Montelvini il Bello del Brutto

Montelvini, protagonista alla Milano Wine Week, inaugura la settimana con un evento in Villa Necchi Campiglio, la splendida dimora storica nel cuore della città, Bene del FAI. Una location scelta non a caso, da questa estate, infatti, la storica Cantina di Venegazzù, ha deciso di sostenere il FAI –Fondo Ambiente Italiano attraverso l’adesione al programma di membership aziendale Corporate Golden Donor. Una scelta dettata dalla volontà di continuare l’ambizioso progetto di tutela e salvaguardia del territorio, già intrapreso dall’azienda con il “Vigneto ritrovato”, un’iniziativa di recupero di una antica vigna, già censita dalle mappe napoleoniche, all’interno del centro storico di Asolo.

Siamo sempre attenti al tema della bellezza intesa nel senso più ampio del termine. Per questo abbiamo scelto di sostenere il FAI per continuare a “proteggere” e valorizzare il vastissimo patrimonio paesaggistico e culturale del nostro paese. E lo facciamo attraverso quello che siamo, una Cantina che produce vini di territorio che meglio interpretano l’anima dei nostri luoghi, afferma Alberto Serena, Amministratore Delegato di Montelvini. Da qui la nostra vicinanza al FAI per sostenere progetti che creano valore, sono inclusivi e diffondono cultura. E Milano e la Wine Week sono un grande palcoscenico dove promuovere le nostre eccellenze”.

Brindisi Montelvini a Villa Necchi Campigli
Brindisi Montelvini a Villa Necchi Campigli

L’azienda Montelvini, di proprietà della famiglia Serena, storica azienda di Prosecco asolano, vanta una storia produttiva di 135 anni; 35 gli ettari di proprietà ed altri 150 da 200 conferitori. Armando Serena, insieme ai figli Sarah e Alberto seguono un protocollo di vinificazione introdotto nel 2017 grazie al quale si vuole controllare e ridurre al minimo i passaggi della vinificazione in cui il vino entra in contatto con l’ossigeno.

Di questo e delle declinazioni dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG si è parlato durante le due masterclass a Palazzo Bovara. Degustazioni che hanno visto protagonista il Prosecco Superiore DOCG, declinato nelle versioni Extra Dry, Brut, Extra Brut e Il Brutto Asolo Prosecco DOCG Colfondo, un Prosecco rifermentato in bottiglia secondo la tradizione tipica delle colline Trevigiane, con i lieviti che si depositano appunto sul fondo. Ultimo a entrare nella collezione Serenitatis,linea punta di diamante di Montelvini e proprio questa linea si avvale del protocollo di vinificazione sopra citato.

Masterclass Montelvini
Masterclass Montelvini

Struttura, sapidità e aromi fruttati sono le caratteristiche dell’Asolo Prosecco, spiega Marco Barbetti, Miglior Sommelier F.I.S.A.R 2018.

Extra Dry, caratterizzato da un residuo zuccherino di 15 grammi e da note di pesca e fiori bianchi, interessante la struttura supportata da una buona acidità e sapidità; oggi questa tipologia rappresenta un terzo circa dei volumi contro l’80% di qualche anno fa; Brut, 10 grammi di residuo zuccherino, caratterizzato da aromi fruttati e note agrumate, come pompelmo rosa, caratteristica dei Prosecco di Asolo; Extra Brut, 5 grammi di residuo zuccherino, spicca mineralità e sapidità, regalata dai terreni, ma in cui si percepiscono anche note di frutta secca insieme alle classiche fruttate e agrumate. Una tipologia che grazie al suo basso residuo zuccherino ha una buona persistenza che lo rende ideale come abbinamento a tutto pasto.

La vera scoperta è stata la mini verticale di Il Brutto con le annate 2018, 2016 e 2014. Un tuffo nel passato e nella tradizione con una visione moderna e consapevole. Qui le note fruttate fresche lasciano il posto, con il passare degli anni, alle note di lieviti di birra, alla crosta di pane, al miele, sentori che possono ricordare le birre Lambic. Degno sicuramente di nota è Il Brutto 2014 con note di idrocarburi, pietra focaia, cotognata e chinotto. Frutto di un’annata fredda, ma intrigante.

Prosecco extra Brut e Confondo
Prosecco extra Brut e Confondo

Evitiamo di chiamarlo “Prosecchino”, Montelvini con queste masterclass ci ha dimostrato la grande dignità e valore di questo prodotto frutto della fatica dell’uomo, della passione di una famiglia e della tradizione delle Colline Trevigiane.

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