Dimenticate tutto ciò che pensavate di sapere sul Lambrusco. Per decenni, ingiustamente relegato ai margini dei vini di qualità, questo rosso frizzante ha compiuto una rivoluzione silenziosa, ma costante, trasformandosi da icona pop nostalgica a protagonista indiscusso delle tavole più raffinate e cosmopolite.

Ma Cantina Ventiventi è andata oltre scegliendo la strada delle bollicine Metodo Classico, che affiancano la produzione classica. Una scelta frutto di una visione dinamica e innovativa, capace di guardare al futuro, ma senza scordarsi delle proprie radici. Nel mondo vinicolo oggi l’importante è differenziarsi, per poter spiccare tra le tante realtà presenti sul territorio. Lo sanno bene i fratelli Razzaboni: Andrea, l’enologo dell’azienda, Riccardo, il primogenito, responsabile commerciale e marketing, e Tommaso, il più giovane ed ancora in formazione come enologo.

Tutto ha inizio nel 2014 con l’acquisizione dei terreni a Medolla, nella zona vinicola a nord di Modena, 70 ettari di proprietà, di cui 30 vitati, più la cantina. Nel 2016 il primo impianto, 2018 la prima vendemmia, ma la vera svolta arriva nel 2020, l’anno che dà il nome alla cantina, con l’uscita dei primi vini. Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Salamino, Pignoletto e Ancellotta, affiancano varietà internazionali come Pinot Bianco e Chardonnay.

Il 2025 è stato un anno di rinnovamento e transizione: la sostenibilità, da sempre al centro della filosofia aziendale, è stata interpretata in una chiave nuova, passando dal biologico alla lotta integrata, in un’ottica ancora più attenta ed ecosostenibile.

 «Il nostro progetto si distingue perché rappresenta la sintesi di tre visioni e di tre approcci differenti. Lavorare come fratelli non è sempre semplice, ma proprio in questa complessità troviamo la nostra forza», raccontano i fratelli Razzaboni.

Il sogno della famiglia non è solo quello di produrre vini d’eccellenza, ma di portare il nome di Ventiventi fuori dai confini locali e raccontare il vino emiliano in una chiave inedita: elegante, contemporanea e inclusiva. Non c’è fretta, per fare bene le cose ci vuole tempo, come ci insegna il Metodo Classico.

Dall’Ancestrale al Metodo Classico: passato e futuro in bottiglia

Il mondo del vino è caratterizzato da continue evoluzioni delle tecniche enologiche, ma ci sono tecniche che ci riportano alle origini ne è un esempio il Metodo Ancestrale, uno dei tre fondamentali metodi di spumantizzazione. A differenza del Metodo Charmat, e come nel Metodo Classico, la seconda fermentazione avviene in bottiglia e non in autoclave, ma si differenzia da quest’ultimo per due motivi fondamentali: non c’è aggiunta di lieviti esterni ma sfrutta i lieviti naturalmente presenti sulle bucce dell’uva; e cosa ancor più importante non è previsto il degorgement o sboccatura, ovvero la rimozione dei depositi di lieviti, dopo la fermentazione in bottiglia. Nel Metodo Ancestrale le fecce rimangono dunque nella bottiglia, contribuendo a definire le caratteristiche organolettiche e autentiche di questo tipo di vino.

Ma oggi Ventiventi ha deciso di puntare sul Metodo Classico per distinguersi. Rese contenute, poche chiarifiche in vinificazione per preservare freschezza e acidità delle uve, tutto questo per garantire un prodotto di alta qualità. In vigna tutto viene fatto con precisione e passione per consentire di ridurre gli interventi manuali e lo stress per le viti, garantendo una materia prima impeccabile.

Il 90% del processo produttivo avviene in acciaio, per la seconda fermentazione, non viene utilizzato mosto concentrato, ma un mosto fresco dell’annata, per preservare l’identità e le caratteristiche uniche di ogni vendemmia.

Recentemente, l’azienda ha deciso di allungare in modo significativo i tempi di permanenza sui lieviti per i cinque vini di punta. «Essere giovani significa avere il lusso di lasciarsi sorprendere. Avevamo previsto 30 mesi, ma all’assaggio abbiamo capito la vera potenzialità dei nostri vitigni», spiega Andrea Razzaboni, «abbiamo obbedito, scoprendo che, a 40 e 50 mesi, la freschezza non svaniva ma si vestiva di un’eleganza che non osavamo immaginare. Modena non è solo velocità. In cantina, abbiamo imparato che l’eleganza ha bisogno di lentezza.»

L’allungamento degli affinamenti ha portato a vini più completi e integrati.

Dall’Ancestrale al Metodo Classico

VentiVenti rosé, Metodo Classico Rosè, Lambrusco Modena DOC 100% Lambrusco di Sorbara. Petali di rosa dal color rosa tenue danzano nel calice e prendono vita dal perlage fine e delicato. Il bouquet è variegato giocato sui toni fruttati e floreali, roselline selvatiche, fragoline di bosco, litchi, ibisco, melone giallo, mandarino cinese, pomelo, mentuccia, eucalipto, con richiami di zucchero filato e sul finale note minerali. Il sorso resta fedele a sé stesso puntando sull’immediatezza accompagnato da un’acidità agrumata e balsamica, la bollicina accarezza dolcemente. Chiude con echi piacevolmente ferrosi che aggiungono vigore al gentile finale fruttato. Mineralità e acidità ben presenti tipiche del Lambrusco di Sorbara, fanno da cassa di risonanza al perlage, fine, ma ben presente, frutto dell’affinamento sui lieviti in Metodo Classico. L’eleganza raffinata che si contrappone all’immediatezza dell’Ancestrale.

La Vie Lambrusco Rosso di Modena DOC Metodo Charmat Spumante uno spumante “da tutti i giorni”, Lambrusco di Sorbara in purezza. Affascinante e irriverente fin dal colore, un rosso rubino delicato dai riflessi porpora. Al naso esprime la gioia e la semplicità della gioventù: lamponi, ribes rosso, fragoline di bosco, pompelmo rosa, chicchi di melagrana, violette, rosa canina, pepe rosa, pepe del Sichuan e tocchi muschiati. Il varietale del vitigno è inconfondibile. Il sorso non delude, equilibrato, fresco e sapido con un corpo pieno e avvolgente, un tannino delicato che fa da supporto, tornano i piccoli frutti rossi esaltati da una gioiosa bollicina. Un vino che parla di tradizione, piacere e condivisione.

Happy Selvaggio Ancestrale 2024 rappresenta l’animo selvaggio della cantina, un progetto sociale avviato e portato avanti mese dopo mese in collaborazione con Astonave Lab. L’espressione più ancestrale, passatemi il termine, del progetto. Biologico, secco, frizzante, un calice dal rosa intenso che si mostra per quello che è, senza pizzi e merletti. Un naso verace e fruttato, lampone e fragolina di bosco, ciliegia, melograno, profumi identitari e che ci riportano al passato. Bollicina irriverente e ben presente, croccante e con una texture tutta sua, vibrante, tagliente, tridimensionale grazie alla presenza del lievito. Un calice che si mostra senza riserve sicuro di piacere per quello che è; un vino conviviale che accompagna qualsiasi preparazione perfetto per i pranzi di Pasquetta.

Comments are closed.