Sulle pendici del Vesuvio nel 2004 nasce Casa Setaro, dalla passione di una famiglia che, con grande dedizione, si è dedicata alla valorizzazione e alla riscoperta degli antichi vitigni autoctoni della regione, alcuni dei quali a rischio estinzione, come il Caprettone. Alla guida Massimo Setaro, affiancato dalla moglie Maria Rosaria che insieme salvaguardano la storia della viticoltura vesuviana. Cuore e orgoglio dell’azienda è la vigna a piede franco al cui interno si possono trovare degli esemplari prefilosserici che, grazie alla presenza di suoli sabbiosi, limitano fortemente la diffusione del parassita, piantate con la tecnica della propaggine che consiste nell’interrare un tralcio per poi tagliarlo una volta che ha sviluppato un proprio apparato radicale.
L’azienda è costituita da18 ettari vitati suddivisi in numerosi appezzamenti, tutti posti all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, a un’altitudine compresa tra i 200 e i 350 metri sul livello del mare. I suoli sono di natura vulcanica composti da sabbie, lapilli e rocce di antiche colate vulcaniche che regalano ai vini un carattere tutto particolare.
In una uggiosa giornata milanese di febbraio, presso l’Osteria di Brera, a Milano, è stata organizzata una degustazione dove Massimo Setaro ha presentato alcuni dei suoi vini. «Il palcoscenico non mi appartiene, sono figlio di contadini. Amo la natura e la campagna – spiega Massimo – per me è importante poter raccontare un angolo del mio vissuto quotidiano attraverso i vini che sono il racconto di un territorio. Siamo difronte all’isola di Capri, dove il territorio è molto ventilato. Prediligo i vitigni autoctoni, siamo un “bio non dichiarato”, cerchiamo di limitare al massimo gli interventi in vigna e in cantina. Vi vorrei parlare del Caprettone, un’uva che in passato era confusa con la Coda di Volpe, riconosciuta come cultivar, e di conseguenza inserita nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, solo nel 2014. Nell’areale del Vesuvio se ne contano solamente un centinaio d’ettari.»
Massimo non ha ancora finito ed ecco nel calice Pietrafumante Metodo Classico Brut 2022 ottenuto da Caprettone in purezza, proveniente da un vigneto a piede franco situato nell’Alto Tirone a 350 metri d’altitudine. Affinamento sui lieviti per 30 mesi, prodotto per la prima volta con il millesimo 2009. Nel calice color giallo paglierino con riflessi dorati. Un bouquet che va dai fiori gialli alla frutta a polpa bianca ed agli agrumi, come il pompelmo, con leggere note speziate e iodate. Il sorso è piacevolmente fresco, con una bella vena acida e salina, ritornano le note agrumate e accenni di mela gialla, buona la persistenza.
Altro vitigno caro a Massimo è il Piedirosso, localmente chiamato Per’ e palummo per il colore rossastro che assumono il rachide e i racimoli durante la maturazione come quelli di una zampa di colombo. Questo vitigno, a volte utilizzato in regione in uvaggio con l’Aglianico, nell’area vesuviana si predilige la purezza grazie anche al varietale che gli regalano questi suoli vulcanici, ricchi di minerali come fosforo e potassio.
Se si parla di tradizione non si può non parlare del Vesuvio Lacryma Christi DOC un vino prodotto con le uve autoctone del Vesuvio, conosciuto già ai tempi degli antichi romani. Per questa denominazione Casa Setaro preferisce utilizzare i vitigni Caprettone e Piedirosso in purezza.
Munazei Lacryma Christi del Vesuvio Doc Rosato 2024 Piedirosso a piede franco a Tirone della Guardia un vigneto situato tra i 250 ed i 300 metri s.l.m. Sosta sulle bucce per quatto/sei ore, solo acciaio per preservarne la freschezza del varietale. Color salmone intenso e selvaggio, delicato all’olfatto, si sviluppa tra i piccoli frutti rossi croccanti, ribes, melagrana e sentori d’erbe aromatiche leggermente amaricanti. Succoso, fresco e sapido, dotato di una buona persistenza. Un rosato di carattere con dentro il calore del vulcano.
Munazei Lacryma Christi del Vesuvio Doc Bianco 2024 Caprettone a piede franco proveniente da un vigneto situato a Bosco del Monaco posto a 250 metri s.l.m. Vinificazione in vasche d’acciaio dove il vino d’affina per circa sei mesi. Nel calice giallo dorato intenso, con riflessi oro antico, regala al naso sentori minerali e vegetali di fieno, erbe essiccate, mela golden e accenni solfurei. Sorso avvolgente con ritorni fruttati, piacevolmente fresco, vena sapida, buona la persistenza.
Contradae 61-37 Vesuvio Doc Bianco 2021 un blend di Caprettone 50%, Greco 30% e Fiano 20% provenienti da un vigneto di cinque ettari a piede franco situato a 150 metri s.l.m. a Bosco del Monaco. I numeri 61 e 37 derivano dalla smorfia napoletana dove il 37 è il Monaco mentre numero il 61, rappresenta il cacciatore, ma, a volte, viene interpretato come il Bosco in contesti specifici legati alla viticoltura vesuviana, come in questo caso, dove il 61 rappresenta appunto il toponimo “Bosco” del Monaco. Un progetto nato nel 2019 che è anche il primo millesimo prodotto. Frutto di una doppia vendemmia per ogni vitigno: la prima per favorire l’acidità, la seconda quando l’uva è a maturazione completa. Vinificazione e affinamento in vasche d’acciaio per un anno. Color oro luminoso, al naso fiori freschi, frutta a polpa gialla, agrume, salmastro ed erbe selvatiche. Sapido, fresco e succoso, ritorni di frutta e macchia mediterranea con una lunga persistenza.
Don Vincenzo Lacryma Christi del Vesuvio Doc Rosso Riserva 2021 70% Piedirosso e 30% Aglianico. I vigneti sono situati tra i 250 ed i 350 metri s.l.m. a Bosco del Monaco e Tirone della Guardia. Un omaggio al papà del proprietario, così come l’etichetta che rappresenta una mano che esce dal terreno. «Una mano che rispetta la terra, a cui ci si ispira e che ci ricompensa» spiega Massimo Setaro. Dopo la fermentazione il vino affina in botti di rovere francese di grandi dimensioni per 24/36 mesi. Un calice dalla bella massa colorante, variegato al naso, frutta a bacca scura e fiori rossi, poi note speziate e leggeri accenni terziari. Buona struttura, intenso e succoso, bella trama tannica, legno in evoluzione e ben gestito, molto lunga la persistenza che chiude su leggeri sentori di radici e rabarbaro.
Il logo dell’azienda può sembrare a prima vista un occhio, che richiama quello della Magna Grecia, ma in realtà rappresenta il Vesuvio visto dall’alto, per sugellare ancora di più il legame con il territorio. I vini di Casa Setaro sono un’autentica espressione del Vesuvio, figli di una storia millenaria, interpretata con rispetto verso le tradizioni, ma con uno sguardo al futuro per etichette in sintonia con un gusto contemporaneo.





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