“Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura” con questo spirito l’azienda di Valdobbiadene ha celebrato a Milano i suoi primi cento anni con un incontro presso l’antico Teatro Gerolamo, inaugurato nel 1868, oggi tornato a nuova vita dopo un fine restauro conservativo. Sul palco, l’attore Pino Strabioli, nel ruolo di moderatore, Pierluigi Bolla, presidente di Valdo Spumanti, la chef stellata Chiara Pavan e il giornalista wine expert Giulio Somma.
Pierluigi Bolla ha raccontato non solo la storia aziendale, ma anche il ruolo della sua famiglia ambasciatrice del Prosecco nel mondo sottolineando come celebrare cento anni non significhi solo guardare al passato, ma soprattutto guardare al futuro. «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo – afferma Pierluigi Bolla – direi: “una vita vivace”, un claim di una campagna pubblicitaria degli anni ’90, che racconta la nostra filosofia dinamica, curiosa e sempre protesa verso l’innovazione, la qualità e lo sviluppo della tradizione nel rispetto della nostra terra. Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e positiva leggerezza anche nei tanti momenti di vita quotidiana. Una delle decisioni più corrette è stata certamente quella di chiamarsi Valdo nel 1951, oggi Valdobbiadene è il luogo dove si produce l’eccellenza del Prosecco Superiore».
«Oggi il Prosecco vende tre volte più dello Champagne- afferma con orgoglio il Presidente di Valdo – l’opposto di quanto accadeva all’inizio.» La storia non nasce né in un castello né in un’azienda bensì in una semplice locanda.
La storia di Valdo è legata alla famiglia Bolla che, attraverso la sua opera, ha contribuito a scrivere la storia del Prosecco. Tutto inizia nel 1883, quando Albano Bolla, proprietario di una locanda a Soave, comincia a produrre vino per i propri ospiti e a distribuirlo nei locali più prestigiosi di Venezia e Milano. Nel 1926 viene fondata la Società Anonima Vini Italiani Superiori, mentre nel 1938 Sergio Bolla completa l’acquisizione dell’azienda, trasformandola nel 1951 in Valdo e dando avvio a un percorso di sviluppo che ha segnato la storia del Prosecco.
«Le cantine Valdo hanno avuto un ruolo fondamentale perché hanno spesso anticipato i tempi nelle loro scelte. La storia della famiglia Bolla nasce da una locanda – rimarca Somma – guidata dal bisnonno dell’attuale presidente, che decise di acquistare un vigneto per servire il suo vino alla clientela. Una distintività che si è riprodotta negli anni. Il che significa attenzione al mercato in generale e al cliente in particolare. Un approccio che oggi definiremmo marketing oriented, guidato dalla ricerca di unicità e da una logica quasi sartoriale che ha forgiato uno stile vinicolo riconoscibile. Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione fino alle etichette più recenti, si tratta di vini che esprimono profondità e complessità organolettica e raccontano una storia enologica significativa».
Chiara Pavan ha evidenziato il valore territoriale del vino: «Lo apprezzo molto anche per il suo forte legame con il territorio, una terra vocata con una ricchezza di sapori unica e molto stimolante per chi fa il mio lavoro». Un sentimento comune a Valdo che nella cura del vigneto ha sempre visto un senso di rispetto sia per il territorio sia per i clienti stessi. Il territorio è stato uno dei protagonisti dell’incontro. Da cento anni Valdo produce a Valdobbiadene Prosecco e spumanti valorizzando Glera ed altri vitigni tra le colline tra Conegliano e Valdobbiadene, dichiarate Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2019. Forte di questa storia, Valdo è entrata ufficialmente a far parte dell’Associazione Marchi Storici d’Italia, riconoscimento che ne attesta il ruolo nella storia imprenditoriale e culturale del Paese. Dagli anni Sessanta, con l’introduzione di continui miglioramenti tecnologici, alla diffusione internazionale tra anni Ottanta e Novanta e alla costruzione del nuovo stabilimento a Valdobbiadene, un racconto che ha dipinto l’immagine di un’azienda capace di camminare a fianco della società e delle sue abitudini di consumo, mantenendo stretto il legame con il territorio in cui l’ha vista nascere e crescere.
«Vendiamo gusto, piacere e identità – ha puntualizzato Bolla – Vendiamo cultura: il Prosecco è un vino che sa parlare al mondo e ha fatto da apripista ai vini italiani. A livello globale il Prosecco vale il triplo delle vendite di Champagne. Se analizziamo il mercato in retrospettiva, però, negli anni ’90 il Prosecco ha vinto la concorrenza con il vino bianco: cambiano gli stili di vita, interpretati dai prodotti. In quest’ottica oggi il Prosecco non si deve reinventare, ma deve sapersi governare. Abbiamo avuto grande sensibilità nell’anticipare i tempi».
I Magredi e Valdo Purø
La celebrazione del centenario è stata l’occasione per guardare anche al futuro. Ne è una dimostrazione l’acquisizione, da parte di Valdo, dell’azienda agricola I Magredi, nelle Grave del Friuli, 65 ettari di vigneti e un patrimonio vitivinicolo di grande valore, destinato allo sviluppo di nuovi progetti enologici tra vini fermi, Metodo Charmat e Metodo Classico. Sul fronte dei nuovi consumi, l’azienda ha recentemente presentato Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs, proposta dealcolata che interpreta le tendenze contemporanee.
Concludiamo ricordando un famoso manifesto dell’azienda che dice: “Valdo consiglia una vita vivace, piena di ottimismo e di gioia. Il suo sapore brioso e l’allegro perlage rendono la vita serena e ciò che ci circonda più apprezzabile. Brindate con noi, le buone occasioni non mancano”.






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