Grande partecipazione per l’edizione milanese di Taste Alto Piemonte, l’appuntamento promosso dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte che si è svolto lunedì 9 marzo al The Westin Palace Milan.
“La partecipazione registrata a Milano è un segnale molto importante per il nostro territorio” commenta Andrea Fontana, presidente del Consorzio. “Taste Alto Piemonte nasce con l’obiettivo di creare occasioni di incontro diretto tra produttori, operatori e appassionati, offrendo strumenti per comprendere la complessità delle nostre denominazioni. Il grande afflusso e l’attenzione dimostrata dal pubblico confermano quanto l’Alto Piemonte stia suscitando curiosità e interesse tra professionisti e wine lover”.
I banchi d’assaggio delle aziende partecipanti hanno offerto l’opportunità di scoprire l’identità delle dieci denominazioni dell’Alto Piemonte – da Gattinara e Ghemme fino a Boca, Lessona, Bramaterra, Fara, Sizzano e Valli Ossolane, transitando tra le Colline Novaresi e Coste della Sesia. Le due masterclass “Excursus Alto Piemonte”, condotte da Altai Garin, affiancato da Ennio Camperi, sono state un approfondimento dedicato alla ricchezza stilistica e alla longevità dei vini del territorio.
Excursus Alto Piemonte
Esiste un Piemonte che non insegue le mode, a volte oscurato ingiustamente, dalle grandi denominazioni, ma capace di conquistare chi gli si avvicina curioso e senza pregiudizi. È l’Alto Piemonte, quel quadrante di terre che si estende ai piedi del Monte Rosa, dove il Nebbiolo, localmente chiamato Spanna, da morbido e vellutato langarolo si trasforma in un vino di montagna affilato, vibrante e minerale.
Ciò che rende unico questo terroir non è solo il clima, caratterizzato dalle correnti alpine, ma ciò che sta “sotto”. Ci troviamo nel cuore di un antico super-vulcano fossile, collassato quasi trecento milioni di anni fa. I suoli acidi, ricchi di porfidi, graniti e minerali ferrosi conferiscono ai vini sapidità, mineralità e verticalità.
Meno opulenti dei “fratelli” del sud, ma capaci di una longevità leggendaria e di un’eleganza sottile e quasi nervosa.
Dalle sabbie marine di Lessona alle rocce rosse di Gattinara, ogni sorso racconta un territorio, un mosaico di denominazioni e per la precisazione 10 denominazioni che comprendono 2 DOCG e 8 DOC. Partendo da ovest verso est troviamo: Coste della Sesia D.O.C. dal 1996, Lessona D.O.C. dal 1976, Bramaterra D.O.C. dal 1979, Gattinara D.O.C.G. dal 1990.Procedendo da nord verso sud: Colline Novaresi D.O.C. dal 1994, Boca D.O.C. dal 1969, Ghemme D.O.C.G. dal 1997, Sizzano D.O.C. dal 1969, Fara D.O.C. dal 1969 Enclave distaccata ecco Valli Ossolane D.O.C. dal 2009.
Le zone di Bramaterra, Boca e Gattinara sono caratterizzate dai suoli del Supervulcano, con terreni profidici derivanti dal disfacimento di porfidi e ignimbriti. In queste aree, dove le vigne hanno un apparato radicale più grosso e più in superficie, i vini si esprimono con una maggiore tannicità e volume oltre ad avere una maturazione anticipata rispetto ad altre zone. Colline Novaresi rappresenta il 45% della produzione segue Gattinara con il 23% e Ghemme con l’11%.
Nella zona del Lessona si pensa che le sabbie presenti siano di tipo marino risalenti al periodo messiniano. Un’altra ipotesi sostiene che il vulcano, ribaltandosi, abbia portato in superficie sabbia della tetide preistoriche acide. I terreni sciolti, in cui le vigne si sviluppano con radici sottilissime e molto profonde assorbendo molti minerali, regalano vini non potenti ma ricchi di profumi e mineralità. Nella zona sinistra del Sesia troviamo Ghemme, Sizzano e Fara. I suoli più giovani e non direttamente legati al Supervulcano sono frutto dei depositi fluvio glaciali. Questi Terreni con argille fini e caolini, danno suoli reattivi e più variegati con presenze di porfidi, graniti, ma in minore quantità. Una zona più fredda e con escursioni termiche importanti, elementi che danno vini più taglienti e più varietali.
Valle d’Ossola qui il suolo è eterogeneo e di origine glaciale. Acido, abbonda di pietre metamorfiche assimilabili ai graniti e allo gneiss; franco sabbioso, mediamente profondo, con una buona struttura ghiaiosa, ideale per il drenaggio delle acque. Alle quote più basse si trovano anche suoli più profondi, con una gamma di strutture da sabbioso argilloso a limoso argilloso.
I vitigni, non solo Nebbiolo
Principe incontrastato dei vitigni di questa zona è il Nebbiolo, ma accanto a questo troviamo dei vitigni “minori”. Tra questi possiamo citare l’Uva rara conosciuta anche come Bonarda Novarese, molto apprezzata in passato, utilizzata per vini semplici da tutti i giorni. Considerata un’ottima uva da tavola per la sua dolcezza, la bassa acidità e la lunghissima conservabilità. Normalmente utilizzata negli assemblaggi, per aggiungere intensità al colore, riflessi violacei, tannini bassi e un retrogusto piacevolmente amarognolo che aiuta la bevibilità.
Croatina molto diffusa in Alto Piemonte, Oltrepò Pavese e Tortonese. Utilizzata in blend per il Bramaterra D.O.C. e a volte in purezza nelle Colline Novaresi e Coste della Sesia. Vespolina coltivata in queste zone fin dal XVIII sec, la sua produzione è diminuita dopo la fillossera, alla quale è particolarmente sensibile. Solitamente in blend con il Nebbiolo per aggiungere colore; si caratterizza per intense note floreali e speziate, per la presenza del rotundone, una molecola della famiglia dei terpeni. Essendo poco volatile la si percepisce molto bene anche nella percezione retro-olfattiva. In uvaggio aggiunge un tocco fruttato, abbondanti polifenoli e tannini.
L’Alto Piemonte nel calice
Mazzoni Viticoltori – Colline Novaresi DOC Vespolina Il Ricetto 2024 100% Vespolina;
solo acciaio per esaltare al massimo le note fruttate e speziate, chiodi di garofano, pepe e un tocco di floreale. Sorso vibrante e fresco, tannino morbido con una buona rotondità caratteristiche che regalano al vino una bella beva.
La Cantina di Tappia – Valli Ossolane DOC Nebbiolo Prunent 2023 100% Nebbiolo; note fruttate, ciliegia, con un tocco agrumato, segue il floreale, leggermente appassito, ed erbe amaricanti. In bocca fresco e sapido con una tannicità che allunga il sorso.
Cantina La Smeralda – Colline Novaresi DOC Nebbiolo 2023 87% Nebbiolo, 13% Uva Rara; il colore ci riporta subito al Nebbiolo così come il bouquet. Floreale secco, frutto che vira all’amaricante e sul finale ecco l’agrumato con un tocco ferruginoso. Il sorso è sottile, fine, tannico, con una freschezza quasi mordace.
Il Roccolo di Mezzomerico – Colline Novaresi DOC Nebbiolo Valentina 2019 100% Nebbiolo; un vino più “spesso”, il legno ben dosato fa da cassa di risonanza, sensazione di umami. Un vino elegante che regala soddisfazione, un centro bocca che parla di rosa per poi sfumare nel rosolio, non manca il frutto e accenni speziati. In bocca bella sapidità e grande freschezza. Un titolo alcolometrico volumico importante perfettamente integrato.
Platinetti Guido – Ghemme DOCG Vigna Ronco al Maso 2021 100% Nebbiolo; un calice con un’unghia che vira sul granato la quale anticipa un naso complesso che comprende il cuoio, l’agrume, il sandalo, il tartufo, l’ematico, il ferroso con un tocco floreale sul finale. Il tannino nel sorso ci parla di Ghemme succoso, monolitico ed al contempo salino che regala una grande piacevolezza di beva.
I Dof Mati Viticultrici – Ghemme DOCG Il Matto 2019 95% Nebbiolo,5% Vespolina; qui troviamo il frutto maturo, un floreale fresco, tipico della zona, il tannino entra deciso, sapidità ben presente, segue un’acidità contenuta, un vino che risulta scandito in tutte le sue parti.
Cantinoteca dei Prolo – Fara DOC Lochera 2020 Nebbiolo con percentuali minori di Vespolina e Uva rara; qui per disciplinare deve avere una parte di Vespolina. Un vino compatto, elegante, fragrante e varietale. Nel bouquet si possono trovare note fruttate e floreali, violetta e piccoli frutti rossi, che si alternano a quelle di alloro. In bocca il tannino è ancora giovane e si allunga su un finale sapido.
Neri – Sizzano DOC Vibia Earina 2019 70% Nebbiolo, 20% Uva Rara, 10% Vespolina; un naso all’inizio un po’scontroso e chiuso. Un naso caratterizzato da note cupe, geranio, humus, sottobosco, un po’ terroso, ma al contrario il sorso è fresco, succoso, tannino giovane e etereo.
Castello di Montecavallo – Coste della Sesia DOC Cajanto 2023 70% Nebbiolo, 30% Vespolina che marca il suo bouquet con sentori speziati di pepe e radice di genziana. Il sorso è agile, fresco e sapido, con tannino esile che regala immediatezza e giovialità. Un calice facile ed empatico.
Delsignore – Gattinara DOCG Il Putto 2021 100% Nebbiolo; un naso dove il frutto è messo in secondo piano dal floreale secco, rosa, viola, peonia segue poi il balsamico e una chiusura speziata di pepe verde. Il tannino entra delicato e poi si fa audace, un sorso che si apre e chiude con ritmo pulsante come un cuore o meglio come il cuore del Gattinara.
Travaglini Gattinara – Gattinara DOCG Riserva 2020 100% Nebbiolo; una cantina simbolo contro la deruralizzazione. Qui il frutto si fa più maturo, ben presente la speziatura e un finale agrumato. Si nota che dietro al calice c’è un’idea per interpretare il territorio. Il tannino è tenace, deciso che chiama il cibo e una rotondità che modera il tutto.
Podere ai Valloni – Boca DOC Vigna Cristiana 2016 70% Nebbiolo, 20% Vespolina, 10%Uva Rara; subito il Nebbiolo che ci regala un floreale secco, un naso non dolce, ma che verte sul balsamico e sul sottobosco. La bocca è complessa, tannino potente, la parte succosa dà il centro del sorso. Un bouquet che mostra la speziatura, il tostato, il caffè, il cacao regalati dai terreni porfidi ravvivate da note agrumate.
Pietro Cassina – Lessona DOC Tanzo 2014 100% Nebbiolo; un produttore che ha volontariamente deciso di valorizzare queste sabbie. Un naso compatto e un po’ chiuso in fase iniziale che poi ci riporta al minerale, al sottobosco, alla pietra focaia con una prugna matura che fa da sfondo. Il tannino è verticale frutto di un’annata un po’ fredda.



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