Il rosé sta vivendo una nuova stagione di consapevolezza, in cui finalmente il colore non è più soltanto un elemento estetico ma diventa chiave interpretativa, linguaggio e identità.
In questo scenario si inserisce il recente lavoro di Florence de La Rivière, designer e ricercatrice, che con il volume “The look of wine – Reading wine color” propone per la prima volta una classificazione scientifica delle sfumature del colore di ogni vino.
Un progetto durato sette anni, sviluppato tra centri di ricerca e territori simbolo della viticoltura europea, che introduce sei famiglie cromatiche — dal Rosa Cipria alla Buccia di Cipolla — individuate attraverso analisi spettrofotometriche e una rigorosa lettura visiva.
All’interno di questa mappa internazionale del colore, RosaMara si afferma come riferimento unico nella identificazione del colore “Rosa Cipria”, accanto a due importanti realtà francesi. Una presenza che non rappresenta una semplice citazione, ma il riconoscimento di uno stile preciso, capace di tradurre il territorio in un codice cromatico distintivo.
Nel libro, il RosaMara viene descritto come un rosé dalla tonalità luminosa e raffinata, caratterizzata da riflessi sottili e complessi, percepibili solo attraverso un’osservazione attenta. Un colore che nasce da una costruzione meticolosa: ventotto differenti vigne, selezioni costanti e uno studio approfondito della materia.
“Il colore non è quindi un dettaglio, ma se contestualizzato nell’intero processo produttivo, sia viticolo che enologico può facilitare l’individuazione della sua origine. 
È il primo racconto del vino, quello che precede il profumo e il gusto,” afferma Mattia Vezzola. “Essere identificati all’interno di un sistema scientifico come quello del ‘Rosa Cipria’ significa vedere riconosciuto un lavoro iniziato nel 1928, fatto di studio, precisione e rispetto del territorio.
È una responsabilità ricercare e proteggere l’identità storica del rosé della Valtènesi, una delle 2 più importanti aree a vocazione Rosè nel mondo.
L’approccio introdotto da Florence de La Rivière, arricchito dalle immagini di Jérôme Beryon e da un impianto analitico rigoroso, contribuisce a ridefinire i parametri di lettura del vino, unendo all’analisi organolettica primaria l’attenzione su una dimensione visiva e culturale finalmente esplorata.
In questo contesto, il ruolo di Costaripa emerge con chiarezza: non solo interprete di uno stile, ma modello capace di rappresentare nel mondo una visione del rosé che unisce eleganza, misura e profondità.

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