ViVa, Vini Valtellina, un evento diffuso che per tre giorni animerà Sondrio narrando il Nebbiolo delle Alpi e il suo territorio. Dal 12 al 14 settembre 2026 torna a Sondrio l’evento ViVa Vini di Valtellina, alla sua seconda edizione.
Promosso dal Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, in collaborazione con la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina, Fondazione Provinea e l’Assessorato al Turismo e allo Sport del Comune di Sondrio, l’evento è un’iniziativa diffusa che, dopo il successo dell’edizione dello scorso anno, mira a potersi affermare come un appuntamento fisso nel calendario enologico nazionale. Tre giorni di incontri, degustazioni ed esperienze pensati per valorizzare, con uno sguardo contemporaneo, la cultura di un’area e di una regione ad alto contenuto narrativo, in cui il vino diventa capace di dialogare, di raggiungere e attrarre anche un ampio pubblico trasversale. Il programma completo delle tre giornate è consultabile al link: https://viva.vinidivaltellina.it/.
“La nostra manifestazione è stata anche la realizzazione di un sogno, che abbiamo coltivato per un po’ di anni – dichiara Mamete Prevostini, Presidente del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina – volevamo fare una manifestazione nostra, nel nostro territorio, perché noi abbiamo bisogno di portare la gente sul nostro territorio per far vedere dove nasce il nostro vino, a quel punto l’innamoramento del territorio è garantito”.
La Valtellina si estende per oltre 120 km lungo il corso del fiume Adda, tra il Lago di Como e la Svizzera. Questa valle alpina, incastonata tra montagne e vigneti, custodisce il più grande territorio vitato terrazzato d’Italia: circa 750 ettari di vigneti che si arrampicano fino a 800 metri di altitudine, sorretti da oltre 2.500 km di muretti a secco. La tecnica dei muretti a secco ha consentito agli agricoltori valtellinesi di modellare il territorio in base alle proprie esigenze senza mai violarlo o danneggiarlo. In totale assenza di materiali leganti come cemento o malta, la stabilità viene garantita da una attenta scelta delle pietre e dal loro posizionamento, che non avviene mai per caso ma con una tale maestria che ne garantisce il totale equilibrio. Nel 2018 l’Unesco riconobbe l’arte della costruzione dei muretti a secco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Con questo prestigioso riconoscimento si è celebrato ufficialmente uno dei primi esempi di architettura rurale e primitiva che simboleggia la magica armonia tra uomo e natura. Nel 2020 i vigneti terrazzati del versante retico della Valtellina che hanno ottenuto il premio di Paesaggio Rurale Storico e la conseguente iscrizione del Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici.
In questo paesaggio già straordinario, magistralmente plasmato dall’uomo, il Nebbiolo ha trovato una delle sue culle ideali, con un clone suo proprio, la Chiavennasca, che, nonostante le affinità organolettiche con i cugini langaroli, si esprime con caratteristiche distinte e riconoscibili. Eleganza, tannino garbato, predisposizione alla spumantizzazione, alla vinificazione in rosa e all’appassimento, danno origine a una gamma di vini straordinari molto rispondenti alle esigenze dei consumatori moderni.
In questo sistema geologico sulla linea di frattura fra la placca europea e quella africana, in cui lo gneiss, una roccia metamorfica costituita da porfido, quarzo, feldispati, è il comune denominatore, dove l’esposizione è prevalentemente a sud, sono le diverse altitudini delle vigne, le brezze dal lago di Como e dalle montagne oltre agli stili personali dei viticultori a creare un ricco e variegato mosaico di espressioni del vitigno principe.
“La viticoltura in Valtellina c’è da secoli e da sempre trova soluzioni per rinnovarsi e mantenersi attiva e produrre grandi vini, come sta facendo oggi – spiega Mattia dell’Orto responsabile del settore Ricerca e Sviluppo del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina – Il fatto che comunque una viticoltura così difficile ci sia da secoli già testimonia il fatto che è una viticoltura unica che può produrre e produce vini di altissima qualità. Ogni volta che vado a Sondrio mi rendo conto del posto incredibile che è la Valtellina. Quando esco dal Consorzio, in Piazza Garibaldi, e vedo le cime innevate a giugno con sotto le vigne, mi chiedo quanti luoghi al mondo sono territori vitivinicoli di montagna così unici. Credo che sia un valore incredibile che debba essere raccontato, espresso, declinato in ogni forma di racconto oltre che tecnicamente, con la valorizzazione delle produzioni. Crediamo che la viticoltura della Valtellina, anche per il fatto della quota, della montagna, della differenza che c’è da una terrazza all’altra, può e potrà esprimere caratteristiche uniche, che, nel panorama enologico e viticolo di domani, saranno sempre più importanti per caratterizzare una zona e un prodotto. Questa è una ricchezza incredibile che oggi la Valtellina sta cercando di esprimere in modo importante”.
Dal punto di vista delle denominazioni, la Valtellina vanta due prestigiose DOCG: Valtellina Superiore DOCG, espressione delle cinque zone storiche di produzione (Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella), e Sforzato di Valtellina DOCG, frutto dell’appassimento delle uve Nebbiolo che ne amplifica struttura e complessità. Completano l’offerta il Rosso di Valtellina DOC, più giovane e versatile, e Alpi Retiche IGT, che testimonia la vivacità sperimentale dei produttori locali.
I Vini di Valtellina
Valtellina Superiore DOCG è il vino prodotto dai vigneti meglio esposti tra il comune di Buglio in Monte e Tirano, è l’espressione massima dei differenti terroir della zona. Il disciplinare di produzione prevede un invecchiamento minimo di 24 mesi, 12 dei quali in legno. La versione riserva richiede un affinamento minimo di 36 mesi prima della messa in commercio. Questa denominazione sarà oggetto di uno studio promosso da Regione Lombardia. L’idea è quella di identificare sempre di più le caratteristiche delle singole vigne, spostare l’attenzione dalle sottozone, frutto di una suddivisione puramente geografica che spesso presenta disomogeneità, alle vigne e alle terrazze. È prevista anche una modifica del disciplinare per razionalizzare il territorio. Alcune aree all’interno della DOCG non appartengono ad alcuna sottozona, ne verranno pertanto create di nuove per identificarle e integrarle. “Un lavoro tecnicamente enorme – precisa Mattia Dell’Orto – perché per farlo bene è necessaria una caratterizzazione ambientale e quindi climatica di tutte le terrazze della Valtellina. Un lavoro tecnico che intende coinvolgere direttamente i produttori, non solo gli istituti di ricerca. La Valtellina avrà futuro se saprà continuare questo percorso di crescita qualitativa”.
Sforzato di Valtellina DOCG è vino simbolo della cultura vitivinicola locale, un vino di sapienza e maestria. I migliori grappoli di Nebbiolo, perfettamente sani e leggermente spargoli, per evitare la formazione di muffe e marciume fra gli acini, vengono poste in cassette e fatte appassire nei fruttai, generalmente sottotetti ben aerati. La pigiatura e vinificazione può avvenire dal primo dicembre dell’anno di vendemmia. Lo Sforzato o Sfursat è il prodotto dell’appassimento e del tempo, è vino di interpretazione e di metodo, con legami forti con storia e tradizione, frutto dell’intesa tra territorio e tecnica ma anche vino sul quale sono in corso studi e ricerche, a favore di uno stile aggiornato e sempre più condivisibile.
Rosso di Valtellina DOC è il vino più giovane che unisce al carattere e all’espressione tipica del Nebbiolo, doti di particolare vivacità e freschezza. Può essere definito il biglietto da visita del territorio che punta ad una maggiore immediatezza, semplicità, restando comunque un vino di valore e di grande piacevolezza.
Alpi Retiche I.G.T. è una denominazione più ampia che risponde alla creatività, alla curiosità e alla voglia di diversificazione di gamma dei produttori e del territorio. Questa denominazione accoglie i vini bianchi, i rosé, gli spumanti metodo classico e tutte quelle tipologie ottenute da altri vitigni ammessi o da tecniche produttive differenti che non rientrano nei disciplinari delle denominazioni precedenti.
Nella presentazione alla stampa, avvenuta presso l’enoteca con cucina Onest di Milano, il Consorzio ha proposto una selezione rappresentativa delle diverse tipologie e dei diversi stili di vini di Valtellina in abbinamento alle creazioni gastronomiche del locale.
La temperatura estiva elevata, come ha sottolineato anche il Presidente Mamete Prevostini, ha dato l’opportunità ai presenti di apprezzare come questi vini rossi, serviti alla giusta temperatura, risultino comunque estremamente piacevoli.
Nebbiolo di Valtellina dal Metodo Classico allo Sforzato
Brut Rosè Metodo Classico Millesimato 2023 RAINOLDI. Prodotto con 92% Chiavennasca, 4% Pignola e 4% Rossola (due vitigni autoctoni valtellinesi) riposa sui lieviti per almeno 36 mesi. Caratterizzato da colore buccia di cipolla e perlage finissimo e vellutato, esprima tutta la tipicità degli spumanti metodo classico da Nebbiolo. Al sorso risulta verticale, molto fresco, ma di buona struttura, con finale pieno e lunghissimo.
Rosso di Valtellina D.O.C. 2024 ARPEPE. 100% Chiavennasca, è stato vinificato con macerazione di 106 giorno in tini legno da 50 hl seguiti da un affinamento per 6 mesi in legno di grandi dimensioni. Leggiadro ed elegante, si declina in profumi scuri di mora, gelso, prugna disidratata, tamarindo, chinotto, che con la temperatura si arricchiscono di una sfumatura di cioccolato gianduia, piacevolmente fresco e fruttato in bocca.
Rosso di Valtellina D.O.C. 2024 La Malpaga CASA VINICOLA CÀ BIANCHE. 100% Chiavennasca viene vinificato in acciaio e affina per 12 mesi in anfore di terracotta. Profumi che richiamano immediatamente la terra, caldi di confetture di susine e mirtilli con una leggera nota balsamica di eucalipto. Pur essendo la stessa tipologia e la stessa annata, all’assaggio risulta più caldo, morbido, con tannino ben presente.
Valtellina Superiore D.O.C.G. Inferno 2023 PIZZO COCA. 100% Chiavennasca, la vinificazione in acciaio è seguita da 12 mesi in botte grande. Il bouquet olfattivo caldo, scuro e complesso, caratterizzato da mirtillo, cioccolata calda, liquirizia, erbe alpine, contrasta piacevolmente con la freschezza gustativa.
Valtellina Superiore D.O.C.G. Valgella 2023 SANDRO FAY. Anche in questo caso le uve sono 100% Chiavennasca con vinificazione in acciaio è seguita da 12 mesi in botte grande. Declinato su freschi profumi di frutta rossa croccante: ciliegia con un tocco di mela rossa caramellata e speziata alla cannella, un vino identitario con una nota ematica che lo lega profondamente alla terra.
Valtellina Superiore D.O.C.G. Sassella Grisone 2022 ALFIO MOZZI. 100% Chiavennasca, dopo la fermentazione spontanea con circa 20 giorni di macerazione riposa per 20 mesi in botti grandi di rovere francese. L’olfatto austero e aristocratico è caratterizzato da profumi di fiori rossi appassiti, amarena, erbe aromatiche, rabarbaro, genziana con una nota metallica ferrosa.
Sforzato di Valtellina D.O.C.G. Sfursat Carlo Negri 2022 NINO NEGRI. Le uve Chiavennasca appassiscono fino fruttaio fino a perdere circa il 30% del peso. Alla vinificazione a temperatura controllata con lunga macerazione segue un affinamento di due anni con almeno uno in legno. L’appassimento conferisce grande equilibrio ed eleganza senza tuttavia risultare mai eccessivo. Ampio, è caratterizzato da profumi di confettura di frutti di bosco, frutta secca, pepe, cannella con una leggerissima sfumatura carnosa.






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