Nell’ambito dell’edizione milanese di Taste Alto Piemonte descritta nell’articolo Excursus Alto Piemonte – L’angolo del gusto en rose si è tenuta una seconda masterclass. I vini in degustazione hanno proposto una panoramica delle diverse denominazioni, dei terroir, dei vitigni e degli stili di questo territorio straordinario. I vini dell’Alto Piemonte ben si adattano al cambiamento che sta avvenendo nel gusto dei consumatori con un passaggio dalla preferenza per grande struttura, corpo importante e rotondità a una beva più esile, più agile, verticale con maggiore attenzione alla tipicità. Questo afferma Altai Garin che ha condotto la degustazione affiancato da Ennio Camperi, esperto del territorio che ha condotto per mano la platea alla scoperta della sua storia e delle sue peculiarità.

Colline Novaresi DOC Vespolina 2024 Cantina Fontechiara. Si percepisce immediatamente, a livello visivo, dal colore intenso e fitto, di non essere di fronte a un calice di Nebbiolo. Il rotundone, terpene presente in abbondanza nella Vespolina, conferisce la speziatura caratteristica di chiodi di garofano, che ricorda il vin brulé, su una freschezza di frutto dominata dall’amarena. Gli stessi caratteri si ritrovano nel sorso sapido, minerale, di intensa acidità e tannicità in un vino gastronomico, emblematico del vitigno e del terroir alluvionale di Borgomanero.

Valli Ossolane DOC Nebbiolo P di Pietro 2024 Cà de l’Era. Il colore ancora rubino vivace parla di gioventù confermata dal frutto nero fragrante, mora e mirtillo, che domina a livello olfattivo questo vino, entry level dell’azienda, proveniente dal territorio montano delle Valli Ossolane. In bocca è esile, teso nella sua freschezza e sapidità, piacevolmente immediato grazie all’affinamento in solo acciaio, con chiusura leggermente speziata.

Boca DOC 2022 Tenute Guardasole. Scendendo verso Sud lungo il fiume Sesia si incontra Boca, una delle zone più interessanti non solo dell’Alto Piemonte, ma per la storia del vino del Nord Italia. Il colore granato che diventa più scarico verso l’unghia peonia, racconta una storia diversa rispetto ai vini precedenti rispecchiando maggiormente l’identità cromatica che ci si attende dal Nebbiolo. Il disciplinare del Boca impone l’utilizzo di Vespolina e/o Uva Rara in percentuale dal 10 al 30%. In questo caso l’uvaggio è 85% Nebbiolo e 15% Vespolina con affinamento di 30 mesi in botte grande. L’intrigante impatto olfattivo è terroso, con riverberi ematici, speziati, note floreali di pot-pourri, scure e leggermente amare di rabarbaro e ruta. L’ingresso in bocca con alternanza di sapidità e freschezza, conferita dal porfido, dal terreno vulcanico, lascia spazio a un tannino che si inserisce gradualmente. Solo il finale leggermente morbido, arrotondato, rivela l’affinamento in legno che era pressoché impercettibile a livello olfattivo. Una caratteristica di Boca da ricordare è la forma di allevamento a maggiorina, con quattro ceppi, il più delle volte di vitigni diversi, disposti intorno a un palo centrale con i tralci rivolti ai quattro vertici di una piramide rovesciata.

Sizzano DOC 2022 Pietraforata Cantine in Ghemme. Scendendo ulteriormente si arriva all’avvallamento in cui si trovano Sizzano, Fara e Ghemme, formato da argilla e detriti di origine vulcanica trasportati dai ghiacciai al loro passaggio, scavato successivamente a ovest dal letto del fiume Sesia. Il colore trasparente, cristallino, vira più verso il rubino. Tornano le note fruttate, ma più mature, declinate in succosi lamponi e melograno affiancati alla rosa rossa. L’uso dei tonneaux per l’affinamento di 24 mesi ha dato sicuramente la sua impronta all’uvaggio di Nebbiolo 70% e 30% Vespolina. La bocca è bivalente, da una parte il frutto fresco, succulento, dall’altra la rotondità data dal legno che si amalgama bene in un sorso appagante. L’ingresso morbido evolve in un lungo finale salino con la speziatura tipica della Vespolina.

Fara DOC 2021 Castaldi Francesca. Il colore carminio più fitto rivela che il Nebbiolo non è in purezza. Il carattere della Vespolina, che entra in uvaggio al 30%, risulta attenuato dalla fermentazione con lieviti indigeni e dall’affinamento per 24 mesi in barrique, che tuttavia preservano gli aromi fruttati di ciliegia e altre bacche rosse tipici del Nebbiolo. A livello gustativo emerge la rosa, quasi in rosolio, insaporita da una mineralità che vira verso l’umami con lunghissimo finale agrumato di kumquat e arancia amara.

Ghemme DOCG 2020 Ioppa. Una delle due DOCG dell’alto Piemonte, definita da Mario Soldati “un Gattinara (l’altra DOCG posta esattamente di fronte) più spesso, più scuro e più violento”. Il colore è rosso acceso che vira nell’unghia verso il peonia senza arrivare alle note aranciate che assume il Nebbiolo in altre zone. A livello olfattivo si presenta materico, terroso, ematico. Il Nebbiolo, dominante sul 15% di Vespolina, esprime tutto il suo carattere nella durezza, nell’asciuttezza del tannino e nell’acidità importante. Il legno, 48 mesi in botte grande, accompagna la matericità ben presente anche a livello gustativo senza essere invadente. Potenzialità evolutiva in un vino emblematico di Ghemme. Il disciplinare prevede anche l’utilizzo del Nebbiolo in purezza, l’aggiunta di altri vitigni diventa pertanto una ricerca di espressività stilistica del produttore. Ghemme è stata oggetto di un attento lavoro di parcellizzazione e l’attenzione storica alla coltivazione della vite è testimoniata dal fatto che le salite sono state tutte acciottolate per poter raggiungere meglio le vigne.

Bramaterra DOC 2020 Ceruti Lorenzo. La denominazione Bramaterra non fa capo a un comune, ma a un insieme di villaggi. Zona cuscinetto fra Lessona e Gattinara, fra i suoli vulcanici e quelli alluvionali. Una declinazione olfattiva completamente diversa, che abbandona i toni fruttati e floreali per abbracciare note vegetali e di erbe aromatiche, sussurrate, ma piene. È l’unica denominazione dell’Alto Piemonte che impone da disciplinare l’utilizzo della Croatina, che conferisce una tannicità diversa, più dolce e accomodante. Con 24 mesi di affinamento in botte grande, risulta maturo nella sua pienezza, masticabile, si avverte a livello gustativo la roccia porfirica su cui cresce la vite.

Gattinara DOCG 2020 Torraccia del Piantavigna. Il Nebbiolo in purezza affina per 4 anni in legni diversi medi e grandi. Rispetto al Ghemme, con cui vale la pena fare un raffronto diretto, già a colpo d’occhio si presenta con tonalità più aranciate, vitree, chiare che riportano all’idea di scheletro a cui fanno riferimento i grandi cru, “ossi”, della denominazione. L’olfatto profondo gioca con grande finezza ed eleganza su note amarognole di scorza di agrume, arancia sanguinella, chinotto. Il tannino è tenace, ma ben integrato. Un’espressività d’antan che trova il suo apice nel finale di erbe aromatiche.

Gattinara DOCG 2020 Paride Iaretti. Un altro Gattinara, affinato 36 mesi in tonneaux, dal colore leggermente più scuro rispetto al precedente. Il frutto è più maturo, rosso, di bosco, reso speziato dal legno che marca maggiormente. Il tannino è più rotondo, ma anche leggermente polveroso con un tocco di cipria. Due vini cangianti, che evolvono continuamente nel bicchiere rivelando sfumature sempre nuove.

Colline Novaresi DOC Nebbiolo Duemila9 2018 Enrico Crola. Si ritorna alle Colline Novaresi per valutarle nell’evoluzione. 20 mesi di affinamento in botte grande per un uvaggio che prevede solo il 7% di Vespolina. Il colore è “nebbioleggiante”, con trasparenza che vira verso l’aranciato. L’olfatto è ancora integro con frutta matura, ciliegia, amarena, nuance floreali e leggermente agrumate. Il sorso è estremamente equilibrato nonostante sia giocato sulle durezze, appagante, lungo, con finale salato e piccantino.

Colline Novaresi DOC Nebbiolo Opera 32 2017 La Capuccina. L’annata 2017 è stata particolarmente difficile, caratterizzata da gelate seguite da siccità. Pur essendo nella zona di Fara, la scelta di vinificare il Nebbiolo in purezza impedisce l’uso di questa denominazione. Anche in questo caso l’affinamento è stato in botte grande, per 15 mesi. Il colore è più compatto e a livello olfattivo si percepisce l’evoluzione data dall’annata con fruttato maturo, note vegetali di peperone, speziatura intensa. L’annata calda, siccitosa, influisce soprattutto sul gusto largo di frutta matura.

Lessona DOC Riserva Vigna Gaja 2017 Massimo Clerico. La denominazione più a ovest con ricchezza di sabbie marine nel terreno. Anche in questo caso un Nebbiolo 100%, affinato per i primi 12 mesi in barrique seguiti da 36 mesi in botte grande. Già il colore cristallino esprime evoluzione con la componente aranciata prevalente. Il bouquet olfattivo si stacca da tutto quanto degustato in precedenza, è ferruginoso, con note di sottobosco, fungo, tartufo, balsamiche, conferite sia dall’annata calda che dal terroir diverso composto da sabbie antiche. Il tannino rivela lentamente la dolcezza guidata da salinità leggermente salmastra e acidità. Mario Soldati scriveva del Lessona: “pura fragranza, puro effluvio, puro spirito, dal sapore sottilissimo”.

Author

Sommelier e degustatore ufficiale AIS, dal 2006 si dedica allo studio e all’approfondimento frequentando numerosi master fra cui la Barolo & Barbaresco Academy (in corso) per diventare Ambasciatore dei vini di Langa oltre a numerosi altri sui vini del Piemonte, L’ecole des Vins de Bourgogne a Beaune dove ha conseguito il titolo di Ambassadeur del Climats de Bourgogne, l’École de Champagne e numerosi altri. È giudice internazionale a concorsi vinicoli tra cui Tastevinage a Clos di Vougeot, Concours International de Lyon, Frankfurt International Trophy, Burgondia a Beaune. Collabora con esportatori nella selezione delle aziende più adatte ai diversi mercati internazionali ed organizza eventi enogastronomici in Italia e in Borgogna. Il suo intento nel narrare il vino è quello di trasmettere ai lettori la sua passione, dando particolare risalto a un territorio, una storia, uno stile, una filosofia, un progetto, una famiglia, che lo rendono unico e invogliarli a conoscere lo sfaccettato mondo del vino e dell’enoturismo in Italia e nel mondo.

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