A distanza di un anno il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è tornato a Milano per presentare il volume “Le Pievi del Vino Nobile di Montepulciano L’inizio di una nuova era”. L’occasione ha dato la possibilità anche di poter assaggiare alcune etichette rappresentative recanti la menzione “Pieve”, che ha debuttato ufficialmente nel 2025 con l’annata 2021. La nuova menzione ha il compito di rafforzare in maniera esponenziale il legame tra vino, territorio e storia, proponendosi come espressione più alta, identitaria ed elegante della denominazione.

Il progetto “Pieve”, iniziato nel 2020, nell’ottobre del 2024 ha visto l’approvazione definitiva del Comitato Nazionale Vini del nuovo Disciplinare del Vino Nobile di Montepulciano “Pieve”. Alla base dell’individuazione delle “Pievi” fondamentale è stato lo studio storico della geologia e della geografia del territorio che ha portato alla individuazione di 12 zone, definite nel disciplinare di produzione UGA (Unità geografiche aggiuntive), che saranno anteposte con la menzione “Pieve” in etichetta. Questo aspetto rappresenta l’identità del Vino Nobile di Montepulciano che guarda appunto al passato. La scelta di utilizzare i toponimi territoriali riferibili a quelli delle antiche Pievi in cui era suddiviso il territorio, già dall’epoca tardo romana e longobarda, nasce da un approfondimento di tipo storico, paesaggistico e produttivo vitivinicolo. Secondo una prima stima del Consorzio rappresenterà circa il 10% del totale di produzione del Vino Nobile di Montepulciano, ovvero circa 600 mila bottiglie all’anno.

Il nuovo disciplinare pone l’accento sui vigneti longevi, sui vitigni autoctoni e sull’invecchiamento. Un vino che andrà a valorizzare ancor di più il territorio attraverso le 12 sottozone. L’uvaggio sarà legato al Sangiovese, localmente chiamato Prugnolo gentile, e ai soli vitigni autoctoni complementari ammessi dal disciplinare con uve esclusivamente prodotte dall’azienda imbottigliatrice. Novità importante è l’istituzione di una commissione interna al Consorzio composta da enologi e tecnici la quale avrà il compito di valutare, prima dei passaggi previsti dalla normativa, che le caratteristiche corrispondano al disciplinare stesso.

I numeri del Montepulciano

Il territorio del Montepulciano rappresenta una realtà che si estende su una superficie complessiva di circa 16.500 ettari, di cui circa 2.000 ettari vitati, di questi circa 1.200 sono gli ettari iscritti a Vino Nobile di Montepulciano DOCG, mentre circa 390 gli ettari iscritti a Rosso di Montepulciano DOC. Nel 2024, in linea con i numeri degli ultimi anni, sono state immesse nel mercato 6,7 milioni di bottiglie di Vino Nobile e 2,3 milioni di Rosso di Montepulciano. Il valore medio della produzione vinicola si attesta intorno ai 65 milioni di euro, mentre il valore patrimoniale delle aziende vitivinicole raggiunge circa 1 miliardo di euro.

Moderatore della tavola rotonda, che ha avuto luogo a Milano, è stato Giulio Somma, direttore de “Il Corriere Vinicolo”. L’introduzione è spettata a Andrea Rossi, Presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, che ha ripercorso il lungo cammino che ha portato alla nascita del progetto “Pieve”, raccontando come queste non siano state un percorso semplice, nate in un momento difficile come quello del Covid. Ha ricordato che il Vino Nobile di Montepulciano è stata la prima DOCG italiana, nata nel 1980, insieme a un’altra toscana e a due piemontesi.

Francesco Redi e il suo “Bacco in Toscana”

Riccardo Pizzinelli, presidente della Società Storica Poliziana, ha ricordato la figura di Francesco Redi: medico, naturalista e poeta mediceo, che ha celebrato il vino di Montepulciano nel ditirambo “Bacco in Toscana” del 1685. In quest’opera, Redi esalta i vini della sua terra, culminando in un tributo ineguagliabile alla “manna di Montepulciano”, definendolo senza mezzi termini “il re di tutti i vini”. Per celebrare questo legame indissolubile, la città di Montepulciano ha programmato per il 2026 un ricco calendario di manifestazioni, un’occasione in cui non solo verrà reso omaggio a uno dei grandi geni del Seicento, ma anche al legame indissolubile tra storia, cultura e tradizione vitivinicola che caratterizza il territorio grazie a un ricco calendario di eventi che unirà scienza, arte, cultura e degustazioni, saprà coinvolgere cittadini, appassionati e visitatori provenienti da tutto il mondo, rafforzando il ruolo di Montepulciano come ambasciatoredel vino e della cultura toscana.

Don Manlio Sodi, professore ordinario presso l’Università Pontificia Salesiana, ha affrontato il tema del turismo spirituale attraverso l’idea di un “Pellegrinaggio delle Pievi di Montepulciano”. Un progetto enoturistico che prende ispirazione dal Pellegrinaggio Artusiano ideato da Leonardo Romanelli nel 2011in occasione dei festeggiamenti per i cento anni della scomparsa di Pellegrino Artusi. Presente Andrea Lonardi, curatore del volume Le Pievi del Vino Nobile di Montepulciano, e Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, che ha ripercorso 150 anni di articoli d’archivio del Corriere sul Nobile e su Montepulciano.

Focus millesimo 2022

La degustazione è stata condotta da Giuseppe Carrus, curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, con l’assaggio di cinque Vino Nobile di Montepulciano “Pieve”, tutti dell’annata 2022. Questa degustazione “orizzontale” ha permesso di confrontare vini provenienti da aree diverse della denominazione, tutte dello stesso millesimo, per provare nel calice le differenze territoriali.

Tenuta Trerose Pieve Valiano Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2022: zona più a Est della denominazione. Naso estremamente fine, elegante e luminoso, si alternano profumi fruttati e floreali. Ecco i frutti rossi croccanti, un tocco di viola e lievi accenni speziati. In bocca bella la freschezza con un tocco di sapidità sul finale e un richiamo agrumato di chinotto. Il tannino presente e cesellato regala al sorso una piacevolezza e una facilità non banale.

Tenuta di Gracciano della Seta Pieve Gracciano Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2022: ci troviamo sempre nella parte Est ma verso Nord. La frutta rossa diventa più matura, un Sangiovese che mostra tutto il suo varietale, tocchi minerali ingentiliti da soffi vanigliati. In bocca la trama tannica è più presente e mostra ancora segni di gioventù. L’alcolicità importante è ben bilanciata dall’acidità e dalla struttura.

Tenuta Calimaia Frescobaldi Viacroce Pieve Cervognano Nobile di Montepulciano DOCG 2022: siamo nella zona centrale, qui il bouquet diventa più austero. Il naso è complesso, note agrumate, tocchi di resina, marasca, carruba, spezie, pepe rosa. Il tannino è incisivo e ricco di personalità, eleganza non scontata e destinato a una bellissima evoluzione nel tempo. In bocca la freschezza, non spigolosa, contribuisce ad aumentare la persistenza del calice.

Cantina del Redi Pieve Sant’Ilario Nobile di Montepulciano DOCG 2022: un calice più classico e austero, Pieve Cervognano appare meno immediata, si mostra con riservatezza nel calice. Al naso le note fruttate si fanno secondarie lasciando il posto di protagoniste a quelle minerali, ferrose, con un tocco agrumato. Un vino che richiede tempo per essere compreso, ma capace di emozionare e ricompensare dell’attesa. Anche in bocca la freschezza è più netta, più vibrante, richiama la scorza d’arancia. Un vino da leggere in prospettiva, ma già da ora mostra tutta la sua eleganza non ancora completamente domata, carica di fascino e mistero.

Fattoria della Talosa Nobile Pieve le Grazie Vigna Chiusino Nobile di Montepulciano DOCG 2022: ci troviamo nelversante occidentale caratterizzato da una maggiore presenza di calcare. Un calice sicuramente “più leggibile”, torna la frutta rossa, piccoli frutti di rovo, note speziate e floreali, giaggiolo e rosa, segue l’incenso e un finale mentolato. Il vino mostra il suo varietale in maniera fiera ed elegante. Il sorso è pieno ed avvolgente con un tannino ben presente. Un calice equilibrato e di grande eleganza.

Una degustazione che ha messo in evidenza le differenze tra le Pievi, ma collegate da una matrice comune che è data da uno stile condiviso che potremmo così riassumere: uso misurato del legno, estrazioni calibrate, attenzione all’equilibrio anche in annate calde. Sono vini di carattere e identitari, capaci di regalare piacevolezza, scorrevolezza e precisione aromatica, dimostrandosi, al di là delle sfumature territoriali, autentici e gastronomici.

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