MONFERACE è il nome di un territorio, di un vino, dell’Associazione della quale fanno parte i suoi Produttori. Ad oggi, undici, radicati nel distretto geografico compreso tra Casale Monferrato, Alessandria, Asti. Tra il Po e il Tanaro. Nel cuore del MONFERRATO ALERAMICO, la regione ottenuta in dono su concessione dell’imperatore Ottone I di Sassonia, nel X secolo d.C. – dopo tre giorni e tre notti di sfrenata cavalcata al galoppo per disegnarne i confini, dice la leggenda – da parte del Marchese Aleramo del Monferrato, le cui spoglie sono custodite nella Chiesa dei Santi Vittore e Corona di Grazzano Badoglio.

Uno dei 24 comuni dell’areale di produzione del vino MONFERACE, figlio solo delle migliori annate, ottenuto da uve di Grignolino in purezza provenienti da cru catalogati in un albo ufficiale, accomunati da una composizione del terreno calcarea-limosa-argillosa, a giacitura esclusivamente collinare. Condizioni necessarie a garantire la più che perfetta sanità e maturazione delle uve, destinate a un processo di vinificazione e di affinamento lungo non meno di 40 mesi, conteggiati a partire dal 1° novembre dell’anno della vendemmia, 24 dei quali obbligatoriamente trascorsi ad affinare in legno, con la più che piena discrezionalità lasciata al produttore quanto a essenza, tostatura, dimensione del contenitore. E quanto a durata del periodo di riposo in bottiglia – effettuabile negli “Infernot del Monferrato” inseriti nel novero dei siti Patrimonio dell’Umanità Unesco nel 2014 – prima dell’immissione sul mercato.

 Il Monferrato Aleramico e – nell’immagine di copertina – il Castello di Ponzano Monferrato, sede dell’Associazione tra Produttori MONFERACE (photo credits: Associazione MONFERACE).

Un disciplinare di produzione entrato in vigore a partire dall’annata 2015 e sancito nel 2016, all’atto della fondazione dell’Associazione tra Produttori MONFERACE. Voluto per recuperare la storicità del Grignolino, vitigno vessillo del Monferrato, citato fin dal Medioevo all’interno di documenti ufficiali, il più datato dei quali risale al 1249: un atto d’affitto, trascritto dai monaci del Capitolo di Sant’Evasio di Casale Monferrato.

Per tornare a fare il Grignolino com’era, con minimo 5 anni di invecchiamento, sembra attestino le fonti.

Una masterclass dal titolo “GRIGNOLINO MONFERACE: TERRITORIO, IDENTITÀ e LONGEVITÀ” – tenutasi a Grazzano Badoglio qualche settimana fa con la partecipazione anche di Mario Ronco, enologo, socio fondatore e vice-presidente dell’Associazione MONFERACE – è stata per me una preziosa occasione per iniziare a conoscere questo progetto più da vicino. Tramite l’assaggio di 11 campioni, uno per ognuno dei membri dell’omonima associazione (tutti presenti in sala), in un excursus tra le annate dalla 2016 alla 2022, la prima dopo l’ufficializzazione del disciplinare e l’ultima, con l’obiettivo di viaggiare attraverso il MONFERRATO ALERAMICO grazie al Grignolino, investito del ruolo di veicolo per l’esplorazione di un unico terroir, fatto di composizione dei suoli, condizioni climatiche, tecniche agronomiche e di cantina pressoché uniformi. Di paesaggi, geografia, storia … di una cultura condivisa. Interpretato da ogni singolo produttore secondo la propria sensibilità e con la propria mano, percepibile in ognuno dei calici dei quali ho potuto godere, tutti accomunati da una sostanziosa presenza, da un apprezzabile equilibrio e dalla solida consapevolezza della propria unicità quale matrice comune.

 I membri dell’Associazione MONFERACE (photo credits: Associazione MONFERACE).

Per l’annata 2016, il MONFERACE “BRASAL” di AGRICOLA SULIN, azienda con sede a Grazzano Badoglio, è reso attraente nel bicchiere da un colore aranciato, simile a quello delle foglie essiccate di alcune tipologie di tè. O di tabacco da pipa, presente col suo aroma tostato e vegetale anche al naso, animato da un pizzico di pepe nero, presente a livello tattile anche al sorso, caldissimo e stimolante e infinito, rivelatore in retrolfatto di sfumature dolci e speziate, alla noce moscata, al chiodo di garofano, sostenute in un inebriante sviluppo verticale da un’elegante esalazione balsamica, in un effetto d’assieme che fa dell’equilibrata e gradevole coerenza la sua cifra.

Il MONFERACE 2016 di FRATELLI NATTA, azienda con sede a Grazzano Badoglio, si connota per una tonalità del colore animata da striature giallo zafferano, intense e decise, proprio come il frutto maturo rilevabile al naso e riconducibile alla nespola, in particolare. E proprio come il sorso, d’impatto, potente, sostenuto da una presa di pepe nero e da un tannino di buona presenza, rivelatore in retrolfatto di sfumature dolci al peperone giallo caramellato, che contribuiscono a definire il carattere maturo di questo vino.

Il MONFERACE 2018 di TENUTA SANTA CATERINA, azienda con sede a Grazzano Badoglio, dal colore aranciato, bordato da una luminosa striatura dorata, reso suadente al naso da un ricco pot-pourri di fiori rossi e gialli, accompagnato in un inebriante sviluppo verticale da una calda esalazione al sotto spirito – lieve ed elegante come un velo impalpabile e trasparente – al sorso manifesta un’indole vivace, sostenuta da sensazioni tattili al pepe nero, da un’acidità ancora sferzante e da un tannino gradevolmente presente, entrambi coinvolti in un processo dinamico capace di creare la sensazione di una continua evoluzione, di un continuo divenire, verso un lungo, equilibrato, soddisfacente finale, che lascia le labbra godibilmente salate.

Il MONFERACE 2018 di LIEDHOLM, azienda con sede a Lu e Cuccaro Monferrato, si distingue per una tonalità di colore dai riflessi rosati, che anticipano un profilo olfattivo ricco di rimandi ai piccoli frutti rossi – alla fragolina di bosco, soprattutto – arricchiti da sfumature alla liquirizia e al tamarindo, che accompagnano a un sorso animato da un pizzico di pepe nero e da una gradevole sapidità, in un effetto d’assieme che fa della linearità, essenzialità e pulizia la sua cifra.

Il “BRICCO del BOSCO” GRIGNOLINO VIGNE VECCHIE RISERVA 2018 di ACCORNERO, azienda con sede a Vignale Monferrato, distinguibile per la profondità del colore, simile a quello del tamarindo, del carrubo, si apre sin dalla prima olfazione agli aromi inebrianti di un bouquet di fiori rossi scaldati dal sole, di ciliegia matura, carnosa, succosa, di arancia essiccata – pure rossa – e di un pizzico di tabacco biondo da pipa, che anticipano un sorso corposo e sapido, rivelatore in retrolfatto di equilibrate sfumature dolci e speziate, alla fragola, alla melassa, alla stringa di liquirizia, che contribuiscono a creare l’immagine di un carattere evoluto per questo vino.

 L’intervento di Mario Ronco durante la masterclass (photo credits: Monica Marcandelli).

Il MONFERACE 2019 di TENUTA TENAGLIA, azienda con sede a Serralunga di Crea, connotato a bicchiere fermo da un profilo olfattivo agrodolce e speziato, al cardamomo e alla noce moscata, accompagnati da una delicata esalazione verticale, dopo una prima rotazione si apre a note di frutta dolce e matura, con sfumature all’arancia, al dattero, alla susina, e poi di tabacco biondo da pipa e di sottobosco, di corteccia, di muschio, fino alla inebriante balsamicità della resina e degli aghi di pino, verso un sorso vivido, ricco di una godibile freschezza e di una gustosa sapidità, animato da un pizzicore corroborante, infinito, e da un finale al caramello, in un effetto d’assieme capace di sollecitare tutti i sensi gradevolmente.

Il MONFERACE 2019 di ALEMAT, azienda con sede a Ponzano Monferrato, si distingue alla vista per una tonalità di colore che riporta al rosso antico, al colore del rabarbaro, rilevabile anche al naso, sostenuto in un percepibile sviluppo verticale da delicate esalazioni alla tintura di iodio, che anticipano un sorso fresco e sapido e dissetante, rivelatore in retrolfatto di una sfumatura al cristallo di zucchero caramellato, piacevolmente coerente col carattere discreto, sobrio e austero rilevato per questo vino.

Il MONFERACE “GOLDEN ARBIAN” GRIGNOLINO del MONFERRATO CASALESE DOC RISERVA 2019 di PAOLO ANGELINI, azienda con sede a Ozzano Monferrato, inebriante al naso di un bouquet aromatico agli agrumi, tra i quali spicca l’arancia sanguinella, succosa e matura, sorprende al sorso per il godibile equilibrio tra una calda consistenza, una godibile freschezza, una corroborante componente pepata, rilevabile anche a livello tattile grazie a un pizzicore diffuso e stimolante, che accompagna a un finale dal retrolfatto suadente, ricco di sfumature tostate alla nocciola, al cristallo di zucchero di una caramella all’orzo, con un lievissimo rimando al fungo, che confermano il carattere mutevole di questo vino.

 Appunti e colori durante la masterclass (photo credits: Monica Marcandelli).

Il MONFERACE “INDELEBILE” 2020 di CASCINA FALETTA, azienda con sede a Casale Monferrato, ha un colore elegante, come elegante è il profilo olfattivo, intenso ed equilibrato, e in attesa di potersi aprire appieno alla propria complessità, alla manifestazione di ognuna delle singole sfaccettature che la compongono. Proprio come il sorso, pieno, delicatamente sapido e pepato, animato dalla gioventù dei tannini, tanto conciso da far pensare a un gomitolo non ancora svolto, a un seme ancora in quiescenza. Da far pensare alla possibilità di concedersi di avere pazienza e aspettare … l’impressione è che nel tempo questo vino, già gradevole, avrà molto altro da dire.

Il MONFERACE da “VIGNA UCCELLETTA” GRIGNOLINO del MONFERRATO CASALESE DOC 2021 di VICARA, azienda con sede a Rosignano Monferrato, di primo acchito reso suadente al naso dall’aroma dolcissimo di una fragola succosa e matura, evolve nel tempo verso un profilo olfattivo reso estremamente verticale da una esalazione alcolica inebriante, accompagnata da una componente sapida e minerale rilevabili anche al sorso, affilato e tagliente per via di una freschezza sferzante, e animato da un tannino scalpitante, e da tante chicche di sale, in un effetto d’assieme assolutamente godibile, che fa pensare all’energia incontenibile e alla vitalità della gioventù, e fa percepire a livello fisico la necessità di accompagnare a questo vino un buon piatto monferrino, rimanendo in fremente attesa di sapere come crescerà.

In ANTEPRIMA, il MONFERACE GRIGNOLINO del MONFERRATO CASALESE RISERVA 2022 di CINQUE QUINTI, azienda con sede a Cella Monte, vestito di un sorprendente e luminoso abito color rosso cocciniglia, si apre al naso alla dolcezza di una fragola succosa, gustosa, matura, arricchita da un pizzico di aroma al rabarbaro e legno di liquirizia, che invitano a un sorso freschissimo e sapido e carnoso, stimolante a livello tattile per via di un pizzicore corroborante e diffuso, e per gli effetti di una componente tannica animata dal vigore della gioventù, che per questo vino potrebbe essere enfatizzata come elemento distintivo, connotante e godibile, da una temperatura di servizio adeguata ad apprezzarlo fresco, anche per un aperitivo.

 I MONFERACE proposti all’assaggio durante la masterclass (photo credits: Monica Marcandelli).

La prima tappa del mio personale viaggio nel mondo del MONFERACE rende auspicabile il poter proseguire, approfondire, sperimentare, curiosare, cercare … Per di più, il termine MONFERACE, da quando lo conosco, mi fa pensare a una crasi tra il sostantivo “MONte” e l’aggettivo “FERACE”: un luogo montuoso, o collinare, e produttivo, fecondo, ubertoso.  E questo mi conferma che una ricerca condotta nel MONFERRATO Aleramico del MONFERACE non potrà che essere fruttuosa.

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Sommelier AIS dal 2018, Assaggiatore Esperto ONAV dal 2021, nel 2024 ho conseguito il Diploma di Maestro Assaggiatore ONAV presso la SUMAV Scrivere del vino e del suo mondo caleidoscopico è per me un modo formidabile per coniugare mente e cuore, competenze tecniche e passione. E' emozionante e coinvolgente, un’impagabile occasione per continuare ad imparare, esplorando territori, conoscendo persone, con le quali condividere esperienze d’assaggio, di studio, di vita, sentendomi spesso come stessi giocando con le scatole cinesi: ne apri una, e dentro ne trovi un'altra, e poi un'altra ancora e poi ancora, all’infinito ... e forse il bello sta proprio qui.

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