto e dell’ecosistema circostante.

 

La Nascita di Centoventi

 

Da un progetto avviato per osservare la capacità evolutiva degli spumanti aziendali, arrivato a prolungare la permanenza sui lieviti fino a dieci anni, nasce Centoventi un Pinot nero con 120 mesi di affinamento. Il nome è un conto del tempo: centoventi mesi, dieci anni, passati sui lieviti prima di arrivare nel calice.

La decisione di raggiungere i 120 mesi è maturata nel tempo: «Dopo otto anni sui lieviti, Centoventi mostrava ancora un’acidità molto pronunciata – spiega Lorenzo Sinico, responsabile della produzione vitivinicola di Ongaresca –. Abbiamo così prolungato ulteriormente l’affinamento, rimandando al decimo anno la scelta definitiva sulla sboccatura. Arrivare a 120 mesi con un nostro Metodo Classico 100% Pinot Nero non era l’obiettivo iniziale, è stata l’evoluzione del vino a suggerirci di aspettare». Anche al momento del dégorgement Ongaresca si è deciso di non intervenire con zuccheri nel dosaggio finale: «Il vino è volutamente non dosato per lasciare spazio alla complessità acquisita nel tempo e alla lettura del Pinot Nero nel nostro territorio», aggiunge Sinico.

Dal Menà al Centoventi

Rosè Menà Brut 2018, sboccato nel 2025, 72 mesi di affinamento, Pinot Nero 80%, Chardonnay 20%. Nel calice rosa ramato delicato con perlage fine e intenso. Al naso, bacche rosse, fragolina, ribes, agrume, pompelmo rosa, pomelo, un tocco verde e una nota fumé. In bocca fresco con un bell’equilibrio, minerale, torna l’agrume con un finale lievemente ammandorlato. Netta la presenza del Pinot Nero.

Trentasei Brut 2018, sboccato nel 2023, 48 mesi di affinamento, Chardonnay 70%, Pinot Nero 30%. colore giallo paglierino, perlage fine e persistente. Al naso bouquet floreale, agrume dolce, cedro, melograno, mela rossa, frutta verde e bianca più verticale e fresco, più diretto del precedente. Vibrante ed energico, sorso diretto, entra con un maggior volume, mineralità e una netta nota salina sul finale.

Sessanta Pas Dosé 2015, sboccato nel 2022, 72 mesi di affinamento, Chardonnay 70%, Pinot Nero 30%. Colore giallo paglierino brillante, perlage finissimo e persistente. Al naso si inizia a sentire una leggera nota di anice che si mischia a quella di fiori bianchi, tiglio, mela cotogna, frutta esotica, pesca, cardamomo; torna una leggera sfumatura fumé. In bocca conferma grande energia e decisione, con un gusto sapido e molto persistente.

Centoventi Pas Dosé 2014, sboccato nel 2025, 120 mesi di affinamento, Pinot Nero 100%. La vinificazione parte da una pressatura soffice delle uve, il mosto fermenta a temperatura controllata e, a fine inverno, avviene la presa di spuma; da qui il lungo riposo in bottiglia, in ambiente climatizzato. Colore giallo brillante, con perlage finissimo e persistente. Al naso è variegato, al primo impatto emergono sentori di frutta a polpa bianca, mandorla, frutti rossi, ribes, ciliegia e frutta secca. In un secondo momento si percepiscono importanti note minerali, con richiami alla pietra focaia e allo zafferano. Al palato si presenta setoso, cremoso, elegante, sapido, con ottima persistenza aromatica, è caratterizzato da una gradevole acidità, una piacevole mineralità e una leggera nota tannica.

Centoventi 2014 è realizzato in quantità limitata per un totale di 2.900 bottiglie da 0,75 litri e 96 magnum numerate.

Pas Dosé 2011 sboccato nel 2015 36 mesi di affinamento. Leggermente chiuso all’inizio, ma basta lasciargli il tempo di “respirate” dopo tutti gli anni passati rinchiuso in un piccolo spazio. Al naso torna l’anice, menta bianca e un tocco marino e iodato. Il perlage finissimo, ma più delicato rispetto ai precedenti.

Pas Dosé 2011 prima vendemmia di Ongaresca sboccato alla volée. La nota ossidativa diventa protagonista, pasticceria, canditi, frutta secca, anice, lime e menta bianca. Il colore è più carico rispetto a quello sboccato nel 2015. Nel calice si presenta irruento e forte rispetto al precedente chiude con una piacevolissima nota amaricante

Le etichette sono dell’artista veronese Sandro Scevaroli. Il design è tanto semplice quanto elegante: raffigurano tre cerchi e i colori scelti richiamano quelli della terra, dell’uva e delle foglie. Tre cerchi possono rappresentare tre bicchieri visti dall’alto e simboleggiano l’obiettivo di raggiungere l’eccellenza. Ma anche tre soli, tutto dipende da chi li guarda.

La parola a Valentina Sinico

Valentina Sinico figlia di Lorenzo, responsabile marketing della Cantina, ci descrive i loro vini come diretti, limpidi e molto distintivi perché parlano del territorio e del loro modo di fare il vino. A Costabissara nessuno si aspettava di trovare il Pinot nero, un vitigno che più di tanti altri è sensibile al terroir che lo circonda. «A dire la verità per noi è stata una scoperta. Inizialmente, quando comprammo i vigneti e vedemmo che era stato piantato del Pinot nero ne fummo un po’ sorpresi. Anche se non siamo uomini di vino, ma animati da tanta passione, sapevamo che il Pinot nero è un vitigno così particolare che ci siamo chiesti quale fosse il “pazzo scatenato” che avesse potuto pensare di piantarlo a Costabissara. In seguito, abbiamo capito invece che c’era il suo perché, tant’è che abbiamo messo a dimora i due ettari e mezzo del nuovo vigneto piantato in collina con il clone 777 ed è diventato uno dei vitigni di riferimento dell’azienda».

Ma se chiediamo quale sia il suo vino del cuore quello che sente più vicino la risposta è il Menà. «In questo momento il Rosè Menà è lo spumante a cui sono più affezionata, ma non è sempre stato così, in altri momenti ho sentito più affine un’altra etichetta. – spiega Valentina – Il Rosè Menà è un calice equilibrato e lo trovo molto elegante, raffinato e soprattutto contemporaneo».

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