Vinchio Vaglio, due comuni del Monferrato uniti in un progetto di valorizzazione, sostenibilità e accoglienza

Il territorio e la storia

Vinchio e Vaglio Serra sono due piccolissimi comuni in una delle zone più vocate per la produzione di Barbera del Monferrato. In queste colline dai pendii accentuati, con vigne scoscese a strapiombo, ai margini dei boschi, avare per quantità di uva, ma generose nella loro qualità straordinaria, la vitivinicoltura è profondamente radicata da tempi immemorabili e si intreccia, in modo indissolubile, con il tessuto sociale e familiare.

Nel 1959, diciannove viticoltori decisero di associarsi in cooperativa per fronteggiare congiunti una situazione economica estremamente punitiva per il mondo contadino. L’obiettivo, pionieristico e anticipatore dei tempi, era ed è tuttora la sostenibilità,intesa come preservazione di un patrimonio territoriale e ampelografico unico ed eccezionale, ma anche come garanzia di sostentamento a persone e famiglie che si impegnano in questa attività.

Per non scontentare nessuno, la Cantina Cooperativa, realizzata qualche anno dopo, venne costruita su un terreno di confine, prese nome Vinchio Vaglio e venne imposto per statuto che Presidente e Vicepresidente non potessero essere dello stesso comune. Negli anni si sono associati sempre più conferitori, fino ad arrivare ai circa 200 attuali, coprendo in totale quasi 600 ettari vitati.

Fino agli anni ’80 la Cantina Cooperativa si limitava a vinificare le uve per venderle all’ingrosso, ma a metà di quegli anni si decise di fare un salto coraggioso: iniziare l’imbottigliamento, avviare l’attività commerciale, puntare sulla qualità e sulla valorizzazione delle vigne vecchie, che oggi hanno almeno 70-80 anni, con un progetto dedicato. Questo progetto di valorizzazione delle vigne storiche è secondo solo a quello di Giacomo Bologna, partito nel 1984, il consulente enologo fu lo stesso, Giuliano Noè, colui che ha cambiato il gusto e la storia della Barbera.

La Barbera negli anni

La Barbera, fino agli anni ’70, era considerata un vino da osteria o da consumo quotidiano in casa; negli anni seguenti, grazie a produttori lungimiranti, la sua qualità è arrivata a livelli di eccellenza, congiuntamente alla sua percezione di vino interessante da parte dei consumatori. Oggi la Barbera può, a pieno titolo, competere alla pari con i vini più nobili e pregiati al mondo. Anche le cantine sociali si sono riscattate dall’antico retaggio di produzione di massa puntando sulla qualità e sulla valorizzazione del territorio e dei suoi vitigni. Potendo disporre di molti ettari, possono selezionare le vigne più vocate, le uve migliori di ogni annata, raggiungendo, così, punte di indiscussa eccellenza a prezzi molto competitivi.

A Vinchio Vaglio, oltre alla zonazione, che ha portato all’identificazione dei cru, che coincidevano con le vigne più vecchie, riportati in etichetta, è stata effettuata una selezione messale delle viti, anche a fini riproduttivi, ricavando da esse le marze per i nuovi impianti.

Nell’ambito della tutela e della valorizzazione del territorio, le cui colline sono Patrimonio Mondiale Unesco dal 2014, molti sono gli interventi fatti nel Parco Naturale della Val Sarmassa, come la creazione del Giardino delle erbe aromatiche o il Casotto del Comandante Ulisse (Davide Lajolo) che viene utilizzato per eventi ed iniziative riproponendo una tipica costruzione storicamente presente nelle vigne del Monferrato. i I Casotti, costruzioni in mattoni, servivano ai lavoranti che andavano in vigna con il carretto trainato dal cavallo e il bue per proteggersi e riposare nelle ore più calde della giornata e per tenere all’ombra gli animali. Il Parco Naturale della Val Sarmassa, negli anni ‘90, è stato anche oggetto di un’importante movimentazione per la sua salvaguardia.

Vinchio è il mio nido – scriveva Davide Lajolo, scrittore, politico e giornalista italiano nato a Vinchio nel 1912 – Ci sono nato nella stagione del grano biondo. Le radici mio padre e mia madre devono avermele piantate ben profonde in questa terra collinosa, radici ancestrali, maliarde, persino morbose.
A ogni partenza lasciavo il cuore e i sentimenti al paese. Come potessi respirare libero solo tra quella polvere, in quell’aria di piante amiche, nella linea diritta seguendo i filari delle vigne, come se soltanto in questi posti potessi spaziare con la fantasia da un colle all’altro e alzarmi in volo. Quando ritorno qui sono felice e mi libero di tutto. Questa è la mia terra, è come una donna che mi piace tanto, che sento mia e che nessuno può portarmi via”.

Prendendo spunto da queste frasi, per valorizzare l’attrattiva turistica, Vinchio Vaglio ha acquistato una porzione di bosco attiguo alla cantina, confinante con il parco, e vi ha realizzato il Percorso dei nidi. Su un sentiero illuminato con dotazione di acqua potabile, sono state installate delle strutture simili a nidi rovesciati, fatte a mano da un artigiano con rami di salice intrecciati. I nidi possono ospitare una decina di persone e perfetti per essere affittati da famiglie e gruppi di amici per picnic o feste. Un’idea originale per una gita fuori porta immersiva nella natura che può iniziare o terminare con una visita con degustazione alla cantina.

La cantina Vinchio Vaglio

Il corpo più antico della cantina presenta la tipica struttura piemontese: due corpi di vasche in cemento a destra e sinistra e un terzo posteriore. Disposte su tre piani ci sono circa 160 vasche con una capacità di circa 30.000 ettolitri. Negli anni, con l’aumentare dei soci, la cantina è stata ingrandita con nuove strutture dedicate a vinificazione, imbottigliamento, vendita e accoglienza.

La Barbera continua ad essere il vitigno principe e il core business della cantina, accanto troviamo vitigni autoctoni come Dolcetto, Grignolino, Freisa, Cortese, Nebbiolo Moscato, Brachetto e alloctoni come Chardonnay, Viognier, Merlot, Pinot Nero, Sauvignon e altri.

Visto l’elevato numero di soci, vendemmia e pigiatura vengono programmate dall’agronomo e dall’enologo. Effettuando visite in vigna per valutare la maturazione e le condizioni delle uve, vengono concordati appuntamenti con i conferitori che, al loro arrivo, vengono direzionati nelle varie linee di vinificazione in base alla varietà delle uve e alla loro destinazione finale.

Per la Barbera, la macerazione dura mediamente da 5 a 10 giorni, in base all’annata. Nella vendemmia 2025, molto promettente dal punto di vista qualitativo, è stata piuttosto breve in quanto le bucce sottili hanno portato a un’estrazione rapida. Ogni giorno si procede all’assaggio delle diverse vasche e si decide di come proseguirà la loro maturazione.

Per l’approvvigionamento di macchinari e attrezzature, è stata fatta la scelta coerente di privilegiare i fornitori locali. Le botti grandi sono tutte di produzione italiana, mentre le barrique sono in parte italiane e in parte francesi.

Visti i numeri di bottiglie abbastanza ridotti, la spumantizzazione sia metodo classico per l’Alta Langa che Charmat non viene effettuata all’interno, ma in collaborazione con un’altra azienda della zona.

Ogni giro della cantina si conclude nella bottaia, con una parte attrezzata per l’accoglienza, è possibile scegliere fra diverse esperienze di visita e degustazione, con accompagnamento di taglieri, grissini e stuzzichini.

La location è disponibile anche per pranzi, matrimoni, compleanni, comunioni. Un ambiente alternativo ideale dove anche i bambini trovano spazi adatti.

I vini

La gamma dei vini è molto ricca e variegata, in grado di soddisfare tutte le preferenze e gli abbinamenti gastronomici. A conferma di una qualità indiscussa, sono numerose le etichette insignite di prestigiosi premi nazionali e internazionali.

Come abbiamo detto il vitigno principe è la Barbera e viene proposta in diverse versioni, dalle più semplici e immediate fino ai pregiati cru Vecchie Vigne e Nizza; accanto a questi vini ottenuti da vitigni bianchi e rossi, autoctoni o ambientati da tempo, offrono un ampio ventaglio di espressioni dei terroir di questa parte del Monferrato.

Completano la gamma gli spumanti Metodo Classico e Martinotti, tra cui un eccellente Alta Langa e i vini dolci da Moscato e Brachetto che non possono mancare a conclusione dei pranzi delle feste.

Il mercato di riferimento è soprattutto quello nazionale, in particolare le regioni del Nord-Ovest, con un 20% dedicato all’esportazione.

La degustazione

In occasione della nostra visita abbiamo degustato diverse espressioni della Barbera; filo conduttore l’eleganza nel bicchiere data dai terroir sabbiosi e argillosi che diversificano questi vini da quelli di zone vicine caratterizzati da terre rosse.

Barbera d’Asti DOCG Sorì dei Mori 2024: circa 80.000 bottiglie, viene vinificato solo in acciaio. Rappresenta l’espressione più semplice e più immediata del vitigno. L’annata calda ha smussato un po’ l’acidità tipica esprimendosi in note di frutta rossa croccante con leggera speziatura di cannella e noce moscata. Il sorso è pieno e lungo, versatile negli abbinamenti giocando sulle temperature di servizio.

Barbera d’Asti Superiore DOCG I Tre Vescovi 2022: il vino più conosciuto, prodotto in più di 250.000 bottiglie. Affina per 12 mesi in botte grande. L’annata più equilibrata dal punto di vista climatico ha conferito un colore più fitto. Colpisce immediatamente il profumo floreale di violetta, tipico della zona di produzione, che si completa con piccoli frutti rossi. La botte aggiunge note vanigliate, balsamicità di eucalipto e speziatura più piccante di pepe e chiodi di garofano.

Barbera d’Asti DOCG Vecchie Vigne 50° 2023: questo vino è figlio del progetto più visionario della cooperativa, iniziato nel 1985, e consiste in una selezione e valorizzazione di vigne che avessero almeno 50 anni, andando controcorrente in un periodo in cui in altre parti d’Italia si assisteva al reimpianto. La prima annata prodotta è stata la 1987. Per sostenere questo progetto Vinchio Vaglio è entrata nell’associazione inglese The Old Vine Conference, nata per creare sinergie tra i custodi delle vigne vecchie in tutto il mondo e proporre l’introduzione di una nuova categoria identificativa. In Italia, Francia e altri paesi europei non esiste ancora una regola, una certificazione, pertanto, il termine Vigne Vecchie può essere attribuito arbitrariamente anche a vigne molto più giovani. Questa associazione ha stilato un primo disciplinare mondiale per definire le vigne vecchie stabilendo un’età minima di 35 anni. Questo valore non è casuale, è l’età media di produttività di una vigna, inoltre, per riportare la dicitura in etichetta, il vino deve essere prodotto con almeno l’85% di uve provenienti da vigne identificate come vecchie. La produzione per pianta ridotta a pochissimi grappoli porta a una maggiore concentrazione e la vinificazione in acciaio e cemento offre il massimo che si può ottenere dal vitigno Barbera senza l’uso de legno.

Il colore porpora con trama fitta e luminosa esprime tutta la gioventù di questo vino premiato con i tre bicchieri da Gambero Rosso, nonostante la gioventù, l’elegante bouquet è ampio con nuance di ciliegia fresca e in confettura, frutti di bosco, violetta appassita, spezia dolce e leggera balsamicità di eucalipto. Il sorso fresco e avvolgente si mantiene pieno a lungo riproponendo le sfumature percepite a livello olfattivo.

Nizza DOCG Laudana 2021: la denominazione Nizza nasce nel 2014 da uno spin-off della barbera d’Asti DOCG, di cui costituiva una sottozona, proponendo un disciplinare molto più restrittivo che prevede un affinamento in legno per minimo sei mesi per la tipologia base e dodici mesi per la tipologia Riserva. La vinificazione avviene in acciaio e cemento seguita da affinamento in botte grande per 12-14 mesi. In questa annata è stata utilizzata un’unica botte nuova. Più scuro rispetto al precedente sia a livello di colore che nei profumi che si declinano in frutta e fiori rossi, vaniglia, caramello. Il sorso è più snello per effetto sia della diversa zona di produzione che dell’annata.

Barbera d’Asti Superiore DOCG Vigne Vecchie 2020: stesse vigne del Vigne Vecchie 50°, ma con una ulteriore selezione delle uve migliori diverso affinamento che avviene in barrique di primo, secondo e terzo passaggio, in proporzioni indicativamente uguali, dove rimane per 12-18 mesi a seconda dell’annata. Per decidere il momento ottimale per l’imbottigliamento vengono assaggiate periodicamente tutte le barrique. Si sente la continuità organolettica, resa più complessa dall’apporto del legno. Si ritrova la violetta, la frutta diventa sciroppata, sotto spirito e si arricchisce di note tostate e boisé.

Nizza DOCG Riserva Sei Vigne Insynthesis 2019: affinamento per 16 mesi in barrique nuove con l’intento di dare un’espressione diversa, più della lavorazione, senza prevaricare i caratteri tipici del vitigno. Frutto di una grande annata, è caratterizzato da spiccata acidità nonostante i sei anni di età e tannino importante. Godibile subito promette di dare grandi soddisfazioni in evoluzione.

Barbera d’Asti Superiore DOCG Vigne Vecchie 2009: vinificazione simile a quella del 2020, con una percentuale maggiore di barrique nuove. Maturo senza dimenticare la sua impronta fruttata, continua ad evolvere rivelando continuamente nuove sfaccettature fruttate, speziate, balsamiche. Un vino da meditazione, da degustare lentamente, abbinabile anche con del cioccolato.

Barbera d’Asti Superiore DOCG Sei Vigne Insynthesis 2011: si percepisce la naturale evoluzione del 2019. Colpiscono le note di fiore macerato e cioccolato amaro. Sorprendente l’acidità che lascia presagire ancora uno spazio di evoluzione.

Alta Langa Metodo Classico DOCG Brut 2021: prodotto con Pinot Nero e Chardonnay, affina sui lieviti per circa 40 mesi. Perfetto abbinamento a tutto pasto; caratterizzato da fragranti ed eleganti profumi di fiori bianchi, crosta di pane e fruttati. Il perlage fine e vellutato vivacizza il gusto equilibrato; l’ingresso morbido in bocca evolve con pienezza in una chiusura sapida e fresca che invita a un nuovo sorso.

Piemonte DOC Grignolino Le Nocche 2024: da un vitigno autoctono a bacca rossa esigente, difficile da addomesticare per i numerosi vinaccioli che potrebbero dare note amarognole. Vinificato con maestria, come in questo caso, è un vino di grande modernità con la trasparenza del colore, il tenore alcolico moderato e la grande versatilità nell’abbinamento. Immediato, ma di grande personalità, servito fresco è perfetto anche per la stagione estiva.

Torroneria cioccolateria D. Barbero

Un suggerimento per completare una visita alla storica Torroneria Cioccolateria D.Barbero di Asti, e potrebbe essere Fondata nel 1883, con alle spalle già una cinquantina di anni di storia come confetturiere e prestinaio, è ancora caratterizzata da grande artigianalità nella produzione. Un’azienda museo che ha sede in un caseggiato stile liberty di fine 800 nel cuore di Asti, dove è possibile veder fare e confezionare diversi tipi di torrone e cioccolato oltre a macchine storiche, documenti originali, foto antiche. Naturalmente le visite si completano con una piccola degustazione dei prodotti.

Author

Sommelier e degustatore ufficiale AIS, dal 2006 si dedica allo studio e all’approfondimento frequentando numerosi master fra cui la Barolo & Barbaresco Academy (in corso) per diventare Ambasciatore dei vini di Langa oltre a numerosi altri sui vini del Piemonte, L’ecole des Vins de Bourgogne a Beaune dove ha conseguito il titolo di Ambassadeur del Climats de Bourgogne, l’École de Champagne e numerosi altri. È giudice internazionale a concorsi vinicoli tra cui Tastevinage a Clos di Vougeot, Concours International de Lyon, Frankfurt International Trophy, Burgondia a Beaune. Collabora con esportatori nella selezione delle aziende più adatte ai diversi mercati internazionali ed organizza eventi enogastronomici in Italia e in Borgogna. Il suo intento nel narrare il vino è quello di trasmettere ai lettori la sua passione, dando particolare risalto a un territorio, una storia, uno stile, una filosofia, un progetto, una famiglia, che lo rendono unico e invogliarli a conoscere lo sfaccettato mondo del vino e dell’enoturismo in Italia e nel mondo.

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