Sudafrica un paesaggio, un mosaico di coste spettacolari, montagne maestose, savane incontaminate, foreste pluviali e molto altro. Culla della viticoltura sudafricana è Western Cape, i suoi vini raccontano storie di paesaggi e tradizioni secolari. Qui, nel XVII secolo, i coloni olandesi impiantarono le prime vigne attorno a Cape Town e Constantia, dando origine a una tradizione enologica che oggi è tra le più dinamiche dell’emisfero australe.
Le dolci colline e il clima caldo della costa regalano rossi intensi e corposi, mentre i microclimi più freschi delle zone interne danno vita a bianchi varietali di estrema eleganza. I suoli granitici, di oltre 600 milioni di anni, arenarie e suoli alluvionali donano ai vini una mineralità unica e sorprendenti sfumature di gusto. Qui possiamo scoprire Chenin Blanc vibranti, Syrah intensi, tagli bordolesi eleganti e spumanti Metodo Classico che competono con i migliori del mondo. Tra le zone più rinomate possiamo citare Stellenbosch, Paarl, Franschhoek, Swartland e Constantia, ciascuna con una forte identità, mentre i vitigni più rappresentativi sono lo Chenin Blanc e il Pinotage, accanto a questi ecco i vitigni dal carattere internazionale Cabernet Sauvignon, Syrah e Sauvignon Blanc.
Oggi Western Cape unisce tradizione storica e sperimentazione moderna, con una crescente attenzione a sostenibilità, vecchie vigne e vini di terroir, rendendolo una delle regioni vinicole più interessanti a livello internazionale.
Old Vineyards o meglio Old Vine Project
In Sudafrica la certificazione Old Vine Project (OVP) viene rilasciata solo ai vigneti con almeno 35 anni di età documentata. Non si tratta quindi di una semplice dichiarazione del produttore, ma di un riconoscimento ufficiale e registrato, nato per proteggere e valorizzare un patrimonio viticolo raro. Le vecchie vigne hanno radici più profonde, capaci di esplorare il terreno in modo esteso e resiliente, assorbendo minerali e nutrienti che donano al vino complessità, concentrazione aromatica e longevità. Inoltre, producono grappoli meno abbondanti, ma di qualità superiore, con un equilibrio naturale che riduce l’intervento umano in vigna.
Cape Best
Cape Best è una realtà indipendente a conduzione familiare con una missione: scoprire e condividere in Italia l’anima autentica del Sudafrica attraverso la sua migliore proposta enologica.
Dal 2008 esplorano le cantine del Western Cape, una ricerca alla scoperta di piccoli e grandi produttori che, attraverso metodi di vinificazione unici e storie di passione, possano offrire vini in grado di trasportare chi li assapora in un mondo lontano 10.000 km.
Degustazione tra sapori e storia di vini lontani
Cantina Simonsig fu fondata da Frans Malan, un vero e proprio pioniere dell’industria vinicola sudafricana. Ancora oggi a conduzione familiare è gestita dalla seconda e terza generazione della famiglia Malan. Il nome “Simonsig” dall’olandese/afrikaans significa “vista del Simonsberg”, indicando la vista sulla montagna Simonsberg che domina la tenuta. Simonsig wine estate, di origini francesi ugonotte, si è sempre distinta per la grande esperienza e tradizione vinicola della famiglia; il risultato è rappresentato dalla produzione di vini di eccellenza, spesso innovativi.
Quando si parla di Simonsig si parla indirettamente anche della storia del Méthode Cap Classique (MCC), il Metodo Classico sudafricano. Infatti, nel 1971 Frans Malan produsse Kaapse Vonkel, il primo Méthode Cap Classique sudafricano, ancora oggi in produzione. Oltre alla pionieristica produzione di MCC, è stata anche una delle prime aziende a produrre un Pinotage di alta qualità. Inoltre, la cantina si impegna in pratiche sostenibili e rispettose dell’ambiente, utilizzando tecniche di viticoltura che promuovono la biodiversità, riducono l’uso di pesticidi e di fertilizzanti chimici, per preservare la salute del suolo e dell’ecosistema locale.
Simonsig Méthode Cap Classique Kaapse Vonkel Brut Rosè 2022: un vino nato nel 2004 dall’enologo Johan Malan, che ha creato una vera e propria innovazione con Kaapse Vonkel Brut Rosè, un uvaggio di 77% Pinot Noir, 22% Pinotage e 1% Pinot Meunier. Vino vegano. Nel calice si presenta di un bel rosa salmone pallido, bollicina elegante, fine e persistente. Al naso propone sentori di piccoli frutti rossi, fragoline di bosco, agrumato dolce, crosta di pane e un tocco cremoso. Il sorso è fresco, delicato tornano le fragoline, i lamponi, un tocco mentolato e una chiusura piacevolmente ammandorlato.
Simonsig Cuvée Royale 2017 Stellenbosch: 100% Chardonnay, Cuvée Royale nasce nel cuore di Stellenbosch, una regione la cui magia risiede nella sua posizione geografia. Circondata da montagne maestose e influenzata dalla vicinanza all’Oceano Atlantico, la zona gode di notevoli escursioni termiche che regalano freschezza, acidità e profumi alle uve. La vendemmia 2017 è stata definita “annata piccola ma promettente”. Acini più piccoli, ma ricchi di aromi. Affina per oltre tre anni sui lieviti. Nel calice color giallo paglierino chiaro e luminoso con un perlage estremamente fine che forma lunghe catenelle che danzano senza fermarsi. Il bouquet regala sentori floreali e fruttati, fiori gialli, lime, cedro, frutta candita e un tocco di zafferano. Si svela piano regalando al secondo naso note di pasticceria, zafferano, nocciole e pan brioche. Il sorso è estremante elegante, delicato, ma al contempo incisivo, svelando mineralità, complessità e persistenza. Un calice vibrante che mostra come questo Metodo Classico sudafricano alla cieca faresti fatica a individuare le sue origini per la sua grande eleganza.
Jordan Timepice Chenin Blanc 2022: il nome “Timepiece” vuole essere un omaggio al tempo e al suo scorrere lento, che richiama metaforicamente le “vecchie” vigne della tenuta Jordan piantate negli anni ’80. Perfetto equilibrio e rese bassissime donano al vino eleganza, struttura e profondità. Questo vino è certificato «Heritage Vineyards» in quanto le uve provengono da vigneti storici di 40 anni. Timepiece dà il nome alla nuova e innovativa linea di vini Jordan che celebra l’eredità della famiglia: vini provenienti dai vigneti più vecchi della wine estate, piantati del fondatore Ted Jordan e certificati come «Heritage Vineyards» dall’Old Vine Project. I quattro punti cardinali raffigurati sulla confezione rappresentano i vigneti che si trovano a diverse altitudini sui pendii collinari di Jordan, il logo “Timepiece” è scritto a mano da Ted Jordan, segno di gratitudine verso il fondatore della cantina. Un 1/3 della massa è vinificata in anfora, inoltre affina per circa 9 mesi sulle fecce fini. Nel bicchiere presenta una vena minerale che si mischia a note fruttate come quella della mela cotogna, sul finale ecco l’affascinate angelica, con i suoi tipici profumi erbacei, muschiati e mentolati. Il sorso è chiaramente minerale, frutto sostenuto da un’acidità vibrante che enfatizza il finale sapido e leggermente amaricante.
Bellingham Wine Estate nasce nel 1693 da un’idea di una coppia franco-olandese. Oggi la cantina è saldamente legata alla sua tradizione di innovazione, ingegno e lungimiranza, pur mantenendo un forte legame con il XXI secolo. I vini strutturati portano l’inconfondibile impronta del terroir e dello stile del Western Cape in Sudafrica. Il lavoro in vigna è posto al centro della filosofia della cantina: massima selezione dell’uve e preservare il più possibile le caratteristiche delle singole cultivar. Bellingham è anche membro dell’organizzazione Old Vine Project.
Bellingham Homestead Red Blend 2021: La collezione Homestead di Bellingham nasce nella storica tenuta nella Franschhoek Valley, un tempo casa della coppia Podlashuk, pionieri del vino sudafricano. Questa linea esprime il carattere autentico del terroir con uno stile distintivo e un tocco inaspettato. Al naso piccola frutta rossa, ciliegia, ribes, cassis, more di gelso e prugna , che piano piano lasciano il posto a note terziarie di spezie dolci, liquirizia, cacao e vaniglia. Il sorso è vellutato e avvolgente, ritorni di frutta rossa con tocchi freschi, i tannini fini apportano equilibrio, struttura e profondità.
Bellingham Bernard Series Basket Press Syrah 2020: Shiraz 100%. Dopo la fermentazione, il 50% del vino matura in botti di rovere francese (25% nuove e 45% di secondo passaggio e il restante 30% in contenitori di diversa ampiezza) per circa 14 mesi. Nel calice ecco il varietale del vitigno, subito sentori di spezie, pepe bianco e nero, liquirizia, grafite, cuoio e cacao, poi sfumature di erbe aromatiche e balsamiche che si mischiano ai profumi di frutta scura e fynbos essiccato, la tipica vegetazione arbustiva del Sudafrica. Un calice strutturato, piacevolmente tannico e fresco, che promette una bella longevità in cantina fino a 10 anni, se non oltre.
I vini possono essere acquistati nello shop online di Cape Best





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