Tanti auguri Montecucco

Una storia che parte da lontano quella dei vini Montecucco, prodotti lì, nel cuore del territorio maremmano alle pendici del Monte Amiata, antico vulcano estinto, dove la coltivazione della vite vanta una tradizione millenaria, in un areale che per le sue caratteristiche intrinseche, perfette per la viticoltura, ha permesso 25 anni fa di far nascere una nuova e promettente DOC nel panorama enologico italiano. Una storia che ormai non può più definirsi recente, iniziata alla fine degli anni novanta del secolo scorso quando un ristretto gruppo di dinamici vignaioli-pionieri decisero di far capire al mondo che – in quel piccolo fazzoletto di terra toscana conteso tra i comuni Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano nella provincia di Grosseto -, esisteva un Sangiovese unico e distinguibile, con una propria personalità, diversa da quella dei cugini limitrofi. Una vicinanza a grandi DO del vino toscano che non ha intimorito, anzi ha aiutato a rafforzare l’identità territoriale di questa nicchia vitivinicola.

Montecucco

Nel 1998 nasce così una scalpitante DOC Montecucco, già dalle sue origini a vocazione biologica – e che oggi vanta circa l’80% di produzione certificata BIO – per un totale di 68 aziende associate, circa 1.2 milioni di bottiglie e 500 ettari di vigneto oggi vocati alle DOC e DOCG (su una superficie potenziale di 800 ettari). Una storia scandita da crescite, successi e anche difficoltà, che ha permesso alla piccola denominazione toscana di farsi largo nel mondo, con un export che tocca il 60% del totale annuo imbottigliato – e che trova destinazione principalmente in Nord America, Nord Europa, Germania, Paesi Bassi e Svizzera, ma con una presenza significativa anche nel continente asiatico a cominciare dal Giappone -, in un mercato globale che diventa sempre più competitivo e in cui il prodotto enologico raggiunge livelli qualitativi sempre più alti.

Ma soprattutto, una denominazione che ha saputo imporre e conservare la propria interpretazione del Sangiovese, e non solo. Anche il Vermentino qui si fa sentire in tutta la sua unicità.

La degustazione di vecchie annate promossa dal Consorzio durante l’ultima edizione di Vinitaly e celebrativa dei 25 anni di DO Montecucco – condotta dal wine expert e storyteller Filippo Bartolotta – ha messo in luce l’incredibile evoluzione nel tempo dei rossi amiatini, e anche di un vermentino, a partire dalla 2000 e fino all’annata appena messa in commercio delle aziende Villa Patrizia(Montecucco Rosso DOC Orto di Boccio 2000), Parmoleto (Montecucco Sangiovese DOCG 2004), Basile (Montecucco Sangiovese DOCG Riserva Ad Agio 2008), Collemassari (Montecucco Sangiovese DOCG Riserva Poggio Lombrone 2009), Tenuta Impostino (Montecucco Sangiovese DOCG Riserva Viandante 2013), Otto Ettari (Montecucco Sangiovese DOCG Otto Ettari 2015), Perazzeta(Montecucco Sangiovese DOCG Riserva Licurgo 2016), Pianirossi (Montecucco Sangiovese DOCG La Fonte 2019) per chiudere con Peteglia e il suo Montecucco Vermentino DOC 2014. Referenze più o meno datate dove emergono inconfondibili tutti i tratti del territorio d’origine, in un sorso di grande complessità, balsamicità e freschezza tipica della viticoltura d’altura; ma anche fierezza che fa eco alla meravigliosa natura pressocché incontaminata che si alterna ai vigneti della Denominazione.

“Questa è la vera carta vincente del Montecucco” dice il Presidente del Consorzio Giovan Battista Basile “il fatto che esista un’espressione del territorio che si riflette completamente nel vino e che diventa autenticità stessa del Sangiovese e del Vermentino. Autenticità che viene ulteriormente esaltata dalla sensibilità dei produttori rispetto alle tematiche ambientali. Siamo di fronte a un territorio integro, che ho avuto modo di vivere in prima persona dalla fine degli anni ‘90: non si parla solo di vigneti, ma anche di originalità del territorio, di rispetto della biodiversità e di pratiche agronomiche in armonia con l’ambiente”.

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