A volte prestiamo poca attenzione ai nomi dei vini, ma questi non vengono scelti a caso dai loro “creatori”. In Piemonte, ad esempio, c’è un nome che ha aspettato quasi seicento anni per tornare ad essere pronunciato: Iollarum. Antico toponimo latino, lo troviamo scritto in uno stradario del 1428 che identificava l’area dove oggi crescono i vigneti di Nebbiolo di Cascina Castlèt, una zona da secoli vocata alla viticoltura. Questo stradario, oggi restaurato anche grazie al contributo di Cascina Castlèt, è conservato nel palazzo comunale del paese astigiano.
Il vigneto di Nebbiolo, di appena 1,5 ettari, è stato impiantato nel 2020: una vigna giovane, ma che affonda le radici — letteralmente e simbolicamente — in una vocazione antica. Mariuccia Borio ha scelto di dare a questo nuovo vino il nome che la terra portava già da secoli, quasi a voler dichiarare fin dall’etichetta che Iollarum non è un progetto nato dal nulla, ma il compimento di qualcosa che la zona aspettava da tempo. Un progetto che continua nell’etichetta concepita come un racconto visivo ispirato allo stesso documento del 1428: un vortice di parole in latino che richiama mappe, percorsi e stratificazioni. Un segno grafico che diventa metafora del vino stesso: un viaggio che attraversa il tempo, dove ogni elemento – dalla terra alla memoria – converge in un’unica espressione.
«Iollarum nasce da un atto di responsabilità verso la nostra terra – racconta Mariuccia Borio, titolare di Cascina Castlèt – Non è solo un vino, ma un gesto di restituzione: recuperare un nome, una storia e rimetterli in circolo perché possano parlare alle nuove generazioni. Credo che il vino abbia questo compito straordinario: custodire la memoria e allo stesso tempo renderla viva, accessibile, condivisa. In questo modo il vino diventa un atto di memoria attiva».
Monferrato Nebbiolo DOC Cascina Castlèt 2023: Nebbiolo 100% Le uve fanno una macerazione di circa 12 giorni con fermentazione a temperatura controllata di 27 °C, fermentazione malolattica svolta e affinamento di 1 anno per il 50% della massa in serbatoi di ceramica e per il restante 50% in barrique di rovere francese. Due affinamenti diversi per preservare da un lato la freschezza, attraverso l’uso della ceramica, dall’altro un’evoluzione lenta e morbida con il passaggio in legno; tutto questo per non sovrastare il varietale del vitigno e rispettarlo. Nel calice si presenta di un rosso rubino luminoso che ci riporta subito al vitigno d’origine. Un bouquet elegante e variegato, un susseguirsi di profumi che vanno dal floreale al fruttato e al terziario. Un’aristocratica viola apre le danze, poi il lampone, piccoli frutti rossi, rabarbaro, sottobosco, erbe balsamiche, anice, polvere di cacao e tabacco biondo. Il sorso è elegantemente stratificato, l’acidità, fresca e vivace, si fonde con la trama tannica setosa risultando vibrante, di facile beva e appagante. Armonico ed equilibrato, bella la PAI con ritorni fruttati e balsamici. Un vino moderno ma con un saldo legame con il passato.
Cascina Castlèt è una cantina che da sempre ha fatto della Barbera la sua bandiera, ma capace di stupire e affascinare attraverso il Nebbiolo, re dei vitigni piemontesi. Una cantina in grado di uscire dalla sua “confort zone” affrontando e vincendo la sua personale sfida con il Nebbiolo.
Dietro a ogni etichetta di Cascina Castlèt ci sono aneddoti da raccontare, storia da scoprire e, soprattutto, i vini da degustare e Mariuccia Borio non aspetta altro che poterli raccontare a chi “saprà” ascoltarla.



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