Vi siete mai soffermati a pensare che quando si degusta un millesimo indietro con gli anni è sempre un’emozione unica? Potremmo affermare che ogni millesimo è una piccola macchina del tempo: basta stappare e un’annata che sembrava chiusa nel passato ricomincia a parlare. A Chiuro, per un giorno, Nera Vini ha aperto molti ricordi.
Fondata a Chiuro nel 1940, Nera Vini rappresenta una delle realtà storiche della viticoltura valtellinese e porta avanti da oltre ottant’anni un progetto legato alla valorizzazione della Chiavennasca e del paesaggio terrazzato della valle. Otto ettari e mezzo di vigneti di proprietà, 19 etichette, una produzione annua di circa 450.000 bottiglie e tre fratelli che portano avanti l’azienda di famiglia. Accanto ai vigneti di proprietà importante è la rete di conferitori selezionati, con i quali la famiglia mantiene rapporti consolidati da decenni, basati sulla fiducia e sulla condivisione delle pratiche agronomiche. Una realtà che dà vita a Nera Vini e Caven Camuna: due aziende nate dalle stesse radici familiari, ma ciascuna con una propria identità e un proprio percorso.
«Sentiamo forte il legame con questa valle e con la comunità alla quale apparteniamo. Per noi raccontare la Valtellina significa anche restituire qualcosa a un territorio che ci ha dato moltissimo e del quale condividiamo storia e valori.», afferma Simone Nera responsabile dello sviluppo commerciale e delle relazioni con i mercati nazionali e internazionali.
Un’azienda che è sempre rimasta nell’ombra per le “luci della ribalta”, ma non per quanto riguarda la qualità. Nel corso degli anni ha contribuito alla crescita qualitativa e alla diffusione del vino di Valtellina oltre i confini della valle, sviluppando un modello imprenditoriale fondato sul legame con il territorio, sulla tutela dei terrazzamenti e sulla valorizzazione delle persone che ne custodiscono il patrimonio. Ma in questo mondo dove tutto corre veloce sui social un cambio di marcia era d’obbligo. Per questo, e non solo, è stata organizzata una giornata dedicata alla stampa del settore.
“Loro sono più uomini del fare che dell’apparire” spiega Sara Missaglia, giornalista, sommelier e degustatrice che ha coadiuvato Stefano e Simone Nera, nella masterclass che ha messo al centro l’importanza del tempo, custode di memorie, tradizioni e antichi saperi.
«I Millesimi del Tempo»: le Riserve di Nera Vini voce del Nebbiolo delle Alpi
Il vitigno protagonista è stato il Nebbiolo di montagna che ha creato un legame indissolubile con il territorio su cui cresce: le Alpi, un connubio vitale, un’alleanza storica tra il vigneto terrazzato più esteso d’Italia e la montagna. Il Nebbiolo in Valtellina prende il nome di Chiavennasca da ciuvenasca, più rigoglioso e quindi più vinoso.
Stefano Nera, enologo dell’azienda, che segue direttamente la gestione agronomica ed enologica delle produzioni, dalla vigna alla cantina, è spettato il compito di introdurre questo vitigno.
La degustazione “I Millesimi del Tempo” ha proposto quattro Riserve selezionate per mettere a confronto annate ed espressioni differenti della denominazione:
Valtellina Superiore Riserva DOCG “Signorie” 2018, un vino intrigante e seduttivo. Il calice regala trasparenze e filigrane cristalline. L’attacco floreale, peonia, rosa, lascia subito il posto al fruttato che dà il centro al bouquet: ecco che si va dal frutto nero, all’agrumato, scorza d’arancio, per poi passare allo speziato, cardamomo e un tostato che rimane elegantemente sullo sfondo. Il sorso è piacevole, sottile, ma d’impatto, torna l’agrumato e slancia la beva, tannini presenti e ben articolati.
Valtellina Superiore Sassella Riserva DOCG “Tri Angei” 2019, un calice austero. La Sassella è forse la sottozona più celebre della Valtellina ed è un richiamo netto ai sassi, al susseguirsi di balze formate da muri a secco incastonate tra loro tra immensi speroni di roccia madre. Prende il nome dal Santuario dedicato alla Madonna omonima, uno dei simboli del territorio. L’alternarsi tra fruttato e floreali regala dinamicità al calice. Frutta rossa croccante, ribes, peonia, melograno, iris, cramberry. Al secondo naso ecco lo speziato, il pepe rosa, la liquirizia, e poi genziana e nocciola tostata. Un calice austero ma ricco di fascino sottile, che mostra l’anima del Nebbiolo di montagna.
Valtellina Superiore Inferno Riserva DOCG “Ca’ di Avi” 2020 Il cuore storico di questa sottozona si trova al centro ed è caratterizzato da pendenze vertiginose con un’esposizione in pieno sud. L’Inferno, insieme alla Sassella, dà somme termiche mediamente più alte rispetto alle altre sottozone del Valtellina Superiore. Un naso che ci riporta all’inferno, con note di brace, roccia calda, radici amare, genziana, per poi passare a note di sacrestia, incenso, ma nel secondo naso ecco il floreale e il fruttato. Il sorso è avvolgente, potente, tannino lungo ed evidente con un finale leggermente piccantino. Qui l’Inferno si fonde e amplifica l’annata calda del 2020. Un calice potente come l’Inferno da cui ha origine.
Valtellina Superiore Riserva DOCG “Paradiso” 2020. Appena sopra, in risposta all’animo estremo del paesaggio dell’Inferno, si trova il Paradiso, un cru della sottozona Inferno, un anfratto di terra con pendenze lievi ed esposizione più fresca. Con questo calice si va direttamente dall’Inferno al Paradiso, anche se l’azienda ha deciso di non rivendicare la sottozona. Qui i terziari si fanno più evidenti insieme al floreale di fiori disidratati, come in un potpourri dai toni di rosa canina insieme alla scorza di arancia sanguinella. Arrivano poi le erbe aromatiche e un tocco muschiato. Un calice angelicamente affascinante.
Valtellina Superiore Riserva DOCG “Cheséta” 2017, un vino che è una vera particolarità in tutti i sensi, edizione limitata, annata 2017 con le sue gelate primaverili e un affinamento in condizioni non convenzionali in alta quota a 1.816 metri di altitudine all’interno delle grotte della Latteria di Livigno. Qui il bouquet regala note più verdi, un qualche cosa che richiama la freschezza alpina, per poi ritornare su toni della radice come quella della genziana. Un sorso che con i suoi quasi 10 anni mantiene delle note di gioventù. Armonioso ed elegante che esprime l’identità del territorio montano senza eccessi, fine ed aristocratico.
Il confronto tra i diversi millesimi ha permesso di osservare come il tempo intervenga sulla trama del vino senza cancellare il terroir su cui affondano le radici. Freschezza, tannino, note fruttate, floreali, speziate e terziarie assumono quote differenti nei diversi calici, restituendo una visione d’insieme per interpretare il territorio della Valtellina.
Due millesimi bussano dal passato
A sorpresa ecco svelati i due millesimi custodi del tempo e custoditi per l’occasione, due vini, due chiavi del tempo che hanno riportato, attraverso l’assaggio, indietro di oltre vent’anni.
Valtellina Superiore “Signorie” Riserva 2002 nel calice ecco far capolino colori aranciati scarichi e luminosi a dispetto dell’età. Il naso è stratificato ed incentrato sui sentori terziari, tabacco, alloro, erbe aromatiche essiccate, brace, genziana, china, rabarbaro, prugnolo, un tocco di mirtillo e mora in confettura. Il sorso non delude, se sai capirlo, non di conquista con la potenza, ma con la grazia di un’étoile che in danza tra le rocce e i muretti a secco. Sara Missaglia l’ha definita “La tempesta perfetta”.
Sforzato di Valtellina DOCG “Messere” 2001 di Caven Camuna lo Sforzato è un vino icona del territorio, figlio del vento e del tempo. È stato il primo vino rosso passito secco in Italia ad aver avuto la D.O.C.G. nel 2003. Ha animo potente, ma raffinato. L’unicità dello Sforzato di Valtellina o Sfursat di Valtellina D.O.C.G. è nel suo essere un vino rosso secco espressione del Nebbiolo ottenuto da appassimento delle uve. Il nome deriva dalla tradizione locale di “sforzare” le uve, di concentrarle dando vita a una base di maggiore struttura e potenza. Venticinque anni nel calice regalano un naso toffee, con note di torrefazione, nocciola, rabarbaro, liquirizia, ginepro e balsamico quasi resinoso. Il sorso è morbido, glicerico, di grande eleganza. Un vino che era, che è e che sarà.
Le annate 2002 e 2001 hanno mostrato quanto lontano possa evolvere il Nebbiolo delle Alpi, e con lui lo Sforzato: qui il tempo non si limita a passare, entra a far parte dell’identità del vino. Due calici custodi del tempo che sulle Alpi passa lentamente… qui la fretta non è contemplata.










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