Cantina Ciavolich passione per un territorio

Quando si degusta un calice di vino non si pensa mai a cosa ci sia dietro. Una storia, un racconto e con Ciavolich questo racconto ci porta tra colline dell’Abruzzo, tra tradizioni e un’attenta cura che trasforma l’uva in emozione. Non serve essere esperti per percepire quella magia che nasce dal connubio tra natura e dedizione, basta lasciarsi guidare dal gusto.

Questa è una storia di famiglia, che ha una visione precisa del territorio e una ricerca costante dell’eccellenza che ha trasformato una tradizione secolare in un progetto contemporaneo.

I Ciavolich, di origine bulgara, arrivarono a Miglianico nel 1500, ma solo nel 1853 costruirono la loro prima cantina, una delle più antiche strutture di vinificazione in Abruzzo. Nel 1960  la produzione si concentra a Loreto Aprutino dopo il matrimonio tra Giuseppe Ciavolich ed Ernestina Vicini, figura centrale nello sviluppo agricolo dell’azienda.

Oggi la cantina è guidata da Chiara Ciavolich, che ha raccolto l’eredità familiare trasformandola in un progetto contemporaneo fondato sulla valorizzazione del territorio, dei vitigni autoctoni e di una viticoltura rispettosa dell’identità delle singole annate.

L’azienda si estende complessivamente su circa 35 ettari vitati distribuiti tra Loreto Aprutino e Pianella, a cui si affiancano uliveti e seminativi. I vigneti convivono su suoli molto differenti tra loro — argillosi, sabbiosi e calcarei — che consentono di lavorare su espressioni diverse in termini di struttura, freschezza e profondità.

Da oltre quindici anni si seguono i principi dell’agricoltura integrata per privilegiare l’equilibrio naturale del vigneto, attraverso pratiche come il sovescio, le lavorazioni meccaniche del terreno e interventi mirati solo quando necessari. L’azienda vinifica esclusivamente uve di proprietà: in cantina convivono approcci differenti, accomunati dalla ricerca di autenticità, precisione ed equilibrio. Acciaio, cemento, legno e terracotta vengono utilizzati in funzione delle caratteristiche dell’annata e del vino, senza rigidità stilistiche ma con l’obiettivo di preservare integrità ed espressività.

Si prediligono i vitigni autoctoni: Montepulciano, Trebbiano Abruzzese, Pecorino, Cococciola e Passerina, con particolare attenzione al Trebbiano d’Abruzzo.

Accanto alla linea più classica dell’azienda, ecco il progetto Fosso Cancelli a rappresentare la parte più sperimentale e artigianale della produzione: fermentazioni spontanee e utilizzo di lieviti indigeni.

Tra il 2007 e il 2009 Chiara Ciavolich ha ridefinito il destino aziendale trasformando un’eredità agricola in una visione produttiva coerente. «In quegli anni ho capito che il lavoro e la vita avrebbero preso la stessa direzione», spiega. «E che l’eredità ricevuta andava trasformata affinché continuasse a durare nel tempo». In questo contesto, i “Fossi” rappresentano il cuore del progetto. «Non sono mai stati pensati come dei vini in più, ma come strumenti di trascendenza», sottolinea.

Trebbiano d’Abruzzo Vendemmia 2024 Fosso Cancelli

Trebbiano d’Abruzzo DOC 2024 un’annata estrema, segnata da siccità e temperature anomale. Rese ridotte e l’aumento della concentrazione hanno imposto scelte precise sia in vigna sia in cantina.

L’annata 2024 è stata caratterizzata da un inverno mite e povero di precipitazioni, seguito da una lunga fase siccitosa estiva. La risposta della vite è stata una riduzione della vigoria e della produzione, con una maggiore concentrazione delle uve. «Dopo il 2023, segnato da un calo produttivo del 70% dovuto a peronospora e siccità, anche il 2024 si è confermato un anno emblematico del cambiamento climatico. Non come concetto astratto, ma come esperienza concreta», osserva Ciavolich. «In queste condizioni si comprende quanto poco controllo abbiamo davvero». Determinante il ruolo dei suoli argillosi di Contrada Salmacina Cancelli, a Loreto Aprutino, misti a sabbia e calcare, capaci di trattenere l’acqua nei momenti più critici. Fondamentale anche il contributo delle vigne storiche a pergola di Trebbiano Abruzzese, piantate nel 1974 dal padre di Chiara, Giuseppe Ciavolich, che hanno mostrato una resilienza naturale grazie alle radici profonde e a una cura scrupolosa del terreno.

La vendemmia 2024 del Fosso Cancelli Trebbiano d’Abruzzo DOC, firmata da Chiara Ciavolich, conferma il ruolo centrale di questa etichetta come espressione più compiuta della sua visione produttiva e culturale. «La sua compostezza è insieme fresca e profonda», conclude Chiara. «Il vino mostra oggi una trama fitta, una struttura ampia e una sapidità netta. Il profilo aromatico è ancora in evoluzione e si costruirà nel tempo, senza forzature». Fermentazione spontanea in botti di rovere di Slavonia, anfore di terracotta e piccoli serbatoi di acciaio inox, senza controllo di temperatura ma in locali molto freschi.

Nel calice giallo paglierino con pagliuzze dorate, il bouquet è schietto e articolato tra note fruttate e sentori minerali, albicocca, pesca, ananas non maturo, fiori di campo, un tocco minerale e balsamico. Il sorso è avvolgente, fresco e saporito con un finale leggermente ammandorlato.

Cerasuolo d’Abruzzo DOC Fosso Cancelli 2024

Cerasuolo d’Abruzzo DOC Fosso Cancelli 2024 Il nome richiama il fosso che delimita i vigneti in cui vengono selezionate e raccolte le uve di Montepulciano che provengono dai vigneti più antichi della tenuta di Loreto Aprutino che vengono riportati in etichetta a sottolineare il grande legame con il territorio. Le uve, dopo la prima lavorazione di pigia-diraspatura le bucce sono rimaste a contatto con il mosto per 12/24 ore all’interno di piccoli vasi vinari di cemento fino all’avvio della fermentazione alcolica spontanea . A seguire è stata prelevata una frazione di mosto in fermentazione dal fondo del vaso vinario, attraverso una classica operazione di “salasso”, che successivamente è stata trasferita in anfore di terracotta dove ha continuato a svolgere la fermentazione spontanea senza controllo di temperatura. L’affinamento è proseguito sulle fecce nobili in anfora fino all’imbottigliamento nei primi giorni di primavera. Rosso rubino luminoso nel calice; il bouquet gioca su toni fruttati e floreali di lamponi, ribes, fragolina di bosco marasca, peonia e rosa canina, un tripudio di freschezza e giovinezza. Al palato è fresco e sapido, ritornano i richiami fruttati, di buona struttura che lo discosta da i rosati più comuni. Ottimo da abbinare agli affettati e al pesce alla griglia, crostacei o risotti, ma anche con carni bianche.

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