Il vino che non doveva nascere: il Manzoni Bianco che ha conquistato Ermenegildo Giusti e gli appassionati
In viticoltura, come in altri campi, limitarsi a ciò che si è sempre fatto, senza sperimentare, si può trasformare in un limite. Quando il suo team di enologi propose di vinificare il Manzoni Bianco in purezza, Ermenegildo Giusti , a capo di Giusti Wine, non ne era convinto.
“Devo ammetterlo: all’inizio non volevo produrre questo vino. – spiega Ermenegildo Giusti –Avevo il timore che il mercato estero non fosse pronto a capirlo. Ma quando l’ho assaggiato in cantina durante l’affinamento, ho cambiato idea. Ho capito che rappresenta la vera espressione di ciò che può fare una viticoltura sana e mirata sul Montello, sfatando il mito che non sia una terra da bianchi di struttura. A convincermi definitivamente a fare questo salto è stato il mio team di enologi, soprattutto Gabriele: mi hanno trasmesso la loro passione, spingendomi a scommettere su un progetto che omaggia una varietà autoctona fondamentale per il nostro territorio”.
“Mi sono innamorato di questo vino da subito, quando la sua produzione non era neppure certa – continua Gabriele Zanatta –. Ecco perché lo zio ha deciso di dargli il mio nome: un sorso tenace, una caratteristica che contraddistingue anche me”.
Manzoni Bianco Gabriele Giusti vuole rappresentare una nuova espressione di una viticoltura sul Montello, un vino che doveva restare un esperimento di nicchia e che invece ha conquistato mercati che, sulla carta, non erano nemmeno previsti.
Il Manzoni Bianco è un vitigno ottenuto negli anni Trenta nell’ambito di un programma di miglioramento genetico della vite condotto dal Prof. Luigi Manzoni, da cui prende il nome, all’Istituto Tecnico Agrario di Conegliano. Nasce dall’incrocio tra Riesling Renano e Pinot Bianco, ha una produzione contenuta, per le ridotte dimensioni del grappolo, ma ha un’ottima resistenza. Nel calice conserva un’acidità vivace e un profilo aromatico caratteristiche ereditate dai genitori. È proprio questa complessità a spiegare, almeno in parte, il timore iniziale di Ermenegildo Giusti: un vitigno autoctono, identitario, ma percepito come di nicchia — difficile da posizionare su mercati abituati a varietà internazionali più riconoscibili. A ribaltare questa percezione è stato il lavoro in vigna e in cantina, costruito per esaltare proprio ciò che il Manzoni Bianco ha di più caratteristico.
Dal Vigneto al calice
I vigneti si trovano all’interno della Tenuta Abazia, una delle undici proprietà di Giusti Wine e situata ai piedi dell’Abbazia di Sant’Eustachio, luogo simbolo del Montello oggi restituito alla comunità grazie al restauro finanziato dalla famiglia Giusti.
Le uve vengono raccolte e selezionate a mano, una scelta che permette di scartare in vigna ogni grappolo non perfettamente sano o maturo. Segue un passaggio di 5 giorni di permanenza in cella frigorifera prima della diraspatura. Questa sosta a freddo rallenta i processi enzimatici e ossidativi, preservando intatto il patrimonio aromatico dell’uva fino al momento della pressatura. Segue poi diraspatura e pressatura in saturazione di azoto.
Il mosto ottenuto viene ulteriormente refrigerato a basse temperature con batonnage costanti per l’estrazione degli aromi. Affina poi per metà in acciaio e per metà in tonneaux per 5 mesi con 2 batonnage a settimana delle lies di lievito. I batonnage costanti favoriscono l’estrazione degli aromi varietali del Manzoni Bianco, naturalmente predisposto a note agrumate e floreali.
Una scommessa che oggi ha il nome del suo creatore
Quel timore iniziale di Ermenegildo Giusti, il dubbio che il mercato estero non fosse pronto per un vitigno così identitario, si è rivelato, col tempo, la domanda sbagliata. Non era una questione di disponibilità del mercato a “capire” il Manzoni Bianco, ma di rigore nel realizzarlo: un lavoro fatto di raccolta manuale, protezione dall’ossidazione, batonnage costanti e fermentazione divisa tra acciaio e legno, capace di trasformare un vitigno autoctono in un bianco di struttura e personalità.
Il nome è un doveroso omaggio al suo ideatore “Gabriele Zanatta”, accanto a lui fondamentale il sostegno dell’enologo Mirco Pozzobon e la preziosa guida di Graziana Grassini. Sull’etichetta è raffigurata una beccaccia, uccello tipico del luogo, pronta a spiccare il volo e a esplorare nuovi orizzonti proprio come Gabriele, nato a Nervesa della Battaglia e cresciuto tra i vigneti, ma con lo sguardo sempre rivolto al futuro.
Gabriele Asolo Montello DOC 2024
Gabriele Asolo Montello DOC si presenta nel calice di un bel giallo brillante con bagliori dorati. Al naso una sfaccettata eleganza, prima la giovinezza delle note di frutta matura, pesca, albicocca e susina gialla, poi la delicatezza del floreale, acacia, biancospino, gelsomino e fiori d’acacia, e un tocco di erbe aromatiche, maggiorana e timo, con una chiusura che vira su una matrice minerale. Il sorso è diretto e avvolgente, un giusto equilibrio fra sapidità e mineralità con ritorni fruttati.
In cantina e nello shop online 22,00 euro
“Vogliamo farlo conoscere perché ha delle potenzialità interessantissime e rappresenta il territorio della DOC Montello dove i vini bianchi sono sempre stati un po’ trascurati e noi vogliamo essere tra i primi a dare a questo Manzoni Bianco uno spazio molto più importante, è un vino gastronomico, un vino gourmet, un vino tecnico. Per me è anche una grande responsabilità che questo vino porti il mio nome, perché non deve essere buono solo quest’anno, ma tutte le altre a venire” conclude Gabriele Zanatta.




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