Garda DOC presenta i primi vini low alcol a denominazione di origine controllata. Vini secchi, fermi, dalla piacevole fragranza fruttata, perfetti per il light style
Il mondo del vino è in continua evoluzione, sia nelle tecniche di viticoltura e vinificazione, sia nelle richieste dei consumatori. Una delle tendenze più significative è la crescente domanda di vini a gradazione alcolica più contenuta.
Garda DOC è la prima denominazione che risponde a questa domanda introducendo nel proprio disciplinare vini low alcol. “La grande novità – sottolinea Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio Garda DOC – è proprio il fatto che siano DOC. Queste tipologie venivano prodotte già dal 2016, ma non erano DOC. L’approvazione dall’Unione Europea è arrivata nel 2025”. Il fatto che siano DOC significa che rispondono a un preciso disciplinare che impone che siano vini che nascono a bassa gradazione alcolica per natura e non come conseguenza di interventi chimici o fisici. Non c’è dealcolazione, sono il frutto di un sorprendente lavoro in vigna e in cantina.
Per arrivare alla prima vendemmia come DOC, quella del 2025, ci sono voluti sei anni di studi agronomici ed enologici. Durante questo periodo di sperimentazione sono state effettuate numerose prove e sono stati raccolti tutti i dati che hanno consentito di mettere a punto i dettagli di gestione della vigna e di vinificazione.
Il primo passo è stato quello di individuare i vitigni più adatti. La Garganega ha dimostrato di essere il vitigno che possiede i requisiti più idonei per la produzione di vini low alcol in quanto ha un periodo vegetativo, dall’invaiatura alla vendemmia, particolarmente lungo. Inoltre, il suo titolo alcolometrico minimo da disciplinare è già 8,5%, significativamente più basso rispetto a quello di altre uve bianche, non richiede, pertanto, una ulteriore modifica di legge per ridurlo.
Inoltre, utilizzare il vitigno autoctono più significativo e diffusamente coltivato della DOC rappresenta, sicuramente, un valore aggiunto.
Studi sugli indici di maturazione in diversi momenti, tradotti anche praticamente in vino, hanno consentito di osservare che la risposta tecnica è compatibile con la viticoltura tradizionale, senza che si sia reso necessario reimpiantare o modificare i vigneti. Una corretta gestione dell’apparato fogliare, dei grappoli per pianta e dell’acqua permette il raggiungimento della maturazione tecnologica e fenolica in anticipo rispetto ai tempi abituali, con minor concentrazione di zuccheri e conseguente minor sviluppo di alcol, ma con ricchezza di aromi e polifenoli tale da ottenere un vino con 8,5 gradi di alcol, secco, fermo, con pienezza di bocca e fedele ai caratteri del vitigno.
Per ottenere maggiore complessità aromatica la Garganega viene prodotta in blend con piccole percentuali Pinot Grigio o Chardonnay, le due uve consentite da disciplinare, internazionali, ma profondamente radicate nel territorio. Questi altri vitigni apportano un maggiore tenore alcolico fino al raggiungimento del 9% minimo necessario per la commercializzazione.
La seconda fase importante avviene in cantina, soprattutto nella fermentazione. Gli aromi sono volatili e vengono trasportati ai recettori olfattivi dall’evaporazione dell’alcol. Una percentuale di alcol inferiore fa sì che siano meno percettibili. Pertanto, si rende necessario preservare al massimo l’intensità e la ricchezza aromatica delle uve con una fermentazione lenta, conservativa delle parti aromatiche, sapientemente controllata, in modo da ottenere vini percepiti come più leggeri, con minor sensazione pseudocalorica, ma intensi e complessi a livello olfattivo e gustativo.
Le aziende che hanno iniziato a produrre vini low alcol affrontano un investimento importante, che comporta costi maggiori, con la sfida di entrare da pionieri in un mercato locale ed estero che non ha precedenti.
“È un segnale – continua Panont – che questa denominazione, libera da vincolo tradizionali, in maniera molto moderna e molto spigliata sia riuscita per prima a produrre questi vini. Ovviamente questo aprirà la strada anche ad altre denominazioni, ed è importante che avvenga per creare una cultura che si sposa con il “light style” sempre più abbracciato da chi è attento alla propria salute e dagli sportivi.
Tre i vini degustati, provenienti da diverse zone della denominazione. La DOC Garda è molto ampia, si estende dalle rive dell’omonimo lago fino a comprendere la Valpolicella e la zona del Soave, con terroir molto vari e diversificati. Vi vengono prodotti quasi 25 milioni di bottiglie dedicate soprattutto al mercato estero, prevalentemente Germania, Regno Unito e Nord Europa.
Garda DOC 9% Cadis 1898. I due vitigni: Garganega e Pinot Grigio, sono riportati in etichetta, come negli altri esempi. Prodotto a Soave da un grande gruppo, pensato per la GDO. Leggero, ma assolutamente non vuoto, il vitigno Garganega è riconoscibile grazie al mantenimento del suo legame con il territorio. Piacevole nella sua semplicità.
Gli altri due vini, concepiti per essere introdotti in carta da ristoranti ed enoteche, vedono l’aggiunta di Chardonnay che dà un apporto aromatico più significativo. Prodotti da aziende ben identificate per la qualità generale dei loro prodotti, dimostrano personalità, carattere. Il sorso si presenta con maggiore volume, morbidezza, che bilancia la freschezza persistenza e finale lungo che non fa rimpiangere vini dall’alcolicità più elevata.
Garda DOC Garganega e Chardonnay NINE – Villa Canestrari, prodotto nella zona della Valpolicella.
Garda DOC Garganega Chardonnay Morenella – Monte Zovo prodotto a Caprino Veronese, più vicino al lago. Il titolo alcolometrico in questo caso è 9,5% con la Garganega inizialmente già al 9%.
Si tratta di vini bianchi adatti ai momenti conviviali, versatili negli abbinamenti anche con le cucine etniche, la pizza e tutto ciò che la fantasia suggerisce. Particolarmente adatti alla stagione estiva, ma piacevoli tutto l’anno.
La DOC Garda ha tracciato, così, la strada ed è punto di riferimento per un percorso in divenire che sicuramente verrà intrapreso anche da altre denominazioni sia in Italia che all’estero.



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