La Contralta il granito sotto i piedi, il sale nell’aria, e poi “è tutto qui, nel bicchiere”
La Contralta nasce da un incontro: quello tra un luogo straordinario e una scelta di vita. Questa è la storia di un ritorno, di una visione e della voglia di lasciare qualcosa che rimanga nel tempo.
Luigi Grandi, nato a Modena, ha vissuto a Londra per più di vent’anni, e qui scopre l’affascinante mondo del vino. Nella City il vino è di casa: Borgogna, Bordeaux, Champagne, Mosella e Barolo sono tra le denominazioni più amate. Luigi comincia ad appassionarsi e, a poco a poco, entra a far parte non solo del suo lavoro, ma anche della sua vita. Il legame personale con la Sardegna è quello che lo spingerà a cambiare rotta. Con il passare degli anni, quel rapporto con l’isola si fa più intimo, profondo, radicato. Una terra autentica, rimasta intatta nel tempo, smette di essere solo un posto amato e conosciuto: diventa una parte del suo heritage, della sua identità e del suo futuro.
Dall’intreccio tra vita personale, passione e cultura nasce il desiderio di mettere radici sull’isola e di dare forma concreta a quel legame. Vengono acquisiti i primi terreni in Gallura e, l’8 aprile 2019, prende ufficialmente vita La Contralta. La prima vendemmia si svolge il 25 settembre dello stesso anno.
L’azienda decide di lavora con vitigni autoctoni, che affondano le radici su suoli granitici i quali marcano i vini di sapidità e mineralità. Due territori incarnano le due anime del progetto: il vigneto storico di Loiri, che si apre come un anfiteatro naturale sul Golfo di Olbia, e la tenuta di Palau, ai piedi della Roccia dell’Orso, dove le nuove vigne si affacceranno sul mare in uno dei panorami più suggestivi della Sardegna. Proprio a Palau si trova la piccola spiaggia da cui la cantina trae il proprio nome: La Contralta. Queste aree sono caratterizzate da terreni di granito fertile e beneficiano del clima soleggiato della Sardegna. I due vigneti esprimono due differenti interpretazioni della Gallura. A Loiri, il vigneto impiantato nel 2007 e allevato a spalliera, oggi condotto secondo i principi dell’agricoltura biologica, beneficia di suoli granitici e dell’influenza del Golfo di Olbia, dando origine a uve dalla grande finezza aromatica. Nell’area di Palau, invece, la superficie vitata si è ridotta a partire dall’estate 2026. I terreni attualmente non vitati potranno essere destinati a nuovi impianti in futuro
Il clima mediterraneo, grazie all’influenza marina, regala importanti escursioni termiche, condizioni ideali per la maturazione dei grappoli, ma, al contempo, richiede un lavoro quotidiano fatto di osservazione, esperienza e capacità di adattamento. Le estati sempre più precoci e siccitose, la scarsità d’acqua, il vento, gli improvvisi eventi atmosferici e la forte stagionalità dell’isola rendono ogni vendemmia diversa dalla precedente. Fare vino in Gallura significa convivere con una natura potente, senza pensare di dominarla. Una viticoltura che La Contralta ama definire “eroica”: non per la conformazione dei vigneti, ma per la responsabilità di coltivare varietali autoctoni ed ancestrali in un territorio duro ed estremo, in un clima segnato dalla volubilità e dal riscaldamento globale (la vendemmia 2026 è iniziata il 26 agosto) rispettando con precisione gli equilibri naturali e preservandone con passione la biodiversità.
In questo sito, rimasto incontaminato, è la natura a dare il tempo. Granito, vento, macchia mediterranea, sole e salsedine scolpiscono il carattere dei vini, e La Contralta li interpreta secondo la filosofia del “minimalismo enologico”. Less is more, in vigna come in cantina, nel rispetto del territorio e dei vitigni autoctoni sardi. La filosofia è incentrata sulla sostenibilità e sul rispetto dell’ambiente, si segue il ritmo naturale del ciclo delle stagioni e dei processi biologici per minimizzare l’impatto sull’ecosistema circostante.
Vermentino, Cannonau e Carignano regalano vini eleganti, longevi e profondamente identitari, che crescono col tempo e raccontano da dove vengono.
Tra Vermentino e Cannonau… tra sale e granito
Tu Enas Isola dei Nuraghi IGT Vermentino 2025 Il nome “Tu Enas” in latino è dedicato alla località in cui si trovano le vigne. L’etichetta riporta l’orizzonte dal punto più alto della tenuta di Palau. Fermentazione in tonneau da 500 litri di rovere francese e maturazione sulle sue fecce fini con ripetuti battonage fino a febbraio, quando il vino viene travasato in acciaio. Un naso delicato che richiama i classici sentori del vitigno; ecco la frutta a polpa bianca e fiori bianchi, acacia e zagara. Il sorso è corrispondente, piacevole e delicato, con un finale leggermente ammandorlato che dona lunghezza.
Fiore del Sasso Vermentino di Gallura DOCG Superiore 2025 il nome “Fiore del Sasso” è tratto dalla poesia di Umberto Saba “Contovello”. In etichetta, il Sedum Caeruleum, una pianta che in primavera ricopre i graniti galluresi di una coltre rossa con piccoli fiorellini bianco azzurri. Fermentazione in acciaio e maturazione in cemento sulle proprie fecce fini con ripetuti bâtonnages. Un’altra piccola parte, invece, fermenta a contatto con le bucce per 15 giorni e fa un passaggio in botti di rovere francese e in anfora. Dopo 9 mesi, le masse vengono assemblate, filtrate e imbottigliate. Nel calice il bouquet è intenso, con richiami a note floreale, ginestra e elicriso, agrumate, minerali e salmastre, accompagnate da sentori di erbe aromatiche e mediterranee, timo e ramerino. In bocca è equilibrato, minerale, morbido, fresco con il caratteristico finale ammandorlato.
L’ora Grande Cannonau di Sardegna DOC 2023 Il nome “L’Ora Grande” è tratto dalla poesia “L’ora nostra” di Umberto Saba. L’uva vendemmiata viene diraspata e fatta fermentare a contatto con le bucce per 20 giorni con ripetute follature in serbatoi d’acciaio a temperatura controllata. Successivamente il vino viene separato dalle bucce e messo in tonneau, dove fa fermentazione malolattica e matura per 8 mesi, segue un ulteriore passaggio in acciaio. Il bouquet regala note di piccoli frutti rossi, durone, ribes rosso, rosa canina, mirto, spezie e un accenno balsamico. In bocca è caldo, ritornano le note fruttate e balsamiche, giustamente tannico, buona sapidità e mineralità. Un vino che dà il meglio di sé nell’abbinamento prestandosi sia a patti di carne, ma anche con preparazioni strutturate di pesce.
Le Ultime cose Isola dei Nuraghi IGT 2025 Vermentino Passito Il nome “Le Ultime Cose” è il titolo di una raccolta di poesie di Umberto Saba. L’uva viene lasciata appassire in pianta fino a fine settembre. Raggiunto il giusto grado di appassimento, viene vendemmiata a mano, diraspata e messa a fermentare in tino aperto a contatto con le bucce. Raggiunto il giusto grado alcolico e residuo zuccherino, la fermentazione viene interrotta e il vino ottenuto messo a maturare in piccole botti di rovere per 18 mesi fino all’imbottigliamento. Il bouquet è complesso e solare, come la regione che lo produce, albicocca e pesca disidratata, frutta candita, scorza d’arancia, datteri, fichi e un tocco di speziatura e tostatura dolce, vaniglia e miele. Il sorso è elegantemente vellutato,
ben bilanciato tra dolcezza, freschezza e sapidità. Una bella persistenza che lo rende un compagno ideale per più momenti, dolci, salati, ma anche introspettivi. Un calice appagante quando ci si vuole concedere una coccola. Un vino perfetto come regalo anche in vista delle prossime festività.




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