Parte da Vinitaly l’#ovadarevolution

Martedì 9 aprile, a Vinitaly, con l’#ovadarevolution ha avuto luogo un’interessante quanto insolita degustazione che ha visto protagonisti il Consorzio di Tutela dell’Ovada DOCG e l’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato, condotta da Fede&Tinto di Decanter RadioDue.

 #ovadarevolution– spiega Italo Danielli, Presidente del Consorzio di Tutela dell’Ovada DOCG, costituito nel 2013,- illustra il percorso che ha visto incrementare fortemente la qualità del prodotto, il formarsi di una squadra compatta di 36 produttori, perlopiù giovani portabandiera dell’Ovada DOCG, e di una rete di alleanze tra istituzioni, pubblico e privato che mira a rilanciare il territorio dell’ovadese partendo proprio da una produzione vinicola di antica tradizione.

Questo gioco di squadra vede protagonista anche l’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato e la Regione Piemonte che ha deciso di dedicare l’intero anno del 2019 al vitigno Dolcetto.

OvadaVinitaly2019_Protagonisti_laza e arosio (enoteca)_danielli e oddone (consorzio)
OvadaVinitaly2019_Protagonisti_laza e arosio (enoteca)_danielli e oddone (consorzio)
Ma conosciamo veramente questo vitigno?

Il Dolcetto è tra i vitigni autoctoni piemontesi più tipici ed è coltivato in varia misura un po’ ovunque nella regione. Pur non essendo una pianta particolarmente vigorosa o resistente alle difficoltà e alle malattie, il Dolcetto ha sempre saputo offrire ai viticoltori frutti dolci e maturi per la tavola, adatti anche per produrre una speciale marmellata “la cognà” e, soprattutto, materia prima per un vino dai caratteri schietti e sinceri. Ci sono due teorie sull’origine del suo nome: secondo alcuni il nome deriva dalla particolare dolcezza della polpa dell’uva, ma i vini che se ne ricavano sono esclusivamente asciutti e decisamente secchi, caratterizzati da una modesta acidità e da un piacevole retrogusto amarognolo. Secondo altri deriva dal termine dialettale ‘dusset’ che significa dosso o collina. A seconda della zona di coltivazione e del tipo di vinificazione, il Dolcetto dà origine a vini freschi e beverini, che si accompagnano alla tavola quotidiana grazie alla loro morbidezza, alla freschezza del gusto e alla capacità di adattarsi a molti cibi diversi; oppure a vini più evoluti, di corpo e struttura, capaci di invecchiare fino a sei-sette anni grazie al sapiente lavoro in vigna e a una corretta gestione in cantina da parte dei produttori. Nell’Ovadese la coltivazione della vite ed in particolare del Vitigno Dolcetto è sicuramente secolare. Questo vitigno ha caratterizzato da sempre i vigneti della zona, al punto di essere stato anche definito Uva di Ovada, o, dai naturalisti, Uva Ovadensis.

OvadaDOCG_Vinitaly2019_Produttori
OvadaDOCG_Vinitaly2019_Produttori

Questa degustazione ha voluto dimostrare la longevità e la versatilità del Dolcetto d’Ovada, un “Viaggio nel tempo” lungo 3 decenni, dove le annate 2017, 2016, 2011, 2004, 1998, 1991 e Daniele Oddone – Vicepresidente del Consorzio Tutela dell’Ovada DOCG – e Paolo Novara di AIS Piemonte hanno avuto il compito di accompagnare i presenti in questo Viaggio. 

 

“… Non ha veramente nulla [il Dolcetto a Ovada] del Dolcetto delle Langhe.

Lo si distingue da maggior profumo, maggiore gradazione, maggiore densità e una maggiore possibilità di invecchiamento.”

Mario Soldati, Vino al vino

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