Arriviamo nella frazione Castelletto di Monforte d’Alba, il luogo in cui Josetta Saffirio, insieme al marito Roberto Vezza, nel 1975 è tornata all’azienda di famiglia, quella che il suo antenato Giovanni Battista Saffirio aveva fondato agli inizi dell’Ottocento, trasferendosi con la famiglia dall’Alta Langa. In questo angolo del territorio del comune di Monforte d’Alba, che si incunea a nord fra Serralunga e Castiglione Falletto, si percepisce immediatamente la filosofia dell’azienda: la pazienza e il rispetto del tempo. I ritmi frenetici e incalzanti che caratterizzano la vita odierna non entrano in questo luogo dove il tempo è l’ingrediente essenziale che trasforma e arricchisce ogni vino. Qui si ascolta la terra, è la natura che detta i tempi, la sostenibilità è un must che si declina a livello ambientale, economico e sociale: “Prendendoci cura della terra e dei suoi frutti possiamo avere accesso ad una rinnovata dimensione di profumi e sapori, nel modo più autentico e unico possibile”. Degustando i loro vini i primi elementi che colpiscono sono proprio la straordinaria eleganza dei profumi, la profondità olfattiva e gustativa che nasce dalla ricerca di integrità del frutto e purezza varietale; il rispetto dei tempi conferisce ai vini anche lunghezza del sorso che si mantiene integro e completo in espressioni che valorizzano le caratteristiche dei terroir.
La MGA Castelletto, nella parte più vicina alla cantina, condivide con Serralunga il terroir con formazioni di Lequio, i terreni più antichi delle Langhe, formatisi 12 milioni di anni fa dalle stratificazioni sedimentarie in questa parte dell’antico Golfo Padano, costituiti principalmente da limo e argilla, che conferiscono ai vini struttura e longevità. Man mano, spostandosi verso nord ovest, i terreni diventano di formazione più recente, con componente sabbiosa più importante, che dona ai vini maggiore eleganza e tannini più morbidi.
L’azienda Josetta Saffirio possiede attualmente 20 ettari vitati. Di questi, 6 ettari ricadono nell’area di produzione del Barolo DOCG e sono distribuiti tra Castelletto, Perno, Bussia e Ravera. Altri 5,5 ettari si trovano a Roddino, al di fuori della zona del Barolo ma in prossimità di Serralunga d’Alba, di cui rappresentano una naturale prosecuzione: un unico appezzamento coltivato a Barbera e Nebbiolo. Completano il patrimonio aziendale 8 ettari a Murazzano, in Alta Langa, coltivati a Pinot Nero e Chardonnay in proporzioni pressoché equivalenti.
Sebbene la famiglia Saffirio producesse uve da vino fin dall’Ottocento, è Josetta, nata nel 1952, a imprimere la svolta che ha portato gradualmente l’azienda alle scelte attuali. Insegnante di viticoltura presso la Scuola Enologica di Alba, nel 1975 assume la gestione dell’azienda insieme al marito Roberto Vezza, enologo presso Marchesi di Barolo, avviando la produzione e l’imbottigliamento di vini di qualità. La loro esperienza professionale li porta a essere tra i pionieri nell’introduzione di pratiche agronomiche finalizzate al miglioramento qualitativo dei vini, come il diradamento dei grappoli. In quegli anni la produzione è limitata a poche migliaia di bottiglie, ma i numeri esigui non impediscono loro di acquisire la notorietà a livello mondiale grazie anche alle loro etichette raffiguranti gli gnomi, identificative e riconoscibili. Queste etichette storiche, che si trovano ancora su bottiglie di vecchie annate, conservate nell’archivio storico e proposte periodicamente in vendita a una clientela selezionata, vengono utilizzate ormai solo nel periodo natalizio per la clientela svedese, attualmente la destinazione di export più importante, che dimostra per esse una particolare predilezione.
Nel 1999 la direzione dell’azienda è passata nelle mani di Sara Vezza, la figlia allora appena diciannovenne di Josetta e Roberto, rappresentante la quinta generazione, che ha dato un importante impulso alla crescita portando i vini sui mercati internazionali e aumentando la produzione alle attuali 120.000 bottiglie/anno senza tuttavia dimenticare la storia e le tradizioni della sua famiglia, anzi facendone un tesoro che si perpetua. Scelte significative compiute da Sara sono l’adozione, dal 2004, del metodo biologico, consolidando anche formalmente l’impegno a rispettare e proteggere l’ambiente, e l’ingresso in Brave Wine, la holding del vino di Renzo Rosso.
Alla degustazione dei vini si percepisce nettamente la meticolosa ricerca di integrità del frutto, purezza varietale, lunghezza del sorso, profondità sia olfattiva che gustativa, che costituisce un fil rouge attraverso le diverse varietà e denominazioni, insieme alla percezione della mineralità conferita dai terreni.
Alta Langa DOCG Spumante Metodo Classico Brut 2022. Il progetto Alta Langa rappresenta lo sguardo al futuro dell’azienda, ma anche un ritorno al territorio da dove la famiglia era giunta due secoli fa. Rappresenta una Langa che sta cercando di riscoprirsi, di rinnovarsi, di rispondere alle nuove richieste del pubblico. La produzione è iniziata da pochi anni, ma è già numericamente significativa rappresentando una quota importante della produzione complessiva. La cuvée è composta da 50% Pinot Nero e 50% Chardonnay, coltivati a Murazzano, a 700-800 metri di altitudine, in vigne in posizioni fresche con terroir con meno del 20% di argilla e prevalenza di sabbia, perfetti per la produzione di uve per spumante metodo classico. Dopo la fermentazione in acciaio, nel marzo dell’anno successivo alla vendemmia, viene fatto il tirage per la presa di spuma. L’affinamento sui lieviti dura almeno 30 mesi. La ricerca dell’eleganza dei profumi regala un raffinato bouquet caratterizzato principalmente da note floreali e di pesca bianca con un tocco di pane fragrante. Al sorso è fresco, ma anche cremoso, avvolgente, pieno e lunghissimo. Dal millesimo 2025, che si preannuncia un’ottima annata, entreranno nel progetto Alta Langa, anche un Blanc de Blancs 100% Chardonnay e un Blanc de Noirs 100% Pinot Nero, sottoposti a tirage a fine marzo che stanno riposando sui lieviti e saranno pronti tra minimo tre anni.
Nebbiolo d’Alba DOC Spumante Metodo Classico Brut Rosé 2021. Prodotto dal 2009 e fortemente voluto da Roberto Vezza che lo racconta dicendo con una punta di orgoglio “è il mio vino”. Spiega con passione che per lui il Nebbiolo è come il Pinot Nero, va bene per produrre tutte le tipologie di vino, anzi è migliore, ha più nerbo e carattere. Durante il suo lavoro di enologo si è imbattuto nella storia dei vini delle Langhe, scoprendo che, ai primi dell’800, sebbene l’uva coltivata nella zona fosse già il Nebbiolo, non si produceva ancora il Barolo come lo conosciamo adesso, nato qualche anno dopo grazie all’intuizione della Marchesa Giulia di Barolo, di origine francese, di iniziare a produrre vini nello stile dei grandi rossi di Francia avvalendosi della consulenza dell’enologo francese Louis Oudart. Con le uve Nebbiolo si producevano varie tipologie di vini, compresi spumante, vini passiti e dolci. Ispirandosi alla storia e sapendo che nella zona del Roero già si producevano spumanti da Nebbiolo, anche Roberto desidera provare. Le prime prove, racconta, effettuate con uva a piena maturazione, avevano dato risultati strani, sembrava di bere un Barolo metodo classico. Le prime prove che hanno dato esito soddisfacente sono state fatte con le uve ottenute dal diradamento del Barolo, che veniva fatto in agosto. Invece di buttarle a terra, venivano via via conservate in cella frigo. Terminato il diradamento, le uve così raccolte venivano pressate lasciando il grappolo intero, come in Champagne, con macerazione di 5-6 ore. Dopo vari tentativi si è trovata la formula giusta per produrre uno spumante fresco e fruttato ma con tutta la personalità del nebbiolo. Dal 2013 il Metodo Classico Rosé da Nebbiolo ha raggiunto la sua forma definitiva e viene prodotto da una vendemmia dedicata. Le uve vengono raccolte nella prima decade di settembre, dopo averne ridotto la temperatura in cella frigorifera vengono pressate e restano alcune ore a contatto con le bucce. La prima fermentazione avviene in acciaio inox seguita dal tiraggio nel marzo dell’anno successivo alla vendemmia, dopodiché riposa sui lieviti almeno 36 mesi. Rispetto ad altri rosé, il Nebbiolo conferisce profumi sia di agrume dolce e bergamotto che di piccoli frutti rossi. La leggera tannicità acquisita dalla breve macerazione lo rende adatto a reggere tutto il pasto, non solo da aperitivo, la lunga persistenza e il finale di bocca pieno da vino fermo, non evanescente, lo rendono adatto anche alla carne. La mineralità rocciosa che caratterizza il sorso si ritrova come filo conduttore in tutte le tipologie dei vini di Josetta Saffirio.
La gamma dei rosé propone anche un Langhe Rosato DOC 2025. Un vino rosato fermo, di prontissima beva, che viene imbottigliato a novembre dell’anno della vendemmia. Di carattere piacevole, fruttato, ha tuttavia alla base il corpo e il carattere del Nebbiolo. Elegante nel suo profumo di rose e piccoli frutti rossi, lampone, melograno con sfumature agrumate che si avvertono soprattutto al sorso fresco, fragrante, immediato. Un vino semplice, ma non banale, ottimo accompagnamento per un picnic estivo, ma non solo.
Langhe DOC Rossese Bianco 2023. Il Rossese Bianco è un’uva originaria delle Cinque Terre, arrivata nelle Langhe grazie alla Via del Sale, l’antica via commerciale che collega il Piemonte alla Liguria, nata per portare il sale dal mare verso l’entroterra. Vinificato solo da pochissimi produttori, è stato piantato nel ’92, su desiderio di Josetta, che voleva aggiungere alla gamma un vino da un vitigno bianco che fosse raro. La sua produzione è concepita per l’invecchiamento. Le uve raccolte a piena maturazione, quasi una vendemmia tardiva, vengono ammostate e sottoposte a breve macerazione sulle bucce, non ececssivamente lunga in quanto ha già carattere. La fermentazione avviene in legno, con svolgimento della malolattica che dà stabilità, seguita da affinamento in botte grande, per un anno, con frequenti batonnage. Il 20% circa della massa affina in acciaio per mantenere profumi più freschi e viene assemblato con la parte restante prima dell’imbottigliamento. All’olfatto è molto espressivo con profumi dolci di frutta secca, banana, agrumi, fiori bianchi. Dotato di notevole potenziale di invecchiamento, dopo qualche anno inizia a sviluppare note di idrocarburi. In bocca è secco, contrariamente a quanto la dolcezza dei profumi potrebbe indurre ad aspettarsi, leggermente tannino, con aromi di tarassaco ed erbe mediterranee. Un vino senza eguali che si presta ad abbinamenti interessanti con piatti a base di pesce e formaggi a media stagionatura.
Barbera d’Alba Superiore DOC 2023. Prodotto da uve coltivate a Roddino, fuori dalla zona di produzione del Barolo, ma una sorta di sua continuazione con sottosuolo molto simile a quello di Serralunga. Viene vinificato in modo molto tradizionale, con fermentazione in acciaio e un anno di affinamento in botte grande, per mantenere il carattere vivace e deciso del vitigno. Si esprime con pienezza di frutta rossa, ciliegia, leggere note balsamiche e di erbe aromatiche.
Langhe Nebbiolo DOC 2023. Prodotto sempre con uva provenienti da Roddino, con stessa tipologia di suolo della Barbera. Per una ricerca di eleganza, sul Nebbiolo vengono applicate tecniche meno tradizionali: la vinificazione inizia con una criomacerazione lasciando circa il 10% di grappoli interi per mantenere freschezza. La fermentazione in acciaio inox viene seguita da affinamento per un anno in botte grande per dare equilibrio gustativo senza alterare il profilo aromatico. Il 10% affina in anfora e viene assemblato prima dell’imbottigliamento. I profumi sono eleganti e delicati, floreali di violetta, fruttati di fragolina, con primi accenni speziati che si arricchiranno nel tempo. Il tannino si avverte a livello gustativo solo sul finale, il che lo rende piacevole anche bevuto a temperature più basse offrendo variegate possibilità di abbinamento.
Per tutte le versioni di Barolo la fermentazione avviene in vasche di cemento di forma particolare, che costituiscono anche un ricercato elemento di arredo per la cantina. Il cemento dà maggiore uniformità della massa rispetto all’acciaio inox grazie a un miglior controllo dell’omogeneità della temperatura al suo interno.
Barolo DOCG Monforte 2020. Il vino più rappresentativo dell’azienda prodotto dalle uve dei vigneti che circondano la cantina, quelli da cui è iniziata la storia di famiglia: 80% dalla MGA Castelletto e 20% da Perno. Dopo la fermentazione in cemento, affina per circa due anni in botte da 20 ettolitri di rovere francese. L’annata 2020, caratterizzata da clima caldo, risulta già abbastanza pronta da bere, con tannino aggraziato, morbido e ben integrato, piacevole anche a un consumatore non abituato ai vini più tannici. Il colore intenso fa presagire la sua pienezza, che a livello olfattivo rivela continuamente nuove sfaccettature: ematico, balsamico-mentolato, frutta scura, prugna, cioccolato amaro. La filosofia alla base, testimoniata anche dalla menzione comunale in etichetta, è quella di dare nobiltà al Barolo base, non svilirlo per dare risalto ai cru, un Barolo che rispecchia pienamente la tipicità di Monforte.
Barolo DOCG Ravera 2020, prodotto dall’unica vigna fuori dal territorio del comune di Monforte, su Marne di Sant’Agata fossili stratificate, con maggiore percentuale sabbiosa, nel comune di Novello. Affinato 24 mesi in botte grande si presenta già allo sguardo con colore meno intenso, anticipando l’eleganza che si esprime non note floreali di rosa e viola, erbe aromatiche, frutta rossa leggermente speziata. Non manca di struttura, ma la texture del tannino è più setosa. Al sorso è un continuo rincorrersi di acidità e tannino con quest’ultimo che riesce a prevalere solo sul finale.
Barolo DOCG Perno 2020. Dalla vigna posta di fronte alla cantina, con terroir caratterizzato da formazioni di Lequio, al confine con Castelletto, da cui si distingue per il tannino più persistente. Alla prima olfazione prevalgono le note speziate di pepe, ginepro, chiodi di garofano su una base fruttata di ciliegia e mora. L’austerità iniziale si apre a nuove sfumature con note floreali e fruttate che si rivelano lentamente invitando a successivi assaggi. Eleganza che promette evoluzione che svelerà nuove sfaccettature entro qualche anno.
Barolo DOCG Castelletto Persiera 2020. Da un vigneto sulla sommità di una collina abbastanza scoscesa ad altitudine superiore a 400 metri nella MGA castelletto. Le punte di arenarie di Diano d’Alba presenti nella parte più alta di Castelletto aggiungono al suolo una componente sabbiosa che regala a questo vino balsamicità, mantenendo tutto il carattere e la struttura di Monforte.
Barolo DOCG Castelletto Millenovecento48 Riserva 2018. Il nome deriva dall’anno di impianto della vigna da parte del papà di Josetta, il 1948. Le viti vecchie producono pochissima uva, ma con estrema concentrazione di aromi e profumi. Rispetto agli altri Barolo, la vinificazione è leggermente diversa. Alla fermentazione in cemento seguono 24 mesi di affinamento in barrique di vari passaggi. L’affinamento viene completato da un anno in uova di porcellana, un recipiente in materiale inerte, senza microssigenazione, che agisce come una sorta di pre-imbottigliamento in grandi magnum. L’apporto del legno è più intenso e conferisce note di vaniglia, tabacco, liquirizia. Nonostante i suoi otto anni risulta ancora molto giovane, vivo, con tannino ben evidente anche se perfettamente integrato, cambia lo stile, ma rimane il filo conduttore della ricerca di estrema eleganza dei profumi e lunga persistenza gustativa.
Vermouth di Torino rosso Sara Vezza. Un Vermouth dedicato alla nonna Maria che dopo il sonnellino pomeridiano preparava una bevanda che chiamava la “Birra del Podio”, miscelando ghiaccio, soda e Vermouth: La base è costituita da Nebbiolo rosato a cui vengono aggiunti artemisia, zucchero e un infuso di spezie ed erbe dove spiccano vaniglia, genziana, camomilla, fiori di sambuco, menta, cardamomo e scorze di agrumi. Dal bel colore ambrato, cattura per le note agrumate che diventano sempre più balsamiche. In bocca emerge la grinta tannica del Nebbiolo. Ottimo con aggiunta di Alta Langa DOCG per un aperitivo rinfrescante.
L’azienda vanta anche una piccola produzione di olio EVO da ulivi portati 40 anni fa da Roberto Vezza, che, scoperto l’olio extra vergine, se n’è innamorato al punto di cimentarsi nella sua produzione. Questo, insieme ai 16 ettari di bosco, ai noccioleti e alla tartufaia è rappresentativo dell’impegno nel rispettare e favorire la biodiversità.
Josetta Saffirio offre diverse Esperienze in cantina con percorsi sensoriali diversificati.
Interessante il progetto Adotta un filare, spesso accolto come idea regalo originale, che dà la possibilità a chi lo riceve di contribuire alla salvaguardia di un territorio unico, tutelando il sapiente lavoro necessario alla nascita di un vero Barolo DOCG. Persone che fanno altro nella vita, hanno la possibilità di avvicinarsi a questa affascinante realtà partecipando alla vendemmia e ad altre iniziative dedicate. Una di queste iniziative, che ha riscosso molto successo, è stata la visita all’osservatorio naturale di orchidee selvatiche a Boscolasco. L’orchidea, raffigurata nelle etichette in vari colori della linea che porta il nome di questo fiore, appartiene a una varietà selvatica che cresceva spontanea nelle Langhe e simboleggia la raffinata bellezza di questi vini e l’attenzione alla biodiversità.






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