Un vigneto pensato con la testa, voluto con il cuore. Dove prima si coltivavano uve destinate al Metodo Classico, la contessa Ottavia Vistarino ha piantato Pinot nero per ottenere un vino rosso. Oggi quella scommessa, fatta 12 anni fa, ha un nome: Ottavia. La presentazione ufficiale di Ottavia 2021 è avvenuta a Casa Gregotti, Modern and Contemporary Art, nel cuore di Milano.
A Lino Scaravonati General Manager di Conte Vistarino il compito di introdurre questo progetto che non vuole essere il quarto cru, ma un vino a sé stante nato da una “scelta”.
«Presentare un grande vino rosso, oggi, potrebbe apparire una scelta controcorrente. Il mercato sta attraverso una fase di difficoltà. – esordisce Lino Scaravonati – I consumi calano, le abitudini e le occasioni di consumo cambiano e i vini rossi, in tutto questo, soffrono particolarmente. Quindi perché presentare un Pinot nero vinificato in rosso? Noi riteniamo che il futuro non si costruisca soltanto inseguendo il mercato, ma cercando di fare quello che un’azienda vinicola dovrebbe fare: riuscire a mettere insieme i tempi del vino, i tempi del vigneto, che sono tempi di generazioni, con i tempi del mercato che sono tempi di stagioni. Ottavia 2021 vuole essere questo, mettere insieme due tempi che sembrano diversi, ma che invece tra di loro possono dialogare. Ottavia non è semplicemente un nuovo cru, che arriva dopo Pernice, Bertone e Tavernetto, espressione di diversi vigneti. Ottavia 2021 è qualcosa di completamente diverso perché rappresenta la visione; è quello che mette insieme tempo e mercato. È un vigneto che è stato completamente pensato, realizzato, voluto e seguito da Ottavia. Un elemento fortemente distintivo, per l’azienda, è il tema della continuità familiare e Ottavia l’ha dato con la sua visione di Pinot nero in rosso. Questo non è un vino di grandi volumi e che cambierà la storia da un punto di vista del fatturato aziendale. Il successo e la forza di un vino non risiedono nel numero di bottiglie che questo vende sul mercato, ma nelle ragioni per cui una persona sceglie questo vino. È un vino, non di distribuzione, ma di relazione che deve trovare le persone che sappiano accoglierlo e capirlo».
Ma chi meglio di Ottavia Giorgi di Vistarino ci può parlare di questo vino? «Questo vino – ricorda Ottavia – è nato da un conflitto generazionale. Circa 12 anni fa ho deciso di estirpare la miglior vigna di Rocca De Giorgi, nota da più di 100 anni per la produzione di Metodo Classico, e far piantare dei cloni da rosso. Alzata di scudi, non solo da parte di mio padre, ma da tutti quelli che lavoravano in questa azienda. Sembrava fosse il capriccio della “contessina”. Basti pensare che su questa vigna la Gancia aveva messo un’opzione per l’acquisto di quell’uva che non poteva essere venduta a nessuno. Io ho pensato bene – continua Ottavia – di estirpare tutto per piantare questo vigneto. Di cambiamento climatico se ne parlava 12 anni fa, ma sicuramente lo sentiamo di più negli ultimi anni. L’idea era di avere un vino diverso rispetto a quello che già stavo producendo. Avevo già vigne a sud est e sud ovest mancava una vigna a nord. Mi piacciono i vini con un’acidità spiccata, vibrante, sottile, con una beva immediata. Pensavo che su quella “schiena d’asino” a 460 m d’altitudine, dove tira sempre vento, fosse il posto ideale per piantare Pinot nero per ottenere un grande vino rosso. Su quei terreni c’era sempre più neve. Devo ammettere che a un certo punto sono stata colta da dubbi…ma cosa ho fatto, cosa mi è venuto in mente! Alla fine nel 2021, dopo diversi anni di vinificazione, si è deciso di imbottigliarlo. Potrei dire che questo vino, oggi, mi rappresenta molto. È un vino leggero, spensierato. È un vino a cui io non chiedo di essere sommelier, master of wine o degli intenditori. Vorrei che la gente abbia il piacere di berlo, di divertirsi e che sappia che cosa vuol dire bere il vino in compagnia, in amicizia, ma soprattutto mi piace vedere la bottiglia vuota. È un vino contemporaneo, che non va a inseguire l’abbinamento gastronomico, e ha una grande versatilità. La sua acidità spiccata e il tannino gentile ci suggeriscono di apprezzarlo a una temperatura di servizio leggermente più bassa del solito. Lo definirei un vino amichevole, friendly, facile, da condividere. Grazie al packaging, curato nei minimi dettagli, è anche un bellissimo regalo.»
E il nome? Un peccato di vanità, penserete voi, di una contessa che dà il proprio nome al vino. Niente di più sbagliato. «A dire la verità – confessa Ottavia con un sorriso – c’erano diverse proposte sul tavolo ma nessuna mi convinceva fino in fondo. È stato un confronto con il Team a convincermi: continuo ad assumere le mie responsabilità, – e qui si apre un sorriso – quindi, perché non chiamarlo Ottavia!”.»
Ma com’è il vino … vi chiederete. Semplicemente buonisssssimo…e non è un errore di scrittura.
I numeri
Ottavia Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC 2021 è la prima annata commercializzata, con una produzione complessiva di 3.300 bottiglie: 600 in un raffinato astuccio singolo e 2.700 in prestigioso cofanetto da sei bottiglie.
Il prezzo consigliato in enoteca per la bottiglia confezionata è di 60 euro.
I riconoscimenti
Fin dal suo debutto, Ottavia 2021 ha ottenuto importanti riconoscimenti: i Tre Bicchieri del Gambero Rosso 2027, il titolo Top Wine di Slow Wine 2027, la Gold Medal The WineHunter Award 2026 e la valutazione d’eccellenza di 95/100 da parte di DoctorWine. Un esordio che conferma già il nuovo cru quale protagonista nel panorama dei Pinot Nero di alta gamma.





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