Aceto Balsamico di Modena IGP: 93 milioni di litri e record di export globale. L’Assemblea annuale del Consorzio celebra un valore al consumo di 1 miliardo di euro e rilancia la candidatura UNESCO della Tradizione del Balsamico

 Il Ministro Francesco Lollobrigida: “Oltre 16 miliardi di euro e azioni concrete per rafforzare la filiera agroalimentare italiana e proteggere il Made in Italy”

 

L’Aceto Balsamico di Modena IGP continua a rappresentare uno dei simboli più forti del Made in Italy nel mondo, un prodotto che unisce tradizione secolare, valore culturale e impatto economico internazionale. Se ne è parlato in occasione dell’Assemblea annuale del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP, dove si è fatto un punto su produzione, filiera e mercati globali, ed è stata rilanciata la candidatura UNESCO della “Tradizione del Balsamico tra socialità, arte del saper fare e cultura popolare di Modena e Reggio Emilia”.

“L’Aceto Balsamico di Modena IGP non è solo un prodotto, è uno dei più forti simboli del Made in Italy nel mondo, posizionandosi per quota di export al primo posto tra tutte le DOP e IGP italiane – ha dichiarato Cesare Mazzetti, Presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP -. La nostra filiera non unisce solo qualità e tradizione, ma rappresenta un modello economico sostenibile e strategico, capace di resistere alle tensioni globali e di rafforzare la reputazione internazionale dei prodotti italiani”.

Il Ministro delle Politiche Agricole, Francesco Lollobrigida, è intervenuto all’Assemblea con un videomessaggio: “Con il Governo Meloni abbiamo messo in campo una visione strategica e investimenti senza precedenti per sostenere le eccellenze agroalimentari italiane. Oltre 16 miliardi di euro in tre anni sono stati destinati a produzione, protezione e promozione, con 1,2 milioni dedicati a rendere le aziende più sostenibili e azioni mirate per contrastare l’Italian Sounding. Lavoriamo come Sistema Italia e non ci ferma nessuno.”

 

Produzione e filiera

La produzione annua totale si attesta tra i 93 e i 95 milioni di litri. La filiera certificata comprende 59 acetaie, 165 produttori di mosto e aceto di vino e 2.400 aziende agricole che coltivano 14.000 ettari di vigneti. Complessivamente, il Consorzio rappresenta l’83% della produzione certificata, un dato che sottolinea la centralità del Consorzio nella tutela e promozione del prodotto autentico.

Export e mercati internazionali

Sul fronte internazionale, oltre il 93% della produzione è destinata all’export e distribuita in più di 130 Paesi. Il valore dell’export alla produzione supera i 380 milioni di euro, con un valore al consumo stimato di circa 1 miliardo di euro. Rispetto al 2024, e nonostante la difficile fase congiunturale, l’export ha registrato un incremento del 2,57%. Oltre il 50% dell’export è extraeuropeo: i mercati storicamente più importanti sono USA, Germania e Francia con una crescita rilevata negli ultimi anni in Asia trainata da Corea del Sud e Giappone.

La filiera mostra una notevole resilienza in un contesto internazionale complesso, caratterizzato da tensioni geopolitiche e instabilità dei trasporti. Le criticità nello Stretto di Hormuz e le pressioni sui costi energetici e logistici hanno evidenziato l’importanza di presidiare le rotte commerciali e diversificare i mercati di sbocco, garantendo continuità nella distribuzione globale e stabilità economica alle imprese del settore.

Tutela del Made in Italy

La protezione delle Indicazioni Geografiche è strategica per la competitività internazionale delle imprese italiane. Il fenomeno dell’Italian Sounding globale, stimato oltre 120 miliardi di euro (più del doppio dell’export reale italiano), dimostra quanto sia cruciale difendere l’autenticità dei prodotti. Secondo The European House – Ambrosetti, un contrasto efficace potrebbe far salire il potenziale dell’export agroalimentare italiano dagli attuali 70 miliardi fino a 126 miliardi di euro. Nel 2025, grazie al monitoraggio online del Consorzio, su 1.055 link analizzati il 45% è stato corretto o rimosso, tutelando il marchio autentico a livello internazionale.

“Proteggere le nostre Indicazioni Geografiche non significa solo difendere la storia e la qualità dei prodotti, ma garantire ricadute economiche concrete per le imprese e i territori – ha aggiunto Mazzetti -. La filiera dell’Aceto Balsamico dimostra come l’autenticità possa trasformarsi in resilienza economica, occupazione e crescita internazionale”.

Valore culturale e percorso UNESCO

La candidatura UNESCO della “Tradizione del Balsamico tra socialità, arte del saper fare e cultura popolare di Modena e Reggio Emilia” è sostenuta da un ampio Comitato territoriale, che comprende il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena, il Consorzio Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP, la Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, la Confraternita dell’Aceto Balsamico Tradizionale Reggiano, la Regione Emilia-Romagna, il Ministero dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste e il Ministero della Cultura.

“La candidatura UNESCO rappresenta un progetto fondamentale per il riconoscimento internazionale della cultura del balsamico. Non è solo un simbolo storico e culturale, ma anche un asset economico per l’Italia, in grado di creare sviluppo e occupazione sul territorio – ha concluso Mazzetti”.

 

L’iniziativa sottolinea come le Indicazioni Geografiche siano un elemento strategico per le imprese italiane e la valorizzazione dei territori, rafforzando la percezione globale del Made in Italy come sinonimo di qualità, tradizione e innovazione.

 

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